Arriva il codice deontologico?
Fuoriregistro - 16-01-2003
UN PARERE

E' possibile che un giorno gli insegnanti avranno un loro codice deontologico, che ce l’abbiano a giorni mi pare invece una notizia senza fondamento, per il semplice motivo che un codice deontologico deve essere preceduto almeno da due condizioni: la prima è che l’insegnamento acquisisca i caratteri della professionalità e non rimanga come è ora un lavoro impiegatizio, la seconda è che la categoria docente maturi lei stessa la coscienza della sua funzione educativa e istruttiva attraverso un ampio e approfondito dibattito. Queste due condizioni attualmente sono assenti nel panorama della scuola italiana, e se non ho capito male, sono queste che il Ministero vuole promuovere, non un codice deontologico sulla testa degli insegnanti!

Gianni Mereghetti


UNA CONFERMA

Intervista con la prof. CARLA XODO , membro della Commissione ministeriale per la definizione del codice deontologico degli insegnanti.

Circa un anno fa, il ministro Moratti ha insediato una Commissione che doveva occuparsi della definizione del codice deontologico dei docenti.
Presieduta dal Cardinale Tonini, con scarsa rappresentanza di docenti in servizio, aveva subito suscitato forti perplessità, sia per il compito di predisporre delle regole che sarebbero dovute scaturire da una riflessione interna alla categoria, sia per la decisione di affidare la presidenza ad un religioso, attento, per sua natura, più alla dimensione della verità che a quella della libertà.
Perplessità e forse mancanza, nella categoria, diun’ “identità professionale condivisa”
Ad un anno di distanza, i lavori sembrano conclusi. Siamo sicuri che il dibattito sarà fervidamente ampio.

1) Professoressa Xodo*, la commissione sul Codice deontologico dei docenti - di cui Lei fa parte - ha lavorato in grande segretezza. Può dirci qual era il mandato su cui ha operato ?

La commissione, che ha iniziato i suoi lavori circa un anno fa, ha ricevuto il mandato di elaborare delle linee orientative per la elaborazione di un codice deontologico da parte degli insegnanti medesimi.

2) Ora, a che punto sono giunti i lavori?

La Commissione, che si è divisa in tre gruppi ed è stata convocata, presumibilmente per la sua ultima riunione, mercoledì 15 gennaio 2003, ha già consegnato il testo delle tre relazioni di gruppo al Presidente Sacchetto che stenderà la relazione finale.

3) Una perplessità per tutti i docenti è stata (ed è) quella relativa al fatto che si stesse ideando un codice da presentare già pronto ai docenti, mentre è notorio che l'atteggiamento etico nasce da convinzioni personali e condivise e che un codice imposto è una contraddizione in termini.

Come ho precisato sopra, non si è mai trattato per la Commissione di stendere un codice definitivo per i docenti. Gli insegnanti, al pari di ogni altra categoria professionale, devono arrivare autonomamente alla stesura di un codice che fissi le norme del buon operare nella pratica dell'insegnamento. Il problema del ritardo che si registra in tale direzione è imputabile, certamente a diversi fattori, ma ritengo che l'ostacolo più rilevante sia la mancanza nella categoria di una identità professionale condivisa. Definire il ruolo e l'attività dell'insegnante oggi, per quello che ho potuto constatare, è ancora motivo di contrasto e di contrapposizione tra i docenti stessi.

4) In sostanza, c'era (c' è) il sospetto che, non di codice si trattasse, ma di un regolamento di disciplina.

Non sono d'accordo. Il problema della definizione di un codice deontologico, frainteso dai docenti con spirito corporativo e difensivo, risponde, invece, alla nuova identità dell'insegnante oggi, all'interno della scuola dell'autonomia, per gli ampi spazi di discrezionalità che si prospettano attraverso un'azione didattico-educativa affidata alla competenza progettuale e alla loro capacità di interpretare i bisogni formativi degli studenti. In altri termini vedo una stretta connessione tra la prospettiva di una scuola oggi come servizio pubblico alla persona e alla comunità e la necessità che i docenti riscoprano la dimensione etica della loro professione.

5) Ritiene, oggi, che quella esperienza, di una commissione ristretta, sia stata e sia ancora valida?

Personalmente sono propensa a valorizzare ogni tipo di esperienza che è sempre dispensatrice di insegnamenti. Ma il senso del lavoro svolto dalla Commissione in rapporto alla classe insegnante è tutto da scoprire. Penso che bisogna attendere le reazioni delle organizzazioni degli insegnanti quando riceveranno il testo finale della Commissione.

Da Professione Docente


* Carla Xodo Cegolon è professore ordinario di pedagogia generale, docente di filosofia dell’educazione, di pedagogia del lavoro e della formazione professionale presso la facoltà di Scienze della Formazione dell’ Università di Padova. Si occupa del rapporto tra Pedagogia ed Etica. Tra le sue pubblicazioni, ricordiamo "L’occhio del cuore. Pedagogia della competenza etica". Editrice La Scuola.


interventi dello stesso autorediscussione chiusa  condividi pdf

 ilaria ricciotti    - 19-01-2003
La categoria docente e con essa tutto gli altri operatori scolastici, dirigente compreso, ha manifestato di essere molto variegata nel volere un certo tipo di scuola e nel proporsi agli alunni, ai genitori ed ai cittadini come una categoria privilegiata, prima, travagliata, alienata, frustrata, molto ma molto scollata e atipica oggi. Non si trova un accordo neanche quando si debbono difendere i propri diritti, figurarsi se si deve parlare di deontologia! Questa mia visione un po' nera, dettata dall'esperienza vissuta, mi sembrava che con la legge sull'autonomia e la riforma del Ministro Berlinguer si avviasse ad un superamento in positivo: l'insegnante finalmente avrebbe avuto l'opportunitò di esternare le sue risorse interiori e professionali. Finalmente avrebbe potuto dare il meglio di sè in una scuola rinnovata, che sarebbe rimasta accesa, viva fino a tarda sera.
La realtà ora è ben diversa: la categoria, se così può essere definita, ha purtroppo estremo bisogno di una imposizione calata dall'alto perchè sia costretta a rispettare un codice di comportamento accompagnato da adeguate sanzioni.
Purtroppo io non condivido questo modo di essere insegnante , ma la realtà mi costringe a prendere atto della necessità di cui sopra.
Quando era Ministro Berlinguer, la categoria per una proposta non obbligatoria, vedi "Concorsone", ha voluto , quasi tutta compatta, la sua testa. Ora che migliaia di insegnanti precari e non , i primi sostituiti quasi in toto dai loro "colleghi" della Sis, rischiano di perdere il proprio posto di lavoro, la "beautiful" categoria, nella sua quasi totalità, non batte ciglio.E' inerte. Pertanto finchè essa si presenta così , ben venga qualsiasi codice deontologico democratico cristiano.Mi chiedo allora, perchè ci sono ancora i Presidi, chiamati Dirigenti, se non fanno rispettare le regole ministeriali e quelle stabilite al proprio istituto?
Ilaria