breve di cronaca
Appuntamenti
La Stampa - 20-01-2003
Le ragioni dei ricchi e dei poveri

Sono i veri luoghi simbolici del futuro del nostro pianeta e non potrebbero essere più diversi. A Davos, nel salubre clima delle Alpi svizzere, dove nell´Ottocento andavano i tisici di lusso e ora i ricchi sciatori, si riuniscono questa settimana i grandi e i potenti per l´annuale sessione del Foro Economico Mondiale. A Porto Alegre, negli stessi giorni, si riuniscono invece i poveri, o coloro che seppure non sono poveri se ne fanno portavoce, per l´altro Foro, mondiale anch´esso, ma anziché economico, Sociale. Davos è una grande tribuna: vi si avvicendano capi di Stato e di governo, ministri, imprenditori multinazionali e giornalisti famosi. Ognuno ha una sua ricetta per migliorare lo stato di salute del mondo che in questo momento è, come vediamo, vacillante. Sono per lo più ricette economiche: come assicurare una ripresa della congiuntura, a partire da quella americana ed europea, come evitare quelle distorsioni del management che hanno avuto sull´andamento delle Borse un effetto negativo maggiore di quello prodotto dall´11 settembre. Sui dibattiti peserà evidentemente la prospettiva della guerra in Iraq, ma non è della guerra in sé che si parlerà a Davos, di come farla o di come evitarla. La guerra, d´altronde, è un incidente di percorso nel vasto panorama dell´odierno mondo globalizzato e la globalizzazione è benefica perché aumenta la ricchezza di chi la accoglie e impoverisce solo chi la respinge, come le statistiche possono dimostrare. A Porto Alegre si dirà pressappoco il contrario. La globalizzazione è fonte di povertà o quanto meno - il che è quasi la stessa cosa - di divario crescente tra ricchezza e povertà e quindi di insoddisfazione. Le multinazionali ne sono protagoniste e la loro finalità non è data dall´interesse comune ma dall´interesse degli azionisti. Soprattutto, la ricerca del profitto è la causa prima del dissesto ecologico del nostro pianeta. Il protocollo di Kyoto sulle emissioni di gas, che gli americani considerano un costoso disastro, è appena il primo, timido passo sulla via di una presa di coscienza delle minacce ambientali che pesano su di noi. Quanto alla guerra, di cui, a differenza di Davos, si parlerà molto, essa sarebbe il frutto di una politica imperialista che mira a maggiori disponibilità di petrolio.
Vi saranno, come sempre, anche giochi incrociati. Il nuovo presidente brasiliano Lula, anziché nella sua Porto Alegre, sarà a Davos. E a Porto Alegre vedremo anche finanzieri umanitari alla George Soros. La concomitanza di date farà sì che difficilmente si potrà essere contemporaneamente a Davos e a Porto Alegre come molti sicuramente vorrebbero. Ma in compenso aiuterà le sconcertate opinioni pubbliche mondiali a realizzare come in fondo gli uni e gli altri abbiano ragione. Avrà ragione Porto Alegre di rimproverare ai governi di essere scandalosamente passivi nella tutela ambientale, avrà ragione Davos di dire che chiudersi ai mercati genera stagnazione e povertà. Quanto agli svizzeri, nella loro salomonica imperturbabilità, ospiteranno a Davos il Foro Economico Mondiale ma allestiranno anche treni straordinari per permettere a migliaia e migliaia di oppositori di venire a contestarlo.

Boris Biancheri



Tra il 23 ed il 28 gennaio si terrà a Porto Alegre la terza edizione del Forum sociale mondiale.

I due anni che ci dividono dal primo appuntamento mondiale di quanti e quante si battono contro la globalizzazione liberista e per un altro mondo possibile hanno visto una straordinaria crescita dei movimenti e l'allargarsi del forum sociale mondiale. Un processo in continuo movimento che cambiando le cose, cambia anche se stesso.

Due anni fa molti e molte di noi erano a Porto Alegre e al ritorno lavoravano per costruire il controvertice al G8 di Genova. Il movimento prendeva forma anche in Italia, irrompeva una nuova generazione, non solo anagrafica ma soprattutto politica. Un anno fa siamo tornati a Porto Alegre portandovi lo spirito di Genova e la mobilitazione contro la guerra permanente e per la pace. Oggi tanti e tante si apprestano a ripartire con la straordinaria esperienza del primo Forum sociale europeo nel cuore e nella mente, ma anche con la consapevolezza che occorre far crescere la capacità dei movimenti di costruire convergenze e mobilitazioni coordinate, a partire dal rifiuto totale della guerra.

Ecco perché, insieme ai movimenti di tutta Europa, stiamo organizzando nello spazio pubblico del Fsm una giornata contro la guerra, per discutere insieme alle forze che hanno dato vita al forum sociale in Palestina e ai movimenti di tutti i continenti su come fermare insieme la guerra annunciata contro l'Irak. Vogliamo anche confrontarci con gli altri forum regionali e tematici sulla nostra esperienza del Fse di Firenze, il metodo aperto e partecipativo che vi abbiamo praticato e la possibilità di costruire unità e allargamento, a partire dall'autonomia dei movimenti e dalla radicalità dei suoi contenuti. Ma intendiamo anche confrontarci con i movimenti sociali di tutto il pianeta, perché il regime globale della guerra e del neoliberismo che ci stanno imponendo, esige che nella nostra pluralità coordiniamo le agende e le lotte, che ci diamo strumenti di comunicazione e confronto continuativi.

Per questo, ma anche per poterci sempre confrontare in maniera aperta e plurale, abbiamo organizzato a Porto Alegre un incontro dei partecipanti italiani, al quale invitiamo tutti e tutte a partecipare.

L'incontro si terrà a Porto Alegre il 23 gennaio, dalle ore 9.30 alle 12.30, presso la PUC, nella sala numero 101, edificio n.9.

Ci vediamo a Porto Alegre Un'altra Europa è possibile Un altro mondo è possibile

Gli organizzatori del Forum Sociale Europeo
(da Indymedia
)


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