Contratto scuola, lasciateci con il contratto scaduto!
Gianfranco Scialpi - 19-01-2018

La trattativa contrattuale sta volgendo al peggio. E' difficile trovare un aspetto favorevole alla categoria. I segni meno e più non rimandano a un profilo costituzionale dove ad esempio ad ogni prestazione corrisponde un adeguato riconoscimento economico. A questo si aggiunge anche il probabile mancato rispetto degli impegni (preintesa contrattuale 30 novembre 2016). Le proposte avanzate dall'Aran, fatte anche di rifiuti e chiusure, vanno in questa direzione.
Sinteticamente:
1)"straordinario obbligatorio" a fronte di una incerta retribuzione e di durata degli incarichi;
2) inasprimento delle sanzioni disciplinari;
3) chiusura sulla possibilità di tornare a una situazione prima del 2009 ( Decreto Brunetta);
4) incertezza sulla media degli 85 € lordi nel triennio, che non saranno sostenute dalle risorse attualmente perviste dalla Legge 107/15
5) attività di formazione gratuite per l'inserimento nelle ore funzionali.
Se questo è il quadro, sicuramente punitivo e da "regolamento dei conti" allora è consigliabile rimanere con il profilo giuridico ed economico del contratto di otto anni fa. Non è il migliore, ma sicuramente non il peggiore! Qualcuno storcerà il naso, non vedendo nella propria busta paga gli arretrati e il contributo ( è difficile definirlo "aumento"), sicuramente però sarà salva la nostra dignità.
Si profila un possibile contratto coerente con il dettato economico-finanziario della contrazione dei diritti, e dell'espansione invece dei doveri e dei carichi lavorativi. L'ultimo esempio della presenza fastidiosa della crematistica aristotelica e che oggi si declina nella versione postmoderna attraverso l'espressione dell'ottimizzazione delle risorse. L'ultima espressione di un limite dell'euro che impedendo la svalutazione della moneta, "scarica" questa rigidità sulla riduzione dei salari e l'aumento dei carichi di lavoro. Si prospetta un profilo al ribasso , difficile da accettare per la maggior parte dei docenti. Si sta definendo uno scenario scivoloso e inclinato verso l'azzeramento della passione, o per dirla con B. Spinoza, delle "passioni tristi"
A questo punto non resta...
Vedremo i sindacati alzarsi e salutare l'Aran? La situazione porta a questa inevitabile conclusione. Lo faranno? Me lo auguro! E' strano che non lo abbiano ancora fatto!





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