L'Unione Europea e Salvini: lesa umanità
Giuseppe Aragno - 06-01-2019


crimini

A Norimberga, quando non fu possibile negare, la strategia difensiva di chi aveva internato, torturato e ucciso milioni di Rom, omosessuali, testimoni di Geova, ebrei e oppositori politici, si fondò su due elementi legati tra loro: Esistevano leggi, ispirate peraltro a principi, quali il primato della nazione (prima i tedeschi e i loro valori... prima gli italiani e i valori dalla patria...) e di conseguenza il dovere di eseguire ordini superiori. In questo senso, si disse, è un'intera nazione ad aver compiuto un crimine, non un singolo individuo, perché, fino a quando non intervenga una regola nuova che cancelli quella vecchia, non c'è che l'obbedienza. 

Non si può disobbedire al decreto Salvini, si sente dire da un po' come fosse Vangelo. Occorre obbedire. Pazienza se i diritti umani sono calpestati e si giunge al crimine. C'è chi fa le leggi e chi obbedisce. Si difesero così anche i nostri militari, che nei Balcani, dove infuriava la guerra partigiana, rastrellarono e internarono la popolazione, maltrattarono i prigionieri, bruciarono villaggi assieme agli abitanti e fecero strage di donne, vecchi e bambini.
Bisognava obbedire.
Oggi sappiamo che quelle leggi, quegli ordini, quel presunto primato erano solo il frutto malato di una inaccettabile e colpevole obbedienza, la giustificazione legale e immorale di crimini contro l'umanità. Le regole che vorrebbero imporci Salvini, prima di lui Minniti e la ferocia neofascista dell'Unione Europea non sono altro che questo: la giustificazione legale di un genocidio.
Disobbedire perciò non è solo un dovere, ma il solo modo per non rendersi complici.



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