Cosa penso della DAD ...ovvero didattica a distanza, ultimo effetto collaterale del COVID19.
PAOLA FRAU - 26-03-2020

Guardandomi intorno, grazie ai media, al web ai social ecc. vedo atteggiamenti diversi in riferimento alla situazione della scuola , si va dal docente gasato , euforico direi, cioè felice di poter usare il mezzo che consente di fare il proprio lavoro a distanza , al docente che si oppone totalmente a questo tipo di didattica con un ventaglio di motivazioni plausibili, anche giuste in alcuni casi , ma apparentemente deboli se rapportate alla grave emergenza attuale .Non voglio commentare la notizia di docenti che costringerebbero gli studenti a bendarsi in videoconferenza per interrogarli, perché se fosse vero è una notizia che si commenta da sé e che racconta di" perversità" che andrebbero sanzionate.
Come sempre l'analisi del problema va fatta con il buonsenso che dovrebbe caratterizzare noi adulti e la migliore soluzione sta nella mediazione.
Devo dire che la didattica a distanza mi permette oggi di avvicinarmi un pochino alla normalità del "fare delle cose" quotidiane, semplici, come lavorare e potermi prendere cura di qualcuno, oltre la mia famiglia, normalità di cui io personalmente ho bisogno per mantenere un equilibrio, visto l'incubo in cui siamo precipitati.
Da anni sono accessibili diverse piattaforme, ma sono sempre state quanto di meno democratico si potesse attuare nella scuola, considerato che non c'è uguaglianza di mezzi disponibili per tutti gli studenti
Cito un esempio per tutti: We school, piattaforma utile per lo scambio di materiali con gli studenti, per la più agevole distribuzione di appunti, testi, video, ecc., ma con limiti di capienza e con qualche difficoltà di accesso a seconda del supporto usato dagli studenti. Ho fatto ricorso a We school per dare ai ragazzi materiali di supporto alla didattica in aula, o anche solo per fare una verifica formativa o una esercitazione a casa, quando a scuola era impossibile far fotocopie, ma nel momento in cui ho cercato di far accedere tutti gli studenti, una parte di loro per problemi di connessione è rimasto fuori e ha avuto bisogno di soluzioni alternative. Nella mia scuola molti anni fa si arrivò a toccare il fondo quando ci fu impedito di fare fotocopie perfino per i compiti in classe. I miei colleghi ricorderanno che si chiedeva ai docenti il versamento di 5 euro per poter avere un codice valido per fare un tot di fotocopie , e i docenti come la sottoscritta che si ribellarono a tale indegna soluzione furono costretti a pagare le fotocopie presso un centro esterno alla scuola ; in alcuni casi si ovviava al problema con scambi di fotocopie tra colleghi ; tra medici sarebbe stato come dire "ti do 5 siringhe se mi dai tre paia di guanti". Era in effetti una situazione simile a quella in cui si dice a medici e infermieri di comprare le mascherine e i guanti ecc., per lavorare in ospedale. Ma, mentre nella sanità la notizia giustamente fa clamore, nella scuola a nessuno è mai interessato questo problema. Così ci si organizzava e per poter dare ai ragazzi dei materiali integrativi si ricorreva o alle mail o ad una qualsiasi alle piattaforme come We school.
In quei frangenti è stato un modo per risolvere carenze del sistema scuola, ma non ha mai sostituito la didattica in classe, cioè la cosiddetta aula virtuale non sostituiva l'aula fisica, perché non c'era mai stata necessità, fino ad oggi. Ora siamo in una evidente emergenza generata dal coronavirus.
Per riprendere il filo del discorso iniziale la didattica a distanza oggi non può essere solo un invio continuo di materiali e materiali e ancora materiali , fino a sommergere i nostri studenti , ma dovrebbe essere un punto importante per mantenere un contatto con loro , per fargli sentire che la scuola c'è , ma soprattutto per avere una continuità di relazione , quella relazione che , grazie al cielo , nella " buona scuola" della dematerializzazione , almeno tra docente e studente è rimasta FONDAMENTALE. Non sto qui a ricordare cosa sia la relazione tra docente e studente, e che peso abbia anche nel percorso di crescita di un bambino o adolescente, ognuno di noi può rammentare i suoi trascorsi scolastici e quanto hanno contato per la nostra formazione certi insegnanti.
Voglio qui invece affermare che la didattica a distanza deve avere solo carattere di mezzo straordinario, necessario adesso, in condizioni di grave emergenza, in situazione "straordinaria".
La sua dubbia efficacia in termini di effettivo svolgimento del nostro lavoro e di risultati oggettivamente misurabili per ogni studente, mi fa dire che è un surrogato della didattica in aula, che invece è basata sulla relazione e interazione tra docente e studente ; didattica in aula che costringe entrambi ad essere " sinceri" , a mettersi a confronto senza nascondersi dietro ad uno schermo, poiché lo schermo (schermo di un pc nella migliore delle ipotesi, ma più spesso di un telefono), per forza di cose offre una visione parziale della situazione.
Pertanto, smorzerei gli entusiasmi dei miei colleghi più euforici, e aggiungerei che chi invece, pure se consapevole dei limiti di tale modalità, decide di attuarla lo fa volontariamente. Direi al Ministro e ai suoi funzionari, e a quei dirigenti mossi da manie di controllo, che i docenti d'Italia senza bisogno di imposizioni ma usando il buonsenso e i mezzi" personali "a disposizione di ciascuno, stanno provvedendo in silenzio. Alcuni certo esagerano, come quelli mossi da frenesia valutativa che agiscono insensatamente, (come se al momento il problema principale fosse non poter mettere voti nel registro), o quelli che scaricano sui ragazzi le loro lezioni virtuali senza trovare una giusta misura; c' ė anche il docente che spera che l'anno scolastico venga dilatato e che al momento non usa alcuna piattaforma o metodologia per la DAD. Ma devo dirlo al Ministro e ai dirigenti, sono casi che rientrano nella norma laddove si riconoscano tutte le carenze in termini di relazione, integrazione, socializzazione, apprendimento, condivisione, ecc.ecc.. Senza mettere la testa sotto la sabbia e fingere che tutto sia normale e che il non poter mandare i bambini e i ragazzi a scuola sia il problema principale per le famiglie, e dico questo pur nella certezza che la scuola sia il primo avamposto da cui si misura il livello di "normalità" della vita dei cittadini e di equilibrio sociale.
Quindi al momento non potendo sapere se e quando rientreremo in aula , sperando che l'emergenza rientri al più presto , vorrei che ognuno facesse la sua parte in assoluta libertà e autonomia , nel rispetto degli altri , perché davanti al dramma della salute , delle morti in famiglia , della perdita del lavoro, della precarietà della vita di tutti , ingigantita dal virus , il problema di avere un voto in più sul registro o di terminare il "programma" ad ogni costo è infinitamente piccolo .
Abbiamo anche in questa situazione una possibilità di scelta: noi docenti possiamo scegliere di essere finalmente più coesi tra noi, più consapevoli del nostro vero ruolo, meno genuflessi davanti ad ogni decisione che arriva dall'alto, magari potremo scegliere di fidarci un po' di più degli studenti, come i dirigenti scolastici e il Ministro potrebbero scegliere di svolgere principalmente il ruolo di coordinatori e di fidarsi di più degli insegnanti.



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