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Risoluzione
MAGISTRATURA DEMOCRATICA
Sezione di Catanzaro

L'assemblea della sezione riunita a Cosenza il 18.12.2002 ha adottato la
seguente risoluzione.

L'autonomia e l'indipendenza della giurisdizione sono valori cardine del
nostro sistema costituzionale, che affida all'azione di un giudice libero
e senza condizionamenti la garanzia della tutela dei diritti fondamentali
e l'effettività del principio costituzionale di uguaglianza.
L'indipendenza della giurisdizione non è quindi una garanzia di status;
non configura per la magistratura alcuna forma di privilegio o immunità
che la esenti da controlli, verifiche e critiche sul suo operato.
L'indipendenza
e l'autonomia dei giudici sono garanzie funzionali all'attuazione dei
principi
e valori costituzionali attorno ai quali è stata costruita la repubblica
democratica. Ne deriva che i provvedimenti dei magistrati e le motivazioni
che li sorreggono possono essere legittimamente sottoposti all'attenzione
critica della società civile, di organismi politici o istituzionali le cui
osservazioni, anche se aspre e penetranti - quando non si risolvono in
inaccettabili
attacchi personali o in un'opera strumentale di delegittimazione della
giurisdizione
- costituiscono un ineliminabile strumento democratico di verifica dell?uso
che la magistratura ha fatto della sua autonomia e indipendenza.
I recenti provvedimenti cautelari della magistratura cosentina nei riguardi
di alcuni militanti del movimento no global non possono essere sottratti
a questa elementare regola democratica.
Il clamore suscitato dall'iniziativa e i rilievi critici che sono seguiti,
con censure provenienti da diversi ambienti culturali e anche da parti
politiche
contrapposte, lungi dal rappresentare un attacco all'indipendenza dei
giudici
sono valsi a segnalare il diffuso allarme di una società ormai
democraticamente
matura per l'uso, nei confronti di un movimento politico, di norme
illiberali,
retaggio della cultura autoritaria dell'epoca fascista, quali i reati di
cospirazione politica, di propaganda sovversiva, di associazione diretta
a sovvertire l'ordinamento economico dello Stato e a turbare l'attività
di governo.
Magistratura Democratica non può non ricordare che nella storia dell'Italia
repubblicana, anche dopo l'entrata in vigore della Costituzione, i
protagonisti
di movimenti di forte rinnovamento, le cui lotte erano indirizzate ad un
diverso assetto dei poteri economici e politici (si pensi alle prime lotte
dei contadini per la riforma agraria, a quelle degli operai per le libertà
sindacali, degli studenti contro l'autoritarismo, di cittadini e soggetti
collettivi per le libertà personali e politiche, ecc.), siano via via
incappati nelle strettoie di una legislazione illiberale e si siano
scontrati
con lo zoccolo duro di una normativa penale che criminalizzava il dissenso
e la libertà politica, in irriducibile contrasto con i principi
costituzionali.
Magistratura Democratica ha sempre reagito alle iniziative repressive mosse
su tali basi, anche a costo di dolorose fratture all'interno
dell'associazione
dei magistrati e dando finanche vita nel 1970 alla raccolta di firme per
un referendum abrogativo dei reati di opinione, fra cui alcune delle norme
contestate dai magistrati cosentini.
La serena e civile critica del segretario nazionale di MD ai provvedimenti
giudiziari cosentini appare coerente con la cultura istituzionale e politica
di Magistratura Democratica e merita di essere condivisa. La contestazione
di delitti contro la personalità dello Stato nei confronti di militanti
di un vasto movimento che riesce ad imporre nel dibattito politico delle
nazioni i temi della pace, dell'equo sviluppo tra i popoli, della tutela
dell'ambiente, degli effetti perversi della globalizzazione economica non
può che destare, infatti, forti perplessità.
Magistratura Democratica è ben consapevole che spetta solo ai giudici
competenti
nei diversi gradi del giudizio accertare i limiti di compatibilità delle
figure criminose contestate con i principi costituzionali e valutare di
conseguenza i fatti e le singole condotte, in piena autonomia e in serenità
di giudizio. E' convinta inoltre che l'ordinamento consente sempre una
rivalutazione
e la correzione di eventuali errori, come dimostra l'ordinanza del Tribunale
del riesame di Catanzaro, che ha rimesso in libertà i militanti no global
disattendendo l'impianto accusatorio dei provvedimenti cautelari.
E tuttavia MD non può schermirsi dietro il paravento del rispetto della
indipendenza della magistratura per sottrarsi all'obbligo culturale e di
etica politica di rilevare che una iniziativa giudiziaria come quella dei
magistrati cosentini, in quanto fondata precipuamente sulla contestazione
di desuete norme di matrice autoritaria, a suo tempo introdotte con l'unico
scopo di impedire il dissenso e le libertà politiche, presti il fianco
oggettivamente e indipendentemente dalle intenzioni dei magistrati alle
critiche di quanti vogliono considerarla finalizzata non tanto ad accertare
i presupposti necessari per infliggere una sanzione quanto a conseguire
un risultato politico: colpire un soggetto politico, un'idea, un movimento
che si vogliono contrastare per assorbenti ragioni politiche, rispetto alle
quali la ragione penale scade a mero strumento o occasione.
Esprimendo tali preoccupazioni MD non pone in essere alcuna indebita
ingerenza
su un procedimento in corso. Al contrario offre il suo contributo alla
discussione
pubblica su una questione di enorme rilievo in quanto attinente alle libertà
politiche dei cittadini. E in ciò fa leva sulla sua cultura istituzionale
e sui suoi orientamenti ideali ispirati ai valori e ai principi fondamentali
della Costituzione, da sempre parte integrante del suo patrimonio genetico.
A tali valori e a tali principi Magistratura Democratica intende continuare
ad orientare la sua azione e la sua presenza nelle istituzioni e nella
società.

Pacatamente ma con immutata fermezza.

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 ilaria ricciotti    - 12-01-2003
L'indipendenza e l'autonomia dei giudici sono il presupposto per vivere in una società civile e democratica. Lo smantellamento di questi requisiti significherebbe che il nostro stato è in pericolo, che la scritta nei tribunali "LA LEGGE E' UGUALE PER TUTTI"deve essere tolta perchè priva di fondamento.
La Costituzione esiste ancora o ogni suo principio viene quotidianamente cancellato?
Si abbia il coraggio di dire la verità una volta per tutte , senza gettare fumo sugli occhi degli ingenui e di coloro che hanno creduto nei "sani" consigli del gatto e la volpe.
Ilaria