Alla Scuola con gli anticorpi, alla scuola che non accetta e si vergogna
Cobas Napoli - 31-01-2019

Con la chiusura dello SPRAR di Riace, capofila nei progetti italiani, divenuto modello di inclusione riconosciuto a livello internazionale grazie al coraggioso lavoro del sindaco Mimmo Lucano, si manifesta in piena evidenza la matrice persecutoria delle politiche adottate, dal governo attuale e da quelli che l'hanno preceduto, nei confronti dei migranti e dei settori legati all'accoglienza e alla cooperazione. 
Una politica vile e disumana che, in palese violazione dei principi fondanti della civile convivenza, assurge a legge dello Stato con il decreto "insicurezza" voluto dal ministro Salvini. 
Una legge fatta di sgomberi e deportazioni, che mostra tutto il suo machismo, la sua cecità e la sua disumanità con il recente trasferimento coatto di alcune centinaia di richiedenti asilo dal CARA di Castelnuovo di Porto: uomini, donne e bambini trasferiti senza preavviso e senza conoscere le loro destinazioni, alcuni lasciati letteralmente in strada da un giorno all'altro, senza tenere in alcun conto le diverse situazioni giuridiche e personali, rischiando di scatenare quei problemi sociali e di ordine pubblico che il ministro degli Interni afferma di voler eliminare. 
Inoltre, in contraddizione con la martellante retorica del "prima gli italiani", un'altra conseguenza di questa operazione, per la quale viene mobilitato addirittura l'esercito, è il fatto che un centinaio di lavoratori/trici - in gran parte autoctoni - che operavano nel Cara e nelle attività ad esso collegate, rimarranno ora senza lavoro. 
Tutto questo accade mentre in tutte le scuole d'Italia i docenti e le docenti sono impegnati nella preparazione delle manifestazioni per il Giorno della Memoria. 
Abbiamo il dovere di esercitare la memoria. Quindi ben vengano i cartelloni con le stelle gialle e i racconti dei bimbi con i pigiami a righe, ma solo ad alcune condizioni, per non ridurre la Storia, spezzandone il legame vitale con il presente e il futuro, ad innocuo quadretto di maniera. 
Che si spieghi, ad esempio, che i campi di concentramento esistono ancora, sulle coste della Libia, per tenere lontano dai nostri occhi le atroci violenze cui sono sottoposti uomini e donne che fuggono da guerre, fame, persecuzioni e catastrofi ambientali, per trovare futuro in quegli stessi Paesi che sono in gran parte responsabili delle cause che li spingono a migrare! 
Che si spieghi, ad esempio, che il filo spinato e i forni crematori sono stati strumenti del XX secolo e che a noi, sì a NOI, basta il mare. 
Che si spieghi che oggi, nel 2019, si separano gli uomini dalle donne, si portano via i bambini e le bambine da un centro di vera accoglienza e, in nome della sicurezza, li si getta in strada come rifiuti umani. 
Che si spieghi che domani, sempre nel 2019, nelle classi di quelle bambine e di quei bambini ci saranno dei banchi vuoti, perché sono nere e neri, e soprattutto perché non sono italiani e italiane. 
Ricordare significa impedire che il non umano ritorni e non accettare che cambino solo i personaggi di una storia ugualmente atroce, ugualmente non umana. 
Crediamo che in questo momento storico, in cui la marea nera della barbarie sta pericolosamente dilagando, la Scuola abbia il dovere inderogabile di ripristinare i principi e i valori costituzionali, che prevedono la rimozione - non la creazione! - degli ostacoli al pieno sviluppo della persona umana. 
Crediamo che avere memoria, ricordare, significhi in prima istanza riconoscere e contrastare - prima che sia troppo tardi - la deriva razzista di una storia che rischia di ripetersi. Invitiamo pertanto tutto il personale della scuola ad accompagnare gli studenti e le studentesse di ogni ordine e grado nella complessa e purtroppo dolorosa ma ineludibile lettura critica di un presente in cui si spaccia l'accanimento contro gli ultimi, i più deboli, per difesa di una presunta identità nazionale che si costruisce sulla falsa opposizione tra gli italiani e non italiani, tra un noi e loro costruito con l'intento di dissimulare il solo autentico distinguo che governa le relazioni tra gli uomini: quello tra chi sfrutta e chi è sfruttato. 


COBAS NAPOLI


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