Promesse di inclusione
Francesco Di Lorenzo - 01-04-2017
Certamente c'è da gioire per la notizia che in una indagine Ocse la nostra scuola, per una volta, non ne esce con le ossa rotte. La novità, a dire il vero un po' 'strombazzata', è che la scuola italiana risulta essere la prima in classifica per 'inclusività', la capacità cioè di ridurre le distanze sociali nell'apprendimento. In poche parole la nostra scuola è in grado di accogliere bene anche gli alunni svantaggiati (in questo caso principalmente di ordine economico). Di sicuro è una buona notizia, ma come tutte le cose, va chiarita meglio e spiegata per bene.
Oltre i titoli dei giornali che sintetizzano al massimo utilizzando toni fin troppo positivi (e oltre la soddisfazione (?) del ministro Fedeli e dell'ex premier Renzi), menomale che ci sia stato qualcuno che ha anche provato a spiegare. Quindi si è capito che l'Ocse ha semplicemente accostato i dati dei rendimenti scolastici con i dati sociali e del contesto di provenienza degli esaminati. Insomma, ha rilevato l'indicatore di perequazione, vale a dire la capacità di un sistema di istruzione di dare, in termini di preparazione, qualcosa in più ai meno fortunati. In questa speciale classifica noi siamo i primi in Europa. Ma, attenzione. Siamo i primi, per quanto riguarda questo aspetto del sistema scolastico, solo nella scuola primaria. Man mano che ci allontaniamo da lì e andiamo avanti negli anni, le cose cambiano in negativo e ritorniamo in basso nella classifica. In pratica appena ci spostiamo dalla scuola primaria ritorniamo ad essere poco inclusivi. In fondo la lettura più approfondita dovrebbe farci riflettere di più su alcuni dati che emergono e cioè che la nostra scuola primaria ancora tiene riuscendo a mantenere il suo stile. E questo per effetto del suo impianto pedagogico e didattico che, pur se smantellato negli anni, regge gli urti. Mentre man mano che si sale negli ordini scolastici le cose, come è a tutti evidente, peggiorano per arrivare ai risultati che tutti sappiamo con le sperequazioni enormi che sono presenti nel secondo ciclo scolastico, nella formazione tecnica e professionale e nell'Università. Come dire che l'impianto della scuola primaria era talmente solido (a metà degli anni novanta era considerata una delle migliori scuole al mondo) che non sono bastati gli assalti perpetrati da tanti per mandarla a fondo. E su questo ci sarebbe molto da meditare.

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Per ricordare la figura di Tullio De Mauro che avrebbe compiuto 85 anni il 31 marzo, sono previste molte manifestazioni in tutta Italia. Alcune organizzate dal Miur, altre da associazioni varie, da case editrici e fondazioni italiane. Il professore, linguista insigne e per qualche tempo (poco) ministro dell'Istruzione, merita il ricordo della scuola italiana per il suo impegno a favore di questa istituzione. Una istituzione, la scuola italiana, che a lui deve molto. Uno dei principi a cui faceva diretto riferimento era ispirato all'idea dell'inclusione senza se e senza ma: la scuola deve arrivare a tutti, deve contenere tutti, non uno in meno.
Naturalmente per questa sua posizione si è attirato le polemiche di tutti i benpensanti che anelano ancora ad una scuola esclusiva, per pochi, di elite. Alcuni lo confondono e, anche/ancora dopo la sua morte, gli imputano di essere un buonista senza carattere che vuole la promozione di tutti. Lo accusano di essere il fautore di una scuola leggera e facile. Niente di più sbagliato. Lui semplicemente si adoperava concretamente perché tutti avessero la possibilità e fossero messi i condizione di frequentare al meglio la scuola, senza escludere nessuno per nessuna ragione.
Tra le sue tantissime iniziative va ricordata certamente l'ispirazione e la promozione delle Dieci tesi per l'educazione linguistica democratica, che hanno fatto la storia della nostra cultura scolastica e non.
Ma, non meno importante, è da ricordare al pubblicazione di 'Due parole', mensile di facile lettura, curato dall'Università di Roma La Sapienza che aveva testi scritti nell'ambito della cattedra di Filosofia del linguaggio, la sua cattedra.
Il periodico dedicato a tutti quelli che hanno difficoltà con la lingua, alla nascita era dedicato principalmente agli adulti analfabeti di ritorno, e oggi sarebbe utilissimo nei corsi per insegnare l'italiano agli stranieri. Insomma, al di là delle chiacchiere i suoi gesti concreti rimangono scolpiti nel nostro hard-disk mentale, incancellabili.

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