Handicap, il diritto negato
Rolando A. Borzetti - 09-10-2001
A Natalia Augias
conduttrice della trasmissione
"Il Baco del Millennio"


Ero una persona adatta, ad esprimere il disagio che numerose famiglie provano in questo momento, per il mancato diritto allo studio dei propri figli? Una domanda che mi tormenta.
10 minuti, quelli che mi hai concesso nella trasmissione di giovedi’ 4 ottobre su Radio 1. Troppo pochi per poter dire quello che hai dentro. Ti rimane l'amaro in bocca per quello che non hai potuto dire; la rabbia, perché vedi l'orologio girare in senso antiorario per la lunga storia dell'integrazione scolastica.
La rabbia, perché vedi vanificato in un sol colpo, il processo dell'integrazione scolastica, iniziato negli anni 60/70: un movimento spontaneo delle famiglie e degli operatori scolastici e socio-sanitari.
Un diritto quello dell'integrazione, sancito dalla nostra Costituzione Italiana ( art.34,37 e 38).
I miei timori, già esposti in passato per questa scuola dell'autonomia, del risparmio, si stanno avverando? Mancano le classi speciali e siamo a posto!
Non voglio crederlo.
L'Italia, unico paese al mondo che ha scelto di inserire i disabili, indipendentemente dalla loro gravità, all'interno delle classi normali. Un paese, il nostro, guardato da fuori con ammirazione, malgrado che, l'inserimento di un alunno disabile venga scambiato ancora troppo spesso per integrazione, per il solo fatto che l'alunno frequenta abitualmente la scuola.
Malgrado che, moltissimi insegnanti destinati al sostegno, non abbiano una formazione specifica per l'handicap.
Malgrado la scuola italiana non abbia investito in modo sufficiente alla formazione degli insegnanti di classe, che non sanno gestire la presenza di un alunno disabile delegando ad altre figure, questo compito.
Malgrado i ritardi delle nomine del personale di sostegno che creano disagi alla utenza, alle famiglie e che di fatto, ritardano la creazione e l'attuazione dei Piani Educativi.
Malgrado la mancata continuità educativa per il trasferimento dei docenti da una anno all'altro o durante lo stesso anno, pure se, nella scienza educativa, il concetto di continuità educativo-didattica, fa riferimento ad uno sviluppo e ad una crescita dell'individuo da realizzarsi "senza macroscopici salti o incidenti". Continuità educativa e didattica, una parola dimenticata spesso, anzi diciamo proprio dimenticata dalle OO.SS. e dall'Amministrazione scolastica. Un disservizio che danneggia in modo particolare le figure più deboli, quelle che avrebbero maggiormente bisogno di relazioni stabili e sicure.

I fatti accaduti in questi giorni, con il nuovo anno scolastico basato sulla "efficienza" , alle "dimenticanze", diciamo così in senso benevolo, delle insegnanti di sostegno, così come quello che riguarda gli AEC.
Scuole, dove i presidi o i dirigenti scolastici non applicano l'allegato D al CCNL. Dove in questo contratto è chiaramente specificato, che dietro compenso, il collaboratore scolastico debba prestare l'assistenza materiale ed igienica alla persona degli alunni con handicap. Da sempre era scritto sul loro contratto e da sempre non lo hanno mai fatto.
Un fatto grave!
Un anno scolastico dove tutto era stato organizzato alla perfezione dal nuovo Ministro dell'Istruzione: una manciata di ore di sostegno ai gravi!
Non basta!
In moltissime scuole i dirigenti scolastici hanno ignorato il disposto di cui all'art.3 comma 1 del D.L. n. 255/01, secondo il quale incrementi delle classi, resi indispensabili, sono disposti dal dirigente scolastico, secondo i parametri del D.M. 331/98 e successive integrazioni, tra cui esiste il D.M. 141/99 ( sparito dall'archivio del Ministero dell'Istruzione! ) che sostituisce, quell'odioso art.10 dello stesso Decreto, che guarda caso, i dirigenti, non avendo aumentato il numero delle classi, hanno inserito in ciascuna prima classe con più di venti alunni, spessissimo con più di venticinque, più di un alunno con handicap in situazione di gravità. In dispregio del citato D.M. 141/99, che vieta la presenza di più di un alunno in situazione di gravità nella stessa classe e che, solo in casi lievi, ne consente la presenza.

Stanno cancellando in un sol colpo tutto quello che si è costruito in più di trent'anni.

Carissima Natalia… a Te, giornalista intelligente, che hai saputo cogliere le istanze di noi genitori, di insegnanti impegnati da anni nel sostegno, dico grazie. Rimane dentro di me il dubbio, anzi la certezza di non essermi saputo esprimere a sufficienza. Mi scuso per questo, mi scuso con tutti quei genitori, che forse si aspettavano parole più incisive da me. Chiedo perdono.
Chiudo questa mia lettera, con le parole di un grande uomo, un uomo che stimavo moltissimo. Un uomo che a me personalmente ha insegnato molto, un uomo che quasi ogni sera si confrontava con me e con altri, sui temi dell'integrazione scolastica.
Un giornalista come te: Mario Tortello.
"Viviamo una stagione di grandi riforme: sotto il profilo amministrativo e scolastico. Ma è anche stagione di cambiamenti profondi sul piano etico e valoriale; di stravolgimenti e del rischio d’innestare il passo del gambero. Vedo il pericolo di una progressiva marginalizzazione, all’interno delle disposizioni finalizzate a modificare radicalmente il sistema formativo italiano, degli aspetti legati all’integrazione scolastica di tutti gli allievi e le allieve in situazione di handicap. Avremmo bisogno di una moratoria legislativa, per poter leggere, comprendere, assorbire, rielaborare, integrare e applicare la mole di norme più recenti…"
Ciao,
Rolando Alberto Borzetti

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