Caro Pasquale
Alba Sasso - 10-01-2003
Ti ringrazio della tua lunga, appassionata lettera.
Mi permetterai, con lo stesso spirito di sincerità, e spero di amicizia, alcune precisazioni e alcune osservazioni. E mi perdonerai se sarò breve nella mia risposta, “ che non abbia per lunghezza a fastidire”, come direbbe Ariosto.
Hai scelto me come polo polemico del tuo discorso, anche se non sono né la prima né l’unica firmataria dell’appello, che vorrei precisare è un invito, nato a Bari, a coordinare le forze e le iniziative di coloro che già in varie forme (incontri, dibattiti, occupazioni di scuole e Università) si stanno mobilitando contro la politica di questo governo sulla scuola, sull’Università e sulla ricerca. Capisco i motivi delle tue accuse e della tua amarezza: i tanti problemi irrisolti della scuola, a cominciare dalla questione docente.
Vorrei però partire da alcuni fatti, solo da alcuni, per rispettare l’impegno della brevità.
Sei davvero convinto che la politica di tagli di risorse e di personale, di blocco dell’autonomia, di riduzione di fondi per l’Università e la ricerca del governo di centro destra non andrà ad aggravare, e di molto, tutte le questioni che tu poni?
Sei veramente convinto che segnali di oscurantismo culturale, lasciami usare questa espressione, come la risoluzione sulla storia (non osteggiata veramente dal governo), la storia dei crocifissi, il ritornare ostinato su temi come l’educazione morale e spirituale, il riproporre continuamente la libertà di scelta delle famiglie, come se l’istruzione fosse un supermarket dove si sceglie la “linea pedagogica”, non rappresentino un pesante ritorno indietro per la scuola italiana?
E non credi che la proposta di legge Moratti, col suo corollario di indicazioni programmatiche e di sperimentazioni pasticciate, metta in discussione proprio l’esperienza e il lavoro faticoso, difficile, oscuro dei tanti che hanno cercato di cambiare la scuola nel corso di questi anni? E penso proprio a quegli insegnanti della scuola dell’infanzia e della scuola elementare di cui tu parli.
E la scuola ipotizzata da Moratti che diminuisce l’obbligo scolastico e prevede percorsi, già alla fine della terza media, separati non occulterà senza risolverli i problemi della dispersione scolastica? Una scuola che non renda forti di cultura e di sapere gli studenti, tutti gli studenti, finisce col mettere in discussione l’uguaglianza del diritto all’istruzione, quel diritto che può permettere a ognuno di affrontare, uso le tue parole, i terremoti della vita.
E infine non ti sembra che la politica del centro destra che ha diminuito i posti di lavoro, che non ha immesso un solo docente in ruolo, che ha messo gli uni contro gli altri precari storici, vincitori di concorso, abilitati nelle scuole di specializzazione alla fine metta in discussione proprio la certezza del diritto per chi aspira a entrare nella scuola e non ti sembra che dietro tutto questo ci sia quella vecchia idea, della compagnia delle opere e dei liberisti estremi, della chiamata diretta da parte delle scuole?
La scuola italiana, caro Pasquale, non è un entità astratta e le condizioni di chi ci vive, docenti e studenti, sono conseguenza, anche , di politiche e di strategie, ma oserei dire di un’idea della società. E, se mi permetti, l’idea di società che il centro destra continuamente propone non mi sta bene, come non sta bene a tanti altri. Come non mi sta bene l’attacco all’indipendenza della magistratura, l’attacco alla libertà di informazione e alla libertà di insegnamento, l’attacco ai diritti primari : all’istruzione, alla sanità, al lavoro, alla previdenza.
Non è tempo di appelli, dici. Ma se la scuola italiana si porta dietro tanti problemi irrisolti questa politica, che impoverisce la scuola pubblica e ne mette in discussione l’autonomia culturale, può solo aggravarli. E allora è tempo di combattere questa politica. Perché le scelte individuali non bastano.
Mi chiedi con un pizzico di brutalità se sono convinta di essermi ispirata, nella mia azione di parlamentare e di presidente del Cidi prima, “ ai veri problemi della scuola”. Non so se ci sono riuscita, ma è quello che ho cercato di fare.
Ma so anche che quando di fronte a problemi evidenti si dice “ci vuole ben altro” ci si sta sottraendo a un impegno e a una sfida. E questo no, non mi piacerebbe farlo.
“Proteggiamo le nostre verità “, diceva Franco Fortini.
Dovremo continuare a discutere, ne sono certa, ma intanto ti auguro anch’io, e con grande affetto, buon anno.

Alba Sasso

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