La scuola e la guerra.
Francesco Paolo Catanzaro - 30-12-2002
Guerra: parola che gli uomini hanno talmente dentro la loro coscienza tanto da dimenticarne il vero significato. Obbrobrio umano, farneticazione irrazionale che continua a serpeggiare nelle menti degli uomini che vorrebbero annientare i fratelli, consci della loro superiorità . Ma di questi scenari non ne abbiamo avuti tanti nei secoli? Non abbiamo avuto stermini di popoli, genocidi industriali, annientamento nella deportazione, cancellazione dell'umanità e del segno divino che è in noi? Cosa sono stati i campi di sterminio, le riserve indiane, la fine di popoli sotto il peso delle nuove invasioni?
Eppure sembra che tutti vogliano la pace! Se intervistassimo anche quei Grandi che preparano guerre a tavolino, obbedendo alla logica del più forte o della vendetta calcolata, ci sentiremmo dire che la pace è l'unica via di salvezza dell'umanità. Intanto le armi si nascondono agli ispettori ONU, Bush ne fa sperimentare di nuove, arma i suoi Rambo per la controffensiva verso l'Iraq, Saddam dice che la sua politica è di tipo democratico mentre fa uccidere i suoi oppositori, Bin Laden farnetica dicendo che Dio vuole la guerra. Ma quale dio può voler la guerra se porta dolore e morte agli uomini? E la scuola cosa fa mentre l'opinione pubblica va assistendo a tali burattinate ma pericolose azioni contro l'umanità.? Fa studiare la storia ai suoi alunni , fa capire che la guerra è morte e distruzione. E tutto si risolve in queste azioni didattiche? Bisognerebbe portare avanti una più energica campagna contro la guerra, schierarsi come i neutralisti o meglio i pacifisti durante gli anni della prima guerra mondiale, gridare il nostro sdegno verso quei politici che obbediscono alla logica della violenza. Soltanto dovremmo far capire ai nostri alunni che quei politici li abbiamo eletti noi credendo che potessero portare avanti le nostre speranze di pace e di serenità mondiale. Dobbiamo far capire ai nostri discepoli che votare un rappresentante del popolo non è solo dar un voto distratto durante le elezioni ma valutare bene che la sua azione coincida con le nostre idee.
Dobbiamo portare avanti un'Educazione alla pace che possa risvegliare le coscienze e possa far riflettere sulla brutalità della guerra anche alle nuove generazioni perché il pericolo sta anche nella perdita della memoria. Passate le generazioni che hanno vissuto le atrocità della guerra ne nascono altre che potrebbero commettere gli stessi errori dei padri. Ecco bisogna coltivare la cultura della memoria e l'educazione alla pace per sperare di avere una generazione che rifiuti le azioni di Saddam , di Bush, di Bin laden, dei Kamikaze, di Sharon, di Arafat e possa portare avanti una politica di pace nel rispetto delle civiltà, delle religioni e dei costumi altrui.


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