Competenze digitali cercasi
Francesco Di Lorenzo - 17-12-2016
Persa Giannini se ne fa un'altra. Con tutto il rispetto, non si può rimpiangere il nulla, o perlomeno una persona che ha avallato, non si sa se con convinzione, una riforma della scuola che non è una riforma, che è qualcosa d'altro. Ma di questo si è già parlato in abbondanza.
La neoministra Fedeli, invece, per curriculum, risulta essere più strutturata a sinistra della precedente; deve però sempre dimostrare, ammesso che ne abbia il tempo, di mettere in pratica quello che ha detto durante il corso del precedente governo. Prima di tutto di avere come prioritaria la scelta (e la prospettiva), oltre che la volontà, del confronto con gli altri. Con gli insegnanti e con gli studenti principalmente, e di non perdere così il 'benedetto' contatto con la realtà, cosa che è puntualmente avvenuta negli ultimi tempi (non solo per la scuola, ma anche per la scuola). Certo c'è da dire che poco si può fare per raddrizzare una legge (107) nata e cresciuta male. Ma almeno c'è la possibile speranza di non peggiorarla. Vedremo.

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Qualcosa vorrà pur dire se quasi la metà del diplomati nel 2016, precisamente il 47%, se tornasse indietro non farebbe la stessa scelta, cambierebbe cioè scuola e indirizzo. Di certo si evince da ciò che da noi manca 'un'adeguata politica di educazione alla scelta'. L'orientamento che pure si dice venga fatto, così com'è, non va bene, non produce risultati. Il nodo, si pensa, che sia il corso di studi secondari di primo grado, la scuola media per intenderci, che non insegnerebbe a scegliere. Può darsi, sicuramente c'è del vero. Ma siamo sicuri che sia solo questo? E se invece fosse solo una questione di tempi, e che semplicemente la scelta della scuola secondaria superiore avviene troppo presto?
Una delle tante riforme abortite durante gli ultimi anni del novecento, si proponeva proprio di risolvere questo problema. Lo faceva, per esempio, istituendo un
'biennio comune', uguale per tutti alla fine delle medie, in modo da poter sperimentare sul campo le proprie attitudini, avere altri due anni per capirsi meglio, per poter poi scegliere con più convinzione la specializzazione degli ultimi tre anni. Naturalmente una proposta di tale buon senso non passò. Dava troppo fastidio un vero stravolgimento dello 'status quo', ma soprattutto fu bocciata perché le cose semplici ( guai se anche efficaci) non ci piacciono. Non c'è niente da fare!

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Prima o poi una discussione seria sui nativi digitali andrebbe fatta. In effetti, è vero che 'i ragazzi sanno navigare e si muovono con abilità sui social network', ma tutto finisce lì. I dati di una ricerca condotta tra 2600 universitari dal titolo
'Il futuro è oggi: sei pronto?', conferma questa enorme contraddizione. Infatti, è risultato evidente che appena si chiede ai giovani (nativi digitali) qualcosa di più specifico e che va oltre le solite abilità, loro si bloccano. E ciò nonostante siano proprio le conoscenze più approfondite del web che le aziende ricercano per assumere.
La ricerca mette in luce che le ragazze, 3 su 5, affermano di non avere nessuna conoscenza digitale mentre, allo stesso tempo, confermano che mancano proprio di quelle conoscenze che potrebbero dar loro un lavoro. Le contraddizioni solo palesi: le aziende richiedono competenze approfondite del web e i giovani sanno solo come muoversi tra i social network.
Inoltre, alla fine si scopre che i pochi che hanno vere competenze digitali, se le sono costruite con l'impegno personale e da autodidatti. Tra gli universitari 1 su 3 afferma di saper programmare o lo sta imparando, ma solo il 15% lo fa un un'aula universitaria. Per dire che i giovani sì, sono nativi digitali, ma lo sono per età. Per il resto sono lasciati allo sbaraglio. Né la scuola, né l'università offrono loro in modo serio la possibilità di imparare. Non esiste nessun piano strategico, mentre si continua a confondere l'uso veloce delle app e dei social network con le competenze digitali.

Tags: Giannini, Fedeli, orientamento, nativi digitali


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