breve di cronaca
«Se il caso è l’insegnante»
Corriere della Sera - 14-01-2003
IN UNA ELEMENTARE A PRATI

Preoccupata per il comportamento dell’insegnante di una quinta elementare della scuola «Pistelli» di Roma, una rappresentante di classe, Francesca Fanti, scrive a nome di tutti i genitori: «Dopo un percorso scolastico particolarmente tormentato per l'avvicendamento in pochi anni di un incredibile numero di maestre (13!), a settembre i nostri figli si sono trovati davanti una nuova insegnante d'italiano che fin dai primi giorni si è rivelata completamente inadeguata al suo ruolo. Dai racconti dei nostri figli abbiamo appreso che la maestra li mette spesso in imbarazzo con domande fuori luogo, come quelle sulle convinzioni religiose dei loro genitori o sull'opinione che hanno di lei le famiglie, fino a minacciare delle ritorsioni per quello che possono raccontare a casa.
Ai genitori di un alunno dislessico, preoccupati per la vistosa regressione del figlio solo nelle sue materie, la maestra ha dichiarato di considerare il bambino a un livello di prima elementare, dimostrando un'inammissibile ignoranza sulle problematiche di questo disturbo. Quando abbiamo fatto presente le nostre perplessità alla maestra durante una riunione di classe (che si è conclusa con il suo repentino allontanamento a metà del dibattito), dalle sue scarne e confuse risposte è emerso non solo che l'insegnante non tiene in nessuna considerazione il disagio dei bambini, ma soprattutto che il suo modo di gestire il confronto con gli altri non è quello di una persona matura e equilibrata. Fino all'anno scorso l’insegnante era titolare di una terza, proprio nell'aula accanto alla classe dei nostri figli, ed è stata sollevata dall'incarico prima della fine del ciclo in seguito a un'ispezione ministeriale sollecitata all'unanimità da tutti i genitori, che avevano minacciato di trasferire i figli in un altro istituto se non fosse cambiata la maestra. Ci chiediamo come è possibile che, nonostante i ripetuti e documentati episodi di disagio dei bambini della classe precedente, la dirigenza abbia deciso di affidare all'insegnante un'altra classe, che oltretutto ha la prospettiva dell'esame e del delicato passaggio alla scuola media. Abbiamo rivolto un appello a tutti le gerarchie scolastiche per chiedere che nel più breve tempo possibile alla maestra venga affidato un altro incarico (che non comporti la responsabilità di una classe). Purtroppo fino ad oggi non è cambiato nulla. Vuol dire che se non si riescono a dare delle risposte neppure a problemi di facile soluzione come questo, significa che "Una scuola a misura di bambino" è solo una vuota formula retorica che nessuno ha la volontà di mettere in pratica».

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 ilaria ricciotti    - 14-01-2003
No. Respingo con forza tale affermazione. Sono anni che molti insegnanti si battono per una scuola che difenda il diritto allo studio di ogni singolo alunno. Ora la scuola italiana, quella pubblica naturalmente, sta correndo seri rischi a riguardo. Quindi non solo gli operatori scolastici devono impegnarsi per difenderla, ma tutti i cittadini , naturalmente genitori compresi. Genitori ed insegnanti debbono attivarsi affinchè essa migliori , ma non venga smantellata a suon di decreti.
Stare a gurdare il suo giornaliero degrado è umiliante per gli alunni e per quanti hanno lottato e creduto in essa.
Ilaria

 A.F.    - 30-06-2004
Nella risposta della Ricciotti troviamo quello che, secondo chi scrive, e' il vero problema della scuola italiana: non tanto le prospettive di riforma o non riforma, quanto piuttosto l'arroccamento automatico degli insegnanti su posizioni di difesa ad oltranza della categoria, anche quando ci sia l'evidenza lampante di un comportamento non solo antipedagogico, ma potenzialmente lesivo nei confronti degli individui che subiscono la presenza di un'/un insegnante indegna/o del ruolo che ricopre. Il corporativismo e' il grande male della scuola italiana; nessuna riforma ha ancora osato attaccare questo insano atteggiamento, secondo il quale la difesa ad oltranza della categoria (anche oltre e contro l'evidenza!) e' l'unica risposta di fronte alle proteste che vengono dalla societa' civile. Esprimo la mia solidarieta' a quei genitori che devono subire le angherie di una maestra che, con gli ordinamenti attuali, nemmeno dal Preside (ovvero Dirigente Scolastico) puo' essere convenientemente piazzata fuori ruolo.