breve di cronaca
Angolature
Fuoriregistro - 15-01-2003
Riforma, i dubbi degli istituti tecnici
Gli studenti dello Zanon di Udine: va contro le esigenze


Da anni non si vedevano uno Zanon così unito nell’esprimere il proprio dissenso nei confronti di una riforma, quella del ministro dell’istruzione, Letizia Moratti, che va contro le esigenze di tutti gli studenti. Un bilancio positivo, dunque, per un’autogestione durata tre giorni e conclusasi nel migliore dei modi con la manifestazione di sabato 14 dicembre a Udine, che ha visto la partecipazione di molti istituti della città.
Un’autogestione dove non sono mancate assemblee e dibattiti sulla riforma sopra citata; è emerso un generale malcontento, soprattutto per quanto riguarda la prevista grande divisione tra i licei e gli istituti professionali e il ridimensionamento dei fondi destinati alla scuola pubblica.
La nostra maggiore preoccupazione è la futura scomparsa degli istituti tecnici; è lecito quindi chiedersi: che fine faremo?
Riteniamoche scuole come la nostra diano una buona preparazione culturale di base, ma allo stesso tempo assicurino conoscenze applicabili nel mondo lavorativo. Con la riforma si eliminerebbero tipologie di scuole come questa, obbligando gli studenti di soli 13, 14 anni a effettuare una scelta radicale per il loro futuro.
La scuola pubblica italiana è ancora frutto della riforma attuata nel 1923 da Gentile. In quasi 80 anni, infatti, tranne che per alcune modifiche, attuate grazie alla riforma Berlinguer - De Mauro, il sistema scolastico italiano è rimasto sostanzialmente inalterato, e quindi arretrato rispetto a quello degli altri paesi europei.
L’Italia è uno dei paesi nei quali viene destinata all’istruzione una delle precedenti più basse del Pil in Europa, e le conseguenze si sono fatte sentire; la scuola italiana è quindi una scuola che necessità di riforme che possano portarla agli standards europei.
La legge delega proposta dal Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca Letizia Moratti prevede ingenti tagli dei fondi destinati alla scuola pubblica, mentre vengono forniti continui appoggi economici agli istituti privati, come le agevolazioni sulle tasse che verranno concesse alle famiglie che manderanno i figli a studiare nelle scuole private. Riteniamo quindi che secondo un tale sistema differenziato, i due tipi di scuole vengono considerate sotto un diverso grado di importanza, e questo per noi è inammissibile.
La scintilla che ha fatto scoppiare la disapprovazione di noi studenti friulani è stato quanto è accaduto il 4 dicembre 2002 nel corso degli stati generali regionali della scuola, tenuti a Udine presso l’Ente Fiera, durante i quali la libertà di opinione e di manifestazione pacifica sono state messe a dura prova. Alla conferenza tenuta dal ministro Letizia Brichetto in Moratti e dall’assessore all’istruzione Alessandra Guerra, alcuni studenti, presenti con regolare invito, sono stati oggetto di violenze fisiche da parte degli agenti della Digos, semplicemente per aver mostrato uno striscione di dissenso.
Con tale comportamento è stato violentemente calpestato l’articolo 21 della Costituzione italiana che sancisce “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione...”. La conseguente nostra protesta ci è parsa quindi più che giustificata e motivata; questa autogestione è stata un mezzo efficace per sensibilizzare tutti gli studenti su ciò che potrebbe accadere nel mondo scolastico qualora venisse approvata la riforma Moratti.

