breve di cronaca
Università precarizzata?
Il Manifesto - 24-01-2003
Il Ministro Moratti all'Assemblea della CRUI: una forte collaborazione per l'innovazione del sistema universitario

Roma. Il Ministro dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca, Letizia Moratti, è intervenuto stamani ( 23 gennaio 2003) all'Assemblea della Conferenza dei Rettori delle Università Italiane per illustrare le linee di intervento del Ministero e del Governo nel settore universitario.

Il Ministro ha preso atto con soddisfazione della volontà dei rettori di proseguire nella collaborazione con il Ministero, ringraziandoli anche per l'impegno concreto e la disponibilità offerta per la definizione dei necessari interventi futuri. Ha ribadito, inoltre, il massimo impegno per una pronta attivazione del tavolo tecnico chiamato a risolvere il grave problema del trasferimento degli incrementi stipendiali sui bilanci degli atenei.

La CRUI ha convenuto con il Ministro sull'opportunità e sul significato di riattivare il processo legislativo, in particolare quello relativo allo stato giuridico e al reclutamento dei docenti, e di realizzare interventi a favore dei giovani soprattutto attraverso l'incentivazione dei Dottorati e un più forte collegamento fra università, enti di ricerca e mondo produttivo.

C'è inoltre accordo sul rilancio dell'internazionalizzazione della politica universitaria anche attraverso una maggiore mobilità degli studenti e dei docenti.

Istruzione.it




Docenti sotto ricatto
Contratti a tempo per i professori universitari. E tre valutazioni per poter lavorare




Cento ne pensa e cento ne fa, bisogna riconoscerlo. L'ultima trovata pubblicitaria di Letizia Moratti consiste nella proposta di incarichi «a tempo» - della durata triennale - per i docenti universitari. L'effetto marketing sta nel fatto che il provvedimento è tanto più pericoloso in quanto incontra il favore popolare perché promette filo da torcere ad una categoria considerata «protetta» dai più: stipendi vertiginosi a fronte di pochissime ore di lavoro, ferie a go-go in cambio di scarne, rare e troppo specialistiche pubblicazioni. Si brinda, insomma, alla fine delle baronie senza accorgersi che il provvedimento - se approvato - finirebbe solo col rafforzarle. Presentate durante l'incontro con i rettori riuniti in assemblea generale, le linee guide con cui Moratti intende ridefinire lo stato giuridico dei docenti prevedono, infatti, una revisione del sistema di reclutamento basato sul giudizio di idoneità espresso da una commissione nazionale cui farebbero seguito contratti triennali per i professori di prima e seconda fascia rinnovabili (una sola volta) per altri tre anni. Quindi la decisione se confermare l'incarico a tempo indeterminato o revocarlo definitivamente.

E qui casca l'asino (ma non il barone): a decidere se rinnovare o no gli incarichi a tempo indeterminato saranno infatti le università sulla base di valutazioni del tutto sganciate dal parere di qualsiasi commissione estranea all'università medesima.

Ricapitoliamo: una commissione dovrebbe dichiarare idonei, dopo averli valutati, un certo numero di docenti; questi confluirebbero in una lista - definita a livello nazionale - dalla quale le singole università potranno attingere per il reclutamento. Come? Sulla base di «una valutazione comparativa e naturalmente con procedure che garantiscano trasparenza e pubblicità». Ma il calvario non finisce qui perché i docenti - già valutati due volte - non potranno sottrarsi alla terza valutazione: quella degli atenei che «sulla base del percorso e della verifica del lavoro svolto» decideranno se confermarli o no.

Fine delle baronie? Ma andiamo. Se c'era un modo per ripristinare la subordinazione al potere accademico - superata a partire dagli anni `60 - Moratti l'ha trovato: il controllo accademico sarà pesantissimo e i docenti delle facoltà più legate a settori di punta come quelle scientifiche o giuridiche, potranno essere sottoposti a pesanti ricatti. Perché nell'università, come altrove, la garanzia del posto di lavoro è garanzia di indipendenza e autonomia.Macché, ribatte Moratti: la sua proposta - che prevede anche concorsi universitari ogni due anni e che dovrebbe tradursi in un disegno di legge delega e in successivi decreti attuativi - servirebbe solo a premiare la mobilità e a contrastare i localismi e lo strapotere dei baroni nelle cui mani resta saldo, però, l'intero sistema di valutazione.

E se c'era un modo per rimediare in extremis all'inedito atto delle dimissioni dei rettori, pure quello Moratti l'ha trovato: «Non si spiega altrimenti - dichiara il responsabile cultura della Margherita, Enzo Carra - perché il ministro abbia sottoposto ai rettori prima che al parlamento una riforma dell'insegnamento universitario». Durissimo anche il giudizio espresso dalla senatrice ds Vittoria Franco, componente della commissione istruzione di Palazzo Madama: è una proposta che «precarizza i docenti e punta a controllare la ricerca». Daccordo sulla necessità di una revisione del sistema di reclutamento, Franco boccia l'ipotesi Moratti che va solo in direzione della precarizzazione e della flessibilità.

E i rettori? A fronte dell'impegno del ministro - dichiara Piero Tosi, presidente della Crui - «Le nostre dimissioni sono solo un ricordo». Quanto alla riforma proposta, dovrà essere «regolamentata con limiti e criteri precisi e trasparenti». E questi chi li valuta?

IAIA VANTAGGIATO
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