Pochi soldi, ma molta fantasia
Francