Mettiamolo in chiaro subito, ragazzi: Mentana e soci non sono la Bibbia
Giuseppe Aragno - 08-04-2017
«Così il dittatore impara una volta per tutte! Un bel bombardamento e i gas non li userà più!»...
Questo produce il meglio della compagnia nella scuola d'oggi, ma non è poco come pare, perché, nonostante tutto, pensa. Al professore tocca il compito decisivo di fornire le due, tre nozioni di storia da cui partire e poi stimolare la riflessione.
«Mettiamolo in chiaro subito, ragazzi: a) Mentana e soci non sono la Bibbia; b) noi abbiamo una Costituzione; c) voi non dovete immaginare la storia come fosse il catalogo dell'antiquario. Io sono il vostro passato e voi siete il futuro di chi vi ha preceduti. E' una cosa ben viva e presente».
C'è da fare i conti con lo sconcerto, prevedere la fatica di chi nuota contro corrente, finendo in rotta di collisione con i genitori teledipendenti, ma è la sfida più appassionante per chi vive la scuola disastrata da Berlinguer e compari. Nessuna retribuzione milionaria vale quanto la luce d'intelligenza che puntualmente si accende negli occhi degli studenti, quando scoprono il mondo sconosciuto nel quale possono avventurarsi.
In fondo ci vuole poco e per fortuna una chiave di lettura ce l'hanno e funziona alla perfezione: la guerra uccide tutto, prima di tutto la libertà e quella d'informazione subisce il primo massacro. Lo sanno, conoscono il libro di Achille De Marco sui feroci soldati tedeschi che tagliavano le mani ai bambini belgi e sanno che poi non se n'è trovato uno con le mani mozzate. Hanno letto i giornali fascisti che raccontavano Biancaneve e i Sette nani, quando le nostre bombe all'iprite facevano strage di faccette nere e bell'abissine a Tripoli e dintorni nel bel suol d'amore.
Così, ripreso il discorso sulla propaganda di guerra e richiamate le riflessioni di Marc Bloch sulle false notizie della guerra, una valanga di finte verità mette in discussione le "prove certe" di cui parla Mentana, fotocopia a colori dello smemorato di Collegno: la fossa di Katin, l'affondamento del Maine, i Belgi d'entrambi i sessi belve as­setate di sangue, l'inesistente aviatore francese che gettò le non meno inesistenti bombe sulla ferrovia nelle vicinanze di Karlsruhe e di Norimberga, che sono tra le cause della dichiarazione di guerra consegnata il 3 agosto 1914 al presidente del Consiglio francese dall'ambasciatore di Germania. Una valanga in cui spicca soprattutto "il caso di scuola": le armi di distruzione di massa con cui Bush figlio e Blair, due noti criminali di guerra, hanno ingannato il pianeta e macellato l'Iraq.
Seminato il dubbio - semina benedetta in un mondo di false certezze! - non fa meraviglia se uno dei più svegli va al cuore del problema: «prof, ma noi non abbiamo ripudiato la guerra? E perché allora stiamo con chi la fa e non ha nemmeno la scusa di un mandato dell'Onu?».
Miracolo della buona scuola, quella vera, e spiegazione chiara delle ragioni per cui la vogliono smantellare. «Chiedilo a Gentiloni e soci, figlio mio, e per favore non mi domandare se delle Istituzioni possiamo fidarci. Dovrei dirti di no, ma preferirei che ci arrivassi da solo: no, non possiamo fidarci. Le rappresentano banditi da strada».
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