No ad una scuola- impresa
Francesco Paolo Catanzaro - 03-01-2003
L'idea di una scuola- impresa portata avanti dalla destra conservatrice ed industriale, dove se il ritmo lavorativo non è sufficientemente adeguato si prospetta la cassa integrazione o il licenziamento per gli operatori e, chissà, anche la chiusura della fabbrica- scuola, obbedendo ad un ipotetico piano industriale di risanamento non ci convince.
Se l'imprenditore può essere individuato nel Ministro che ha delegato i suoi governatori, che, a loro volta ,hanno affidato ai dirigenti amministrativi e scolastici la gestione delle cellule scolastico- industriali gli operatori cioè i “manuali dell'istruzione” dovrebbero essere gli insegnanti ,contrattualmente individuati assieme al personale ATA, tutti e due espletanti diverse funzioni: una d'intellettual- manipolazione genetica, l'altra meccanico- burocratica o di sorveglianza. E gli alunni cosa sarebbero?
I pezzi da montare, gli elementi da assemblare, le menti da condizionare , gli animi da forgiare secondo la logica del revisionismo storico che se in un certo periodo ha dichiarato qualcosa la smentisce dopo che viene suffragata dal colore politico in voga?
No, non ci stiamo! Non siamo sulla strada giusta! Certamente il pericolo può venire anche quando i dirigenti obbediscono ciecamente all'ideologia per cui sono stati forgiati, abbagliati dai simboli del potere onnipotente e non mettono a proprio agio gli insegnanti nei progetti presentati, dichiarano di non sapere quanti soldi sono presenti nel fondo d'istituto, aspettano di dare il via ad altre operazioni didattiche se prima il Comune che ha stanziato delle somme non abbia versato nelle casse scolastiche tutta la somma...
No, noi insegnanti non possiamo stare a questo gioco. Eppure non ci lamentiamo. Certe volte mi domando se non siamo veramente stupidi a permettere di essere etichettati operai della scuola. Gente che ha studiato una vita, che continuamente si aggiorna, sperimenta nuove tecnologie…poi, però in sede retributiva viene mortificata pur avendo altri esempi europei da cui attingere. Ora pure la politica dell’imprenditorialità scolastica…Ma mi facciano il piacere…avrebbe gridato Antonio de’ Curtis in arte Totò. Gli imprenditori facciano gli imprenditori, magari facciano anche i politici, aspirino pure al soglio pontificio… Ma la scuola la lascino agli insegnanti. Che si sono formati per attivare momenti educativi e non politiche imprenditoriali ed industriali oppure sperimentazioni di catena di montaggio umana. (Tempi Moderni di Charlie Chaplin docet).

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