Dirigenti scolastici o yesmen?
Antonio Valentino - 14-01-2003
Sul Manifesto del 7 gennaio è comparso un articolo a firma Peduzzi, che risporto integralmente, e che mi pare meriti una risposta:


La nuova scuola feudalizzata

La scuola è entrata nell'ancien régime. La riforma è stata realizzata con la trasformazione ope legis del preside in dirigente scolastico. Titolare di un incarico a tempo (tre anni), alla scadenza il dirigente può essere confermato, oppure no. E' infatti soggetto a valutazione da parte del direttore regionale (di nomina governativa). Dal momento che il direttore regionale è parte integrante dello spoil system, questo modo di funzionamento della scuola viene proiettato a cascata dalle direzioni regionali ai vertici di ogni scuola. Per essere confermato nell'incarico il direttore regionale deve essere omogeneo alla maggioranza di governo. A sua volta il dirigente scolastico deve mostrare alla valutazione risultati che contribuiscano alla carriera del direttore regionale. Conseguentemente il dirigente scolastico deve essere anch'egli governativo. E deve scegliere per sé collaboratori omogenei su questa linea.

Chi - anche in ambienti sindacali - ragiona nella vetusta ottica degli obiettivi di efficacia ed efficienza (scoperti dalla scuola italiana alcuni decenni dopo che essi erano stati teorizzati e sistematizzati dalla sociologia americana dell'organizzazione), dovrebbe rendersi conto di uno stato di cose di facile definizione: la scuola è stata feudalizzata.

Difatti alle spalle dei criteri di omogeneità tra livelli dirigenziali e tra essi e governo vige quello, assai più pratico, di fedeltà personale.

Gli aspetti, dunque, che le scienze dell'organizzazione dovrebbero porre sotto analisi sono due. Da una parte, l'introduzione di una sorta di führerprinzip. Il principio-guida non appare oggi per la prima volta negli apparati dell'istruzione. Significa che la scuola funziona grazie a un processo per cui tutto proviene dall'alto e tutto è organizzato in modo da risultare collaborativo verso l'alto.

Questo stato di cose spiega la ripugnanza sistemica della scuola nei riguardi di residui di procedura in cui sia prevista la modalità del voto. Già nei governi di centrosinistra è prevalsa la tronfia retorica della scuola come comunità. Ora la ripugnanza sistemica tra la scuola new age e le procedure democratiche è divenuta patologia. Alla procedura del voto la scuola tende a rinunziare, perché il voto divide, e in una comunità è male dividersi.

Questo spiega perché le procedure elettive sopravvissute (ma di prossima estinzione) siano state trasformate in atti di cooptazione. I collegi dei docenti non possono votare liberamente. E' invalso ormai il criterio dell'affidabilità degli eletti agli occhi del dirigente. Conseguentemente le procedure di voto si sono trasformate in atti di ratifica dei desideri del dirigente.

Altro aspetto della feudalizzazione compiuta è costituito dalla formazione degli staff scelti dal dirigente. Si tratta di collaboratori scelti dal dirigente scolastico sulla base di fedeltà personale, affidabilità, contiguità, doti la cui prestazione privatistica viene ricambiata con misure parastipendiali e la concessione di benefici.

La feudalizzazione della scuola italiana, chiesta dai dirigenti e dalla loro lobby e voluta dalle organizzazioni sindacali, ha liquidato gli ultimi residui di democrazia procedurale e edificato un insieme sistemico che per qualche aspetto richiama le corti orientali. Nelle corti orientali, eunuchi e favorite. Nella scuola italiana new age, yesmen e yeswomen.

ANTONIO PEDUZZI



Ecco le mie considerazioni in risposta:

