Valutazione biennale
Giuseppe Manzoni di Chiosca - 13-01-2003
Osservazioni critiche sul progetto di introduzione del “biennio valutativo”


La ventilata introduzione (prevista dal DdL Delega in materia di norme generali e di livelli essenziali delle prestazioni in materia di istruzione e di formazione professionale licenziato dal Senato) del sistema di valutazione scolastica per periodi didattici biennali ai fini del passaggio al periodo successivo (il cosiddetto “biennio valutativo”) rappresenta una grave ipoteca sulla qualità del sistema scolastico del nostro paese, che rischia molto verosimilmente di compromettere qualsiasi pregio della riforma scolastica Moratti.
Siamo infatti i primi ad auspicare una didattica e una pedagogia che sollecitino negli studenti le migliori motivazioni per lo studio, stimolandoli ad intraprendere la scoperta dei tesori che le materie scolastiche custodiscono, quasi scrigni a disposizione di chi voglia applicarsi con entusiasmo nello studio.
Inoltre sappiamo benissimo che il provvedimento della “bocciatura” deve essere usato con oculatezza, considerando le ripercussioni talvolta gravi che può sortire nello studente che sia stato respinto, e non limitandosi a considerare i voti, bensì anche la storia personale dello studente e le diverse cause che hanno concorso a fargli conseguire un profitto sanzionabile con la “bocciatura”.

Nondimeno il biennio valutativo ci sembra esiziale per i seguenti motivi:

1. Anche gli studenti motivati, che studiano per gustare il sapore del sapere, acquisiscono la passione per lo studio solo gradualmente, perché essa è molto più una conquista che non un equipaggiamento e si consegue solo studiando e approfondendo argomenti, discipline, problemi, e quant’ altro: l’appetito vien mangiando. In altri termini, il desiderio di conoscere è un’aspirazione primigenia dell’uomo, ma si trova connaturato solo a livello germinale, perciò va sviluppato e attuato. Dunque, se la passione per lo studio si acquisisce solo studiando, è chiaro che geneticamente essa richiede, almeno nelle prime fasi della carriera di uno studente (ma talvolta la passione per lo studio sboccia, se sboccia, solo all’Università), che quest’ultimo venga obbligato a studiare se non vuole ripetere l’anno. È molto difficile che uno studente impari a studiare per passione se non ha incominciato a studiare per costrizione.

2. Chiunque abbia anche la pur minima esperienza di insegnamento sa benissimo che anche il miglior insegnante del mondo è impotente nei riguardi di molti studenti che, per varie ragioni (personali, familiari, sociali, storiche, culturali, o altro) –ragioni che spesso gli insegnanti non sono in grado oggettivamente di rimuovere– sono insensibili e apatici rispetto a qualsiasi richiamo del sapere e del bello e che non provano alcun interesse per lo studio. Del resto, anche Socrate, inventore di quell’arte maieutica che è il modello supremo dell’insegnamento, non riuscì col suo magistero ad accendere la passione per la ricerca in tutti i suoi interlocutori, e da alcuni di essi fu addirittura mandato a morte. Pertanto per studenti apatici e insensibili l’unico strumento che l’insegnante possiede per favorire l’apprendimento è, purtroppo e suo malgrado, il ricorso ad una valutazione negativa che si traduce nella “bocciatura” finale al termine dell’anno scolastico.
È chiaro, dunque, che l’introduzione del biennio valutativo costituirebbe per simili studenti la garanzia di un’immunità totale lungo tutto il corso del primo anno, la garanzia che non c’è nessuna ragione per studiare perché anche la più totale assenza di impegno e di applicazione non provocherà nessuna conseguenza, perché basterà darsi un po’ più da fare nel secondo anno per superare due anni in un colpo solo, e ciò senza aver studiato effettivamente per due, bensì soltanto per un anno, grazie alla consapevolezza che l’ Anno iniziale non dovrà mai essere ripetuto da nessuno. O con la consapevolezza che, anche in caso di “bocciatura” al termine del secondo anno, soltanto quest’ultimo viene ripetuto e non il primo. Insomma il biennio valutativo è il lasciapassare inequivocabile ad uno studio ad anni alterni dove si consente che tutto ciò che si insegna durante un intero anno scolastico venga completamente ignorato.

3. Per l’intera durata del primo anno l’insegnante si troverà dunque a che fare con studenti che vengono a scuola solo perché obbligati e che hanno ben poche ragioni per attenersi ad un comportamento rispettoso e disciplinato che non disturbi lo svolgimento delle lezioni. Perciò, si badi, simile riforma valutativa danneggerebbe anche gli studenti motivati e volonterosi, che verrebbero disturbati dagli altri e ostacolati nel loro legittimo desiderio di imparare, di ascoltare e di intervenire nel corso delle lezioni.

4. L’ introduzione del biennio valutativo, oltre tutto, ci emarginerebbe dal resto dell’ Europa: infatti tale istituto non esiste in nessun altro Stato, con la sola eccezione della Spagna, dove ha dato pessima prova di sé, tanto che in quel paese si sta tentando di correre ai ripari: facciamo almeno tesoro dell’ esperienza altrui!


Il biennio valutativo si configura pertanto come l’ azzeramento di qualsiasi pregio che l’imminente riforma scolastica possa esibire, anzi dell’intero sistema scolastico: che senso ha stabilire programmi di insegnamento, inserire nuove materie, progettare l’aggiornamento e la riqualificazione degli insegnanti, ecc., se tanto gli studenti possono per un anno intero trascurare qualsiasi materia e qualsiasi programma? Quali vantaggi dell’introduzione del biennio valutativo, se esistono, possono controbilanciare gli enormi svantaggi che esso comporta?



Per: Associazione Europea Scuola e Professionalità Insegnante (AESPI)
Angelo Ruggiero

Per: Consulta Regionale per i Valori della Scuola
Alfonso Indelicato


Per: Comitato Nazionale Difesa Scuola Italiana (CNADSI)
Manfredo Anzini

Per: Associazione Nazionale Docenti (AND)
Alberto Giovanni Biuso

Per: Associazione Professionale “Scuola del Futuro”
Luigi Rapisarda

Per: Centro ricerche, studi e iniziative “Europa 2000”
Giuseppe Manzoni di Chiosca

Per: Fondazione Cajetanus
Diego Zoia

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 Mario Liguori    - 19-01-2003
I colleghi diranno che volo basso. Io ricordo che certe cose le studiavo per passione, ma altre solo per evitare brutti voti e bocciature. Ho fatto il classico e non so nulla di letteratura italiana, perchè avevo un insegnante che garantiva almeno la sufficienza; nelle mie stesse condizioni si trovano tutti, dico tutti, i miei compagni di classe. Se lo studente è sicuro di andare avanti, nella maggior parte dei casi non studia: basta togliersi dagli occhi il prosciutto dell'ideologia e del buonismo a tutti i costi per vedere che questa è la verità. La scuola dell'obbligo è stata distrutta così!
Dico che agli alunni si deve fornire fin dalla prima elementare e, soprattutto quando sono piccoli, ogni possibile aiuto, ma la valutazione ci deve essere, sia pure pacata e obiettiva.