Le ali della libertà
Emanuela Cerutti - 11-01-2003
La speranza è una cosa buona, forse la migliore delle cose. E le cose buone non muoiono mai.
(The Shawshank redemption)



Venerdì sera, freddo e limpido.
Il Palazzetto dello sport di Grumello del Monte, a ridosso dei vigneti della Valcalepio, accoglie il Segretario di Lega Nord, Umberto Bossi, per il comizio di inizio anno.
Palazzetto nel quale i ragazzi e le ragazze della locale scuola Media svolgono le normali attività di educazione fisica, che per l'occasione sono state però sospese nell'ultima settimana, senza richiedere l'autorizzazione all'autorità scolastica, come prevederebbe la legge, data l'eccezionalità della presenza.
Moltissimi manifesti, molte bandiere, trombe, entusiasmo del pubblico, tra cui numerosi sono i giovanissimi, ed una sana fetta di "panettone padano" all'entrata .
Il saluto del Sindaco richiama alla fermezza delle intenzioni e alla saldezza nella fede perché, distinguendo con chiarezza gli amici dai nemici, si raggiunga al più presto l'obiettivo importante e sofferto della libertà. Lo striscione sovrastante ricorda: "Sezione Gro¨mel del Mut – Berghem".
L'entrata del Ministro per le Riforme è salutata da un'ovazione, che si spegne in un lungo, religioso silenzio durante l'audizione del Va' Pensiero: molte mani si portano al cuore.

Bossi non nasconde l'emozione che "l'Inno padano" gli suscita, insieme ad immagini, fantasiose certo, ma spontanee ed impossibili a ricacciare, della Milano distrutta dal Barbarossa ed ormai allo stremo. "Ed ecco, in una giornata nebbiosa, attorno alle sue mura diroccate, dentro la disperazione, ormai, di avere un futuro, avanzare il gonfalone di Bergamo e ridare speranza e vittoria".

La citazione storica non è casuale, in un oggi non favorevole alle tradizioni ed in un mondo che sembrava destinato a finire. E non è l'unica: subito dopo il Ministro ricorda Napoleone, indiscutibilmente gran generale e soprattutto gran politico, "perché capiva, come i veri politici, come agire per cambiare la società". E così distribuì patate , contro la fame e la pellagra, patate fino a Capri, e piantò ovunque pini, alberi della libertà.
Ma qui si rivelò l'inganno: il pino fu l'albero della schiavitù, il centro attorno a cui donne nude venivano fatte ballare per incantare gli uomini e farli scappare dalle famiglie. Ecco l'origine etimologica del termine balabiot, che sta ad indicare i vecchi e nuovi giacobini. Oggi le danze non si fanno più attorno agli alberi, ma davanti alla televisione o nelle strade. Quello che rimane è l'immutata finalità della sinistra di "soffocare le tradizioni, spezzare tutto, portarci lontano dalla Chiesa".

Occorre, continua il Ministro, che nella storia torni la ragione, che il mondo ritrovi la misura dell'uomo.
Ed il primo principio da applicare è l'abbandono delle "chiacchiere".
Chiacchiera è la Borsa, perché i numeri sulla carta non si mangiano, chiacchiere sono le scoperte scientifiche che vanno oltre le proprie promesse per raggiungere scopi misteriosi difficili da controllare, chiacchiera è arricchirsi sulla pelle degli altri.
L'unica vera forza è il lavoro, le braccia prima di tutto e poi anche la testa, per liberarsi dall'illusione del totocalcio americano in cui tanti giocano e tutti vincono: anche Cattaneo si pentì alla fine di aver fatto l'Italia.

Voli pindarici e frasi ad effetto suscitano il consenso plaudente di un pubblico coinvolto: il nord ("quello che ha fatto l'Italia") è un gigante economico, non può restare un nano politico, era necessario trovare la via per conquistarlo questo peso politico, "senza andare in esilio"; chi vince al Nord vince le elezioni; il sud non dà voti, è ancora disorganizzato; chi fa l'accordo con la Lega vince le elezioni e governa il paese.