L'intervento di Peduzzi coglie un rischio possibile, quello per cui lo spoils system - cioè la nomina ministeriale dei dirigenti generali da parte della compagine governativa che vince un'elezione politica - può determinare condizionamenti tali da compromettere l'autonomia di altri organi e istituzioni che con tali dirigenti hanno rapporti, per alcuni versi, di dipendenza.
Considerare però un rischio possibile come realtà effettiva e farne discendere valutazioni tali per cui la nostra scuola sarebbe feudalizzata - addirittura una corte orientale - e i dirigenti scolastici ridotti a yesmen dei loro superiori esprime una rappresentazione interessante sul piano delle ipotesi come esercitazioni puramente teoriche, ma poco attendibile (ovviamente non mancano eccezioni che confermano la regola) se riferita ai rapporti veri dentro le scuole e dei dirigenti delle scuole coi direttori regionali. Questa grave situazione delle nostre scuole si sarebbe determinata, secondo Peduzzi, per responsabilità di precisi colpevoli. Che sono, nell'ordine, le organizzazioni sindacali e i governi di centro sinistra.
I primi che tale feudalizzazione avrebbero voluta perché chiesta dai dirigenti scolastici (ovviamente ansiosi di diventare serventi dei dirigenti generali regionali) e dalle loro lobby (un interessante oggetto misterioso che avrebbe operato col preciso intento di "liquidare gli ultimi residui di democrazia" dentro le scuole).
I secondi, rei – sempre secondo Peduzzi - di aver introdotto la falsa ideologia della “scuola come comunità”, per abolire le varie "procedure democratiche" della votazione.
Il teorema agli occhi di chi vive nella scuola non regge da parecchi punti di vista.. Tuttavia, rispetto ad alcuni "particolari" che egli introduce a riprova delle sue argomentazioni, occorre richiamare almeno qualche elementare dato di realtà, e cioè che

- nella scuola dell'autonomia ci sono i collaboratori a cui il dirigente scolastico delega sue proprie funzioni di carattere organizzativo-gestionale e che tutto ciò che attiene alla didattica e alla sua organizzazione, le competenze sono ancora del Collegio docenti (che, tra l'altro, individua le funzioni obiettivo e, nelle sue articolazioni, le altre figure di coordinamento);

- che i collaboratori del dirigente scolastico che possono essere retribuiti non devono superare le due unità e il riconoscimento viene definito in sede di contrattazione di scuola ;

- che i dirigenti scolastici hanno firmato un contratto che, grazie alla contrattazione delle organizzazioni sindacali in generale e dei confederali in particolare, non solo tutela la loro autonomia - per quanto riguarda le funzioni di direzione, coordinamento, organizzazione e valorizzazione delle risorse - ma gli riconosce compiti di salvaguardia e promozione per quanto riguarda l'esercizio dei diritti costituzionali relativi alla formazione e all'istruzione, compresa la libertà di insegnamento.

Lungi in ogni caso da me l’idea che la nostra scuola non corra rischi e pericoli gravi in questo momento. Quello che voglio dire è che il pericolo non è rappresentato dai dirigenti scolastici, tutti accomunati, nello scritto di Peduzzi, dall’accusa di essere degli yesmen, ma dai tentativi di questa amministrazione di depotenziare l’autonomia scolastica, rilanciando un nuovo centralismo che ci riporterebbe indietro, su questo terreno, di non pochi anni. Non capire il ruolo che il dirigente scolastico può giocare ai fini del consolidamento e sviluppo dell’autonomia, significa concretamente dare una mano al disegno neoconservatore del Ministro Moratti.
interventi dello stesso autorediscussione chiusa  condividi pdf

 Grazia Perrone    - 19-01-2003
In questo intervento si evince tutta la strategia dialettica "autoassolutoria" del centro-sinistra che - schematicamente - potrei riassumere in due punti:


1. Più autonomia alle scuole il cui "perno" democratico consisterebbe nel dirigente scolastico ... una vera e propria contraddizione terminologica da momento che non può esistere una democrazia (compiuta!) laddove si teorizza un potere cristallizzato in un unico soggetto. A meno che non si assurga a modello la democrazia ... sovietica!;



2. Più potere ai dirigenti scolastici e alle "lungimiranti" OOSS che ne sostengono ruolo e funzioni.


L'autore di questa nota dimentica:


a) che il dirigente (dal primo settembre 2000) "sceglie" i propri collaboratori (ai quali affidare specifici compiti compreso quello di vicario) ESPROPRIANDO il Collegio di una prerogativa democratica (che risaliva dai Decreti Delegati del 1974) che garantiva (ai collaboratori ELETTI) una CERTA autonomia di pensiero ... se non di azione.


b) che alcuni Collegi sono spesso - e lo saranno sempre più in futuro - delle "bolge infernali" nelle quali il "pensiero divergente" viene a malapena tollerato se non (in alcuni casi) malamente zittito e di cui non vi è traccia nei verbali redatti in maniera ... "originale".


Diciamo così ...


Ma, forse, parliamo di ... DUE SCUOLE DIVERSE.


 Massimo D'elia    - 23-01-2003
Il ministro rappresenta un governo democraticamente eletto e quindi ha tutto il diritto di fare il suo gioco e di scegliere gli uomini e le donne che lo interpretano meglio....vedremo quali risultati raggiungerà e poi voteremo.La competizione politica è tutta qui.