Maddalena Franz
Stefano Grassi
Fabio Zanella
Victor Matellon
Paolo
Valentina Marsilio
Itc Antonio Zanon - Udine


Dal Messaggero





Cfp, il decentramento è promosso
Sperimentazione, Brescia capofila
L’assessore Mattinzoli fa un bilancio positivo del primo anno di gestione da parte della Provincia


Una scuola di vita, non solo un centro formativo in grado di preparate tecnici e operatori dalle professionalità ampiamente spendibili sul mercato del lavoro. L'universo della formazione professionale, passato esattamente un anno fa dalla competenza regionale sotto la responsabilità della Provincia, delinea un bilancio largamente positivo dei primi dodici mesi di gestione in ambito esclusivamente locale, improntata alla formula di un percorso formativo di base, affiancato ad un'alta specializzazione tecnica e ad una cultura del "saper fare", che rappresentano il valore aggiunto delle conoscenze acquisite.
Brescia, Clusane d'Iseo, Chiari, Edolo, Rivoltella, Verolanuova, Villanuova sul Clisi, i sette Centri di formazione professionale pubblici distribuiti nei diversi angoli della provincia, insieme agli altri nove ex convenzionati, dimostrano che la formula ha funzionato, sapendo combinare formazione teorica e culturale con specializzazioni richieste dall'economia moderna.
Operando in contatto con realtà pubbliche e mondo produttivo, con cui vengono attivati stages aziendali e tirocini formativi, i Cfp provinciali propongono infatti un'offerta formativa calibrata non solo ai giovani in uscita dalla scuola dell'obbligo, ma anche ai soggetti appartenenti alle categorie svantaggiate e agli adulti che intraprendano la via della formazione continua e permanente.
«Quello che oggi le imprese e l'economia richiedono è una sempre maggiore qualità della formazione, che sappia affiancare la cultura alla capacità di saper fare un mestiere, e farlo bene - commenta l'assessore provinciale all'economia e formazione professionale, Enrico Mattinzoli -. Il compito di chi amministra è quello di offrire strumenti di crescita, come i Cfp, con nulla da invidiare a quelli presenti sul panorama europeo, per permettere a chi viene formato di progettare il proprio futuro non più cercando un lavoro, ma venendo richiesto per un lavoro, potendo quindi scegliere».
Ad imprimere un'ulteriore accelerazione alla valorizzazione e sviluppo delle capacità professionali mediante una formazione ad hoc si inserisce anche il disegno di riforma Moratti, che ridisegnando i contorni delle diverse scuole superiori rilancia il ruolo dei Cfp. «Con il progetto di riforma, infatti, viene definitivamente ribaltata l'attuale idea gerarchica delle scuole, che lascia l'ultimo gradino alla formazione professionale - spiega Dario Nicoli, docente presso l'Università cattolica di Brescia -. Stabilendo un "doppio sistema" intrecciato, l'area della professionalizzazione avrà lo stesso profilo formativo dei licei, perseguito tuttavia con un metodo diverso». Partendo da una scuola professionale, inoltre, sarà possibile conseguire tutti i titoli, dal diploma fino alla laurea, attraverso un sistema di qualifiche e riallineamenti.
Sotto alcuni aspetti, saranno proprio i licei a prendere a prestito modalità educative ampiamente applicate nelle professionali, come lo stage in azienda o un diverso approccio formativo delineato nelle bozze di riforma, «per cui non esisteranno più "materie" in senso stretto, quanto "unità di apprendimento", intese come risorse per sviluppare competenze - afferma Nicoli - sul presupposto che la conoscenza, più che patrimonio mnemonico, è un insieme di abilità apprese mediante la responsabilizzazione degli studenti di fronte a un problema da analizzare e risolvere».
In attesa della riforma, che consentirà l'accesso diretto alle professionali a 14 anni, Brescia rappresenta uno dei capofila della sperimentazione per ottemperare direttamente nei Cfp l'ultimo anno di obbligo scolastico dopo il triennio delle scuole medie: «Con 5 progetti sui 35 complessivi avviati nell'intera Lombardia, la realtà bresciana rappresenta uno dei gruppi più numerosi - osserva Nicoli, responsabile scientifico di tale progetto, che ha coinvolto nell'intera regione oltre 600 studenti - L'esperienza, tuttora in corso, sta dimostrando non solo che l'accesso alle professionali a 14 anni è possibile, ma che è anche meglio, perché permette un inserimento più consapevole fin dal primo anno di formazione superiore».

Lisa Cesco

Da Brescia oggi



discussione chiusa  condividi pdf