"Il mondo va cambiato come vogliamo noi e non come vogliono gli altri"
E noi, prosegue Bossi, facciamo i nostri passi, con Maroni, che si occupa della famiglia, che vuol dire anche il 10% del fondo sociale liberalizzato per pagare gli interessi della prima casa, perché la famiglia come fa senza casa? La famiglia ("a cui la sinistra vuole sostituire lo Stato") deve avere figli. "Dai bambini viene la forza degli uomini; chi non fa figli non avrà mai una moneta forte" . E i bambini devono fare sport. Brava Giorgetti che ha presentato una piccola legge per ristrutturare le sezioni sportive, in modo che anche le società minori tornino a galla. E ancora i bambini, soprattutto loro, devono essere protetti da quell'indegno spettacolo che è la prostituzione sulle strade ("il troiame che la sinistra va a difendere").
Le espressioni colorite e gli aneddoti che costellano il discorso creano un clima divertito e disincantato, pronto a cogliere nessi e suggerimenti.
Come quello su Berlusconi, che si sarebbe dimostrato dubbioso sulla proposta delle "case chiuse", finchè una sera, uscendo con i sui figli in una via malfrequentata, non si è decisamente reso conto del problema ("che poi lui è un signore" riconosce il Ministro ridendo e riferendosi ai transessuali "se era un matto come me prendeva il crick").

Il Nord va rispettato, sostiene Bossi, nessuno può trattare un bergamasco come un "pirla", ma noi dobbiamo stare attenti a non perdere delle battaglie, come è successo per la televisione (ma da gennaio su Rai 2 ci saranno nuovi programmi popolari: "la televisione è importante: noi pensiamo quello che ci propina, quindi abbiamo il diritto di raccontarle anche noi le nostre balle") o per la Riforma Visentin che nel '73 ha tolto potere ai Comuni.

I "matti lucidi" della Lega allora propongono tre cose, velocemente, data l'ora che si è fatta tarda ed i primi abbandoni:

- il federalismo fiscale, in applicazione dell'articolo 19 della Costituzione, per cui regioni ed enti vedrebbero restituite parti di soldi che prima avevano. Si tratta di una forma autonoma non delegata, ma all'interno del recinto costituzionale; gli amministratori sarebbero più controllati dai cittadini e verrebbero ribaltate le percentuali di entrate autonome tra nord e sud;
- la "devoluzione" della Corte Costituzionale, i cui membri verrebbero eletti dalle regioni
- il Senato Federale, con alcuni membri votati dalle regioni e la possibilità di trasformare leggi regionali in leggi dello stato, cosa mai avvenuta.

Ministro senza mezze misure, che sottolinea il proprio ruolo ed il proprio peso politico: forse gli daranno una scorta, non si sa mai, quando si vanno a toccare certi interessi…
E la libertà nelle note finali dell'inno ed in un'affermazione che non so più collocare, presa da inevitabile stanchezza: "chi fece incarcerare chi chiede la libertà non è un ministro serio"






interventi dello stesso autorediscussione chiusa  condividi pdf

 ilaria ricciotti    - 19-01-2003
Cara Emanuela, se permetti rispondo al tuo articolo dedicando a te ed a tutti coloro che hanno lottato e lottano per la LIBERTA' e per far sì che abbiamo e manteniamo nel tempo un'Italia " UNA, LIBERA , INDIPENDENTE E REPUBBLICANA" , una mia poesia, scritta diverso tempo fa per un lavoro fatto a scuola insieme agli alunni del mio Ististuto.


LIBERTA'


Per te ho scelto la trasgressione,

per te mi sono schierato con i più deboli;

a vent'anni ti ho amato così tanto da donarti
me stesso e la vita.


Per te ho lottato e sofferto con dignità,

ti ho cercata ovunque:

nei fienili,

sui monti,

in prigione;

non mi sono mai dato per vinto...

finchè,

un giorno...

avvolta dal tricolore, mi sei apparsa:


finalmente eri mia e di tutti coloro che ti hanno amato,
come ti ho amato io.




P.S. Io non ho vissuto la resistenza, nè ho conosciuto la guerra, ma parlando con mio padre, con mia madre, con i nonni e tutti quelli che sono riusciti a sopravvivere in periodi così bui, la mia anima ha assunto un rapporto empatico con loro. Ascoltandoli, incantata, era come se anch'io fossi stata su quei monti, dentro quelle prigioni, avessi vissuto le loro esperienze. Ed allora l'emozione ha preso il sopravvento e la mia anima si è innamorata della LIBERTA' .
Ilaria