L'atomica nel piatto!
Angelo Baracca - 30-12-2002
GUERRA NUCLEARE
In cambio di petrolio …
...bombe nucleari, chimiche e batteriologiche!


L’allarme lanciato da Giancarla Codrignani su Mosaico di Pace di novembre, richiamandosi a BASIC, è agghiacciante ma corrisponde pienamente alla strategia della potenza imperiale: la quale ha incluso tra le proprie opzioni l’“Attacco Preventivo” (un mostro giuridico, che stravolge le fondamenta del Diritto Internazionale e della Carta Costitutiva dell’ONU, oltre a costituire un delitto contro l’umanità), ed è decisa a sferrarlo contro l’Iraq; mentre un documento della Casa Bianca di dicembre dichiara apertamente che gli USA useranno le armi nucleari di fronte alla minaccia di armi di distruzione di massa (e che cosa l’Amministrazione intenda per “minaccia” è dimostrato dalla sua posizione sull’Iraq), e il 60 % dell’opinione pubblica americana sembra approvare questa opzione. Senza contare che Israele probabilmente non aspetta che l’occasione buona per dare una lezione nucleare esemplare a quel paese, che serva per tutti i paesi arabi. La situazione è drammatica, e può diventare apocalittica: il rischio di guerra nucleare è molto più concreto che durante tutti gli anni della Guerra Fredda.

Nuove armi di distruzione di massa

Non si tratta solo di parole: gli Stati Uniti stanno rinnovando il proprio arsenale di armi di distruzione di massa – nucleari, chimiche e batteriologiche – mentre sviluppano armi convenzionali ad alta tecnologia sempre più micidiali, e cercano di rendere il proprio sistema offensivo invulnerabile accelerando il dispiegamento della “Scudo” antimissili. In un bilancio militare da capogiro (schizzato in quattro anni da 250 a più di 400 miliardi di dollari: circa un terzo del Pil dell’Italia, un vero insulto alla fame e alla povertà nel mondo), gli investimenti per nuove armi nucleari superano abbondantemente la spesa annuale media degli anni della Guerra Fredda. I Trattati START hanno effettivamente ridotto la consistenza quantitativa degli arsenali nucleari strategici americano e russo a circa un decimo (5.000-6.000 testate) rispetto ai massimi del passato, ma mentre Mosca non potrà mantenere più di 1.000-1.500 testate efficienti (e il suo sistema di satelliti di allarme è decrepito e parzialmente cieco), Washington sta rinnovando completamente le proprie testate. Si va da un mega-progetto di super-computers per simulare i test nucleari, su cui lavora anche la Gran Bretagna, allo sviluppo della futuristica “nanotecnologia”, che consente di controllare insiemi di pochi atomi, con un salto di un fattore 1.000 rispetto alla “microtecnologia”, che controlla insiemi di migliaia di atomi: guarda un po’ a cosa servono le rivoluzioni tecnologiche e il progresso della scienza?
Allo stesso tempo gli USA hanno letteralmente affossato la Convenzione sulle Armi Batteriologiche del 1972, bocciando la bozza di Protocollo sulle Ispezioni faticosamente messo a punto nel 2001 a Ginevra, e rifiutano anche le ispezioni per le verifiche della Convenzione sulle Armi Chimiche del 1997, rendendola così inoperante: non possono tollerare controlli alle proprie industrie chimiche e biotecnologiche! Essi si considerano sempre al di sopra di qualsiasi norma, che sono invece pronti a pretendere, anche pretestuosamente, da chiunque altro. Intanto sono impegnati a sviluppare in gran segreto nuovi aggressivi chimici e batteriologici (le famose “lettere all’antrace” dopo l’11 settembre riconducevano a laboratori statunitensi), sotto il pretesto di sperimentarli a scopi difensivi: ma la produzione di tali aggressivi viola comunque le Convenzioni suddette. Vanno di gran moda gli aggressivi “non letali”, di cui ha fatto bella mostra Putin per … liberare gli ostaggi: ma vi sono forti indizi che Washington abbia usato (per lo meno) aggressivi allucinogeni nella Guerra del Golfo del 1991 (ma non dimentichiamo i defolianti e il famigerato “agente orange” usati in Vietnam), mentre sostiene apertamente che l’uso di aggressivi incapacitanti per controllare prigionieri di guerra o disordini civili non viola la Convenzione (del resto a Genova nel luglio 2001 la polizia italiana esplose contro la folla 6.200 proiettili lacrimogeni caricati con una sostanza detta CS, che è un effettivo aggressivo chimico).
Come se non bastasse, sono state messe a punto tecniche capaci di modificare le condizioni meteorologiche, generando uragani, inondazioni o siccità, cioè distruzioni indiscriminate, a fini militari: altro che Protocollo di Kyoto!

Convivere con la guerra nucleare

Nel marzo del 2002 Bush Jr. ha autorizzato la realizzazione di “mini-testate” nucleari penetranti, per distruggere rifugi sotterranei rinforzati. Ma la proposta era sul tappeto da vari anni: è molto probabile che i grandi Laboratori Militari ci stessero lavorando alacremente (in barba ad una legge che vietava lo sviluppo di testate di potenza inferiore a 5 chilotoni). Per quanto riguarda tutte le tipologie di armi di distruzione di massa non vi è dubbio che gli Stati Uniti stanno alacremente sviluppando tecnologie nuove, che ne consentano l’uso senza violare (formalmente) i trattati esistenti, cancellando la distinzione fondamentale rispetto alle armi convenzionali (anche perché queste, a loro volta, diventano sempre più terribili, e si sovrappongono agli effetti delle prime): questo solleva tremendi interrogativi, perché gli effetti distruttivi si riverseranno sull’umanità intera completamente ignara. Del resto, ciò è già avvenuto, con i proiettili ad uranio depleto, o con i bombardamenti delle industrie chimiche di Pancevo e Novy Sad, che hanno rovesciato nell’ambiente tonnellate di sostanze simili agli aggressivi chimici, e stanno provocando sulle popolazioni effetti analoghi (ma non dimentichiamo Seveso nel lontano 1976, e poi Bhopal, veri “crimini di pace”).
Le “mini-testate” nucleari sollevano interrogativi inquietanti, coperti dal silenzio della stampa e della comunità scientifica. Una bomba nucleare a fissione richiede infatti una “massa critica” di uranio o di plutonio (non nota ufficialmente, dipendente dalla tecnica usata, ma probabilmente non inferiore al kg), e non può quindi avere una potenza esplosiva minore di un certo minimo; una bomba termonucleare, che utilizza la fissione di nuclei leggeri , deve d’altronde essere innescata da una bomba a fissione per generare la temperatura necessaria. Sembra quindi legittimo sospettare che, per realizzare le annunciate “mini-testate”, o addirittura “micro-esplosioni” (da meno di una tonnellata a decine di tonnellate di esplosivo equivalente, a fronte dei kt, migliaia di tonnellate, delle testate attuali) utilizzando la “nanotecnologia”, i grandi Laboratori Militari abbiano già messo a punto qualche processo fisico di tipo nuovo, che non rientra nella fisica nucleare standard: naturalmente tutto sarebbe rigidamente classified e qualsiasi supposizione sulla sua natura sarebbe azzardata. La “comunità scientifica” è pronta a negare qualsiasi cosa non rientri nelle conoscenze scientifiche ufficiali assodate, per difendere la propria autorità e il proprio potere: ma la ricerca militare è molto più spregiudicata. Ma allora, perché non dovrebbero queste micro esplosioni essere già state realizzate, ed utilizzate nelle guerre dell’ultimo decennio? Gli effetti disastrosi dei proiettili ad uranio depleto sembrano innegabili, anche se gli organi d’informazione li coprono accuratamente: ma è plausibile che effetti così drammatici (la maggioranza dei veterani americani e britannici e la loro prole affetti dalla “Sindrome del Golfo”, anche se hanno influito anche altri agenti) siano dovuti semplicemente alla radioattività sprigionata dall’uranio nell’ambiente? Vi sono anche testimonianze dirette, pur se messe ai margini dagli organi di informazione e dagli ambienti politici, che i carri armati colpiti dai proiettili a uranio depleto non siano semplicemente perforati, ma rimangano profondamente deformati, ed intensamente radioattivi. Viene da chiedersi se l’esplosione dell’uranio depleto, nella configurazione dei proiettili, non inneschi in realtà qualche processo nucleare di tipo nuovo, molto più micidiale di un’esplosione chimica e della radioattività naturale dell’uranio: la guerra nucleare sarebbe già in atto! Del resto, perché gli Stati Uniti non hanno utilizzato i proiettili ad uranio depleto prima del crollo dell’Unione Sovietica (che possedeva anch’essa questa tecnologia, ma vigeva ancora il regime della dissuasione reciproca)?
Insomma, probabilmente non è necessario aspettare di vedere il “fungo” atomico, o i corpi sfigurati per preoccuparsi dell’uso di testate nucleari o di aggressivi chimici o batteriologici: il dubbio atroce - che dovrebbe cominciare a togliere il sonno anche agli scettici ed agli indifferenti - è che il confine tra guerra convenzionale e metodi di distruzione indiscriminata e di massa sia già stato oltrepassato in modo più efficace e senza tanto clamore; cioè che siano già stati messi a punto e utilizzati nell’ultimo decennio esplosivi ed aggressivi segreti di tipo nuovo, i cui effetti mortiferi si producono in modi meno vistosi, ma non per questo meno micidiali.
La comunità internazionale copre pervicacemente la “Sindrome del Golfo” (ma anche “dei Balcani” e con ogni probabilità “dell’Afganistan”) e il tragico aggravamento delle condizioni di salute e di vita delle popolazioni colpite dalle “guerre umanitarie”. È una complicità che non convince. D’altra parte il movimento pacifista corre il rischio di battersi su obiettivi superati dai fatti. Comunque sia, è ormai la guerra di per se ad essere di distruzione indiscriminata e di massa!

Fino all’ultima goccia di petrolio

Ma perché il crollo dell’URSS ha prodotto tutto questo, anziché un mondo più pacifico ed equilibrato? I motivi della protervia imperiale di Washington, divenuta l’unica super-potenza, sono certo molteplici e complessi, e sono stati analizzati da molti autori. Tra tutti, però, il petrolio costituisce senza dubbio la motivazione principale (basti pensare al diverso atteggiamento di Washington rispetto ai sospetti su Saddam ed ai programmi militari dichiarati della Corea del Nord). Vi è un dato, che la maggior parte degli analisti sembra ignorare. Le riserve mondiali di petrolio possono essere ingenti, ma il ritmo di estrazione (barili al giorno) sta per raggiungere un picco massimo, nel breve giro di una decina di anni, dopodichè incomincerà inesorabilmente a diminuire: le previsioni realistiche sono che verso il 2050 il petrolio estratto annualmente sarà più o meno la metà di quello attuale. Questo limite di estrazione, infatti, non è dovuto all’esaurimento dei depositi naturali: per ogni pozzo, o area petrolifera, il ritmo di estrazione aumenta rapidamente dopo l’inizio del suo sfruttamento, ma raggiunge un massimo, dopo il quale diminuisce, perché occorre spendere sempre più energia per ogni barile che si estrae, finché si raggiunge un limite, quando il pozzo è tutt’altro che esaurito, oltre il quale per estrarre il petrolio occorre più energia di quanto esso ne contiene; l’estrazione del petrolio nel territorio degli USA ha raggiunto un picco nel 1971 e cesserà del tutto tra pochi anni. Queste sono le previsioni oggi più accreditate (chi è interessato può consultare vari siti, come: ). Con queste prospettive appare chiara la determinazione degli Stati Uniti di controllare direttamente le aree petrolifere e i corridoi di comunicazione: si sa che dopo l’Iraq (e il rovesciamento di Chavez) l'obiettivo successivo sarà l’Iran, per avere il controllo totale dell’enorme area che va dal Mediterraneo all’Afganistan e ai confini della Cina (l’avversario di domani), comprendendo il Caucaso e le Repubbliche asiatiche ex-sovietiche. È una guerra senza quartiere, che val bene il disprezzo di qualsiasi norma internazionale ed il ricorso a qualsiasi arma. Stupisce che i Governi europei non capiscano che quando le risorse mancheranno davvero toccherà anche a loro essere messi bbrutalmente da parte.

Angelo Baracca
Dipartimento di Fisica, Università di Firenze:
La fissione è il processo in cui un nucleo pesante (uranio-235, plutonio-239) assorbe un neutrone e si scinde in due nuclei più leggeri, emettendo energia e due o tre neutroni: questi possono a loro volta scindere altri nuclei; se la massa del materiale "fissile" è abbastanza grande perché più di un neutrone in media per ogni fissione non sfugga all'esterno, si genera una reazione a catena, che produce la fissione di tutto il materiale, sprigionando un'enorme quantità di energia. Il valore di questa massa critica dipende dalla configurazione e dal meccanismo dell'esplosione convenzionale che innesca la reazione a catena, ma non può venire ridotto a piacere: questi dettagli sono segreti. Nelle bombe nucleari a fissione la reazione a catena avviene in modo incontrollato, sprigionando tutta l'energia in una frazione di secondo; mentre nei reattori nucleari la reazione avviene in modo controllato, e libera l'energia poco a poco.
La fusione è invece il processo in cui due nuclei leggeri (deuterio, litio) si uniscono, liberando energia; perché il processo si inneschi, i due nuclei devono avvicinarsi a distanze piccolissime, vincendo la repulsione elettrica tra di essi: questo può avvenire quando la sostanza è riscaldata a temperature dell'ordine del milione di gradi. Tale condizione si ha ordinariamente nei nuclei delle stelle, mentre in una bomba termonucleare ("bomba H") questa temperatura è provocata dall'esplosione di materiale fissile: queste bombe sono quindi sempre a fissione-fusione.
Il nucleo fissile dell'uranio è quello che contiene 235 protoni-più-neutroni: esso è appena lo 0,7 % dell'uranio naturale. Per le bombe a fissione occorre quindi arricchire l'uranio naturale nel contenuto di uranio-235; lo scarto dei processi di arricchimento è uranio depleto, poiché ha un contenuto di questo nucleo inferiore all'uranio naturale. Esso è composto quasi esclusivamente di uranio-238, un nucleo radioattivo che si disintegra emettendo particelle alfa (nuclei di elio).
Ma anche l'uranio che è stato "bruciato" nei reattori nucleari (combustibile esaurito) ha un contenuto residuo minimo di uranio-235: vi sono forti indizi che anch'esso venga utilizzato nei proiettili. Ma in questo caso si tratta di materiale in cui, malgrado i processi di ritrattamento, possono essere presenti residui di nuclei radioattivi dalla fissione e plutonio.

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