breve di cronaca
La controriforma dell´Ulivo
La Stampa - 12-01-2003
IL PIANO PRESENTATO A BOLOGNA: «SEPARAZIONE NETTISSIMA TRA FORMAZIONE E ISTRUZIONE»


I tre delegati, una prof di liceo e due insegnanti impegnati nel sindacato, discutono animatamente in un corridoio del Teatro Testoni. I due uomini si segnalano per fervore, ma in realtà sono d´accordo: «La Moratti non sta facendo del bene alla scuola italiana, i dirigenti dell´Ulivo hanno ragione a criticarla, anzi, dovrebbero attaccarla». La donna, saggiamente, annota: «Se la attaccassero poi diremmo che non fanno opposizione costruttiva». Sono le sei e trenta e un pubblico di ulivisti appassionatissimi (innanzitutto: alla scuola) comincia a defluire dalla sala stracolma dopo una tre ore di dibattito all´antica su come dev´essere la scuola con la «c», contro la scuola con la «q» voluta-sostenuta-diffusa da quegli ignorantoni del Polo. In realtà, a parte la battuta impressa sui volantini dell´iniziativa, l´Ulivo si è dato appuntamento in questo teatro di Bologna per proporre esattamente «la scuola che vogliamo». Ci sono i principali leader, arriva Marco Rizzo, arriva Piero Fassino, ecco Enrico Boselli, ecco anche Francesco Rutelli sicuro che «se anche siamo minoranza nel Parlamento, assieme alle famiglie, agli studenti, agli insegnanti e a tutti coloro che questi valori condividono, noi siamo maggioranza nel Paese e per questo fermeremo la Moratti». C´è anche Di Pietro, che ieri ha mandato una lettera per dire «cari amici buon anno» a quelli del Palasport di Firenze e oggi si fa vedere «agli amici ulivisti». Sfilano lungo il corridoio e si vanno a sedere in prima fila. Soprattutto per ascoltare. Dicono poche parole, riassumibili con quelle di Francesco Rutelli: «La scuola dev´essere messa con forza al centro del programma del nuovo Ulivo». Ognuno, più o meno, ci tornerà sopra. E starà a sentire con attenzione le analisi e richieste di professori, sindacalisti, addetti ai lavori. Sono loro a snocciolare le cinque proposte dell´Ulivo: loro per bocca innanzitutto di Albertina Soliani, relatrice ulivista della proposta di legge di minoranza, che è esattamente come ti immagineresti la professoressa di italiano del classico, con la faccia seria e l´aria anche un po´ austera. E´ lei che ricorda cosa chiede la coalizione: la continuità del percorso formativo dalla nascita fino a sei anni; il consolidamento dell´obbligo scolastico, e anzi la sua estensione nei casi in cui oggi è di fatto negato; uno straordinario investimento sugli insegnanti, che non esclude la possibilità di corsi di formazione e fondi per l´incentivazione per chi dovesse meritarlo; la separazione «nettissima», dicono praticamente tutti gli intervenuti, tra «percorsi della formazione e percorsi dell´istruzione». In pratica, un altolà alla Moratti: la scuola non è una fabbrica di futuri lavoratori. Naturale che tutto questo, alla fine, rischi di essere una chimera se non ci saranno più soldi, che questo stato maggiore ulivista puntualmente chiede, magari con il lessico impersonale del documento: «Occorre uno straordinario investimento di risorse finanziarie». Tutta la discussione di ieri non poteva non contenere critiche pungenti all´impianto polista e al ministro Moratti che l´ha escogitato. «Stanno colpendo la libertà, l´autonomia, la qualità della scuola». «La Moratti-Tremonti-Bossi riduce di un terzo le risorse attraverso leggi finanziarie, misure urgenti, tagli». Non mancano frasi come «viene diffusa una concezione mercantile dell´istruzione». La Soliani spiega: «Adesso ci sembra tutto difficile, ma verrà il tempo in cui saremo maggioranza...». Parole che non suonano minacciose ma accendono la sala. I leader, in prima fila, parlottano, prendono appunti e sanno che anche da cose così ripartirà l´Ulivo.

Jacopo Iacoboni


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