Dedicato a Rosa Maria Dell'Aria
Giuseppe Aragno - 21-05-2019


115_Tvk8jthumbSalvini non è un uomo colto. Non a caso fino al 2018 ha vissuto come cittadino di un Paese che non c'è - la Padania - e ha diretto un partito che ne chiedeva la separazione dall'Italia: la "Lega Nord per l'indipendenza della Padania".
Cresciuto nella convinzione che la Liguria, il Piemonte, la Lombardia, l'Emilia e le Venezie costituissero una comunità di valori armonici, un'unica realtà geografica, economica, storica e - ciò che più conta - etnica, si è poi convertito a un tragicomico nazionalismo italico, cambiando così cittadinanza e razza. Oggi infatti non è più figlio dell'inesistente etnia padana, con i suoi codicilli celtici, transpadani e cispadani, la sua identità economica, produttiva e linguistica.
Svanito il razzista secessionista, è nato dal nulla il difensore dell'etnia italiana, minacciata da fantomatiche orde di barbari immigrati. Ministro di polizia della Repubblica ieri rinnegata, Salvini è ossessionato dalla difesa dell'identità culturale italiana e se la prende con l'Europa alla quale, in realtà, è molto più vicino di quanto creda. Certo, per secoli l'Europa ha affermato il diritto di emigrare e Kant riconobbe quello di immigrare, facendo appello a una universale ospitalità garante di una pace perpetua. Quell'Europa, però non esiste più e oggi l'antico diritto è diventato un delitto.
Salvini non lo sa, ma non inventa nulla. Dice semplicemente, con la brutalità di un ignorante, ciò che pensano le classi dirigenti dell'Unione Europea, imbarbarita da una sempre più iniqua distribuzione della ricchezza: il diritto di emigrare non è mai stato un principio di civiltà, ma la copertura legale del colonialismo. Oggi, che i popoli colonizzati premono ai confini dei privilegi occidentali, quel diritto è ovunque negato, costi quel che costi, anche un ritorno al nazifascismo.
Il capo degli autonomisti settentrionali non è in grado di fare ragionamenti complessi, ma lo guida l'istinto; non  sa, ma sente che le ragioni profonde del suo razzismo - ieri padano, oggi italiano - non derivano dall'emigrazione, ma nascono dalla necessità feroce di difendere privilegi. E' per questo che ripete la solfa del negro stupratore, punta il dito sulla minaccia dei Rom, cavilla sul clandestino economico, lancia quotidianamente lo slogan dello straniero pericoloso e se occorre fa esplodere il caso della docente che non ha sorvegliato gli studenti. Da perfetto ignorante, si affida all'istinto: guai se gli insegnanti riusciranno a far capire agli studenti che il razzismo è un'invenzione del capitalismo, un'esigenza del neoliberismo che difende il diritto di sfruttamento.
Se il leghista istintivamente capisce che la sinistra si è suicidata quando ha inseguito la destra sui temi della formazione e attacca chi fa scuola come si deve, a noi tocca difendere in ogni modo Rosa Maria Dell'Aria: la sola via d'uscita dalla tragedia che viviamo passa per la capacità che avremo di coltivare intelligenza critica e libero pensiero. E' questa la prima e forse l'ultima trincea.



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