Chissà chi lo sa!
Francesco di Lorenzo - 04-06-2016
Dite voi se questo è il modo. Per dare credibilità e rilanciare il ruolo, sempre più screditato, degli insegnanti in Italia, il ministro Giannini ha lanciato una specie di concorso. O, per dirla tutta, una versione aggiornata (e loro pensano culturalmente corretta) di un 'talent show', ovvero il premio per il miglior insegnante in assoluto. La professione docente da noi non è solo screditata. È qualcosa in più. Nessuno vuole svolgere questo lavoro: su 100 intervistati, un solo studente di quindici anni ha dichiarato che vorrebbe da adulto fare il mestiere di docente. Anche in Europa, secondo un rapporto Ocse, quella di docente non è che sia una professione particolarmente ambita, ma almeno arriva ad interessare il cinque per cento degli intervistati.
Qui da noi la situazione è oggettivamente catastrofica, stiamo vivendo forse il peggiore momento di sempre per la categoria. Viviamo sballottati tra riforme inutili, norme sbagliate e tagli abbondanti. E per ridare vigore e credibilità alla professione, ecco pronta una pensata geniale. A chi sarà mai venuto in mente di presentare il bando del Premio per il miglior prof? Forse a qualcuno del ministero, forse alla ministra stessa, chissà? Ma poco importa. Presentato a Roma in pompa magna dalla ministra dell'Istruzione, anche noi avremo in Italia la versione del 'Global Teacher Prize', praticamente il Nobel dei professori. Dalle parole di chi nelle passate edizioni ha vinto o è entrato in finale, questo premio dovrebbe, chissà per quale inimmaginabile mistero, riuscire a ridare autorevolezza, smalto e lucentezza ad una professione in decadenza. Dice l'inventore del Premio che con il riconoscimento mondiale si è voluto "creare un movimento che portasse alla luce le migliaia di storie di eroi che hanno trasformato le vite di tanti giovani. Volevamo mettere sotto i riflettori il lavoro incredibile che gli insegnanti fanno in tutto il mondo ogni giorno".
In conclusione, dal prossimo 1 luglio partirà la versione italiana del Premio. Tempo fino al 1 ottobre per candidarsi o essere candidati da altri e presentare la scheda di partecipazione, dando la motivazione sul perché si voglia di gareggiare.
Dopo una prima scrematura si arriverà ad isolare una lista di 50 finalisti, da cui una Giuria Nazionale individuerà 5 ultra finalisti a cui andranno i premi: 50mila euro al primo e 30mila euro agli altri quattro. I premi saranno assegnati alle scuole di appartenenza dei vincitori e serviranno per realizzare attività e progetti coordinati dagli insegnanti premiati.
Il circolo o il cerchio delle 'sfida' si compie e tutti sembrano felici e contenti. Anche perché il vincitore della versione italiana avrà buone possibilità di essere inserito nei primi 50 mondiali. Insomma, tra premi gare e onorificenze, di vecchia e nuova istituzione, tutti sarebbero super contenti e va bene. Solo non si capisce perché l'insegnante italiano, partecipando alla gara, acquisterebbe l'autorevolezza perduta. Ma questo lo sanno solo in alto, al Miur, e non ce lo diranno mai.

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Ci sono in cantiere i referendum proposti dalla Cgil per abolire parti della legge 107. I quesiti su cui si prendono le firme sono quattro: si chiede di abrogare il potere dei dirigenti sulla chiamata diretta, sull'attribuzione unilaterale di quote di salario (sempre da parte dei dirigenti), il bonus alle scuole private e l'obbligatorietà delle ore minime di alternanza scuola-lavoro. Punti cruciali e importanti su cui il ministero non vuole discutere e su cui i sindacati, come sempre, vanno in ordine sparso. Finora i tentativi di raccogliere firme contro la Buonascuola non hanno prodotto nessun risultato valido, tanto per fare chiarezza. Staremo a vedere dove questa volta si prenderanno le energie, e soprattutto se ci sono.

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La presidente della camera Boldrini, parlando a 600 ragazzi intervenuti alla cerimonia del 2 giugno per il 70esimo anniversario delle Repubblica, si è appellata alla scuola affinché insegni 'rispetto di genere e educazione sentimentale'. Partendo dall'ultimo efferato delitto della ragazza strangolata e arsa viva dal suo ex fidanzato, la presidente Boldrini ha detto: "Sarebbe bello se ogni ragazza fosse libera di vivere le proprie scelte senza rischiare la vita, e se non ci fossero più genitori che debbano vivere quello che vivono i genitori di Sara". La scuola continuerà a fare la sua parte in primo luogo informando e facendo discutere i ragazzi. Che è il metodo più collaudato per rivedere le proprie posizioni e aiutare a superare antiche barriere e steccati.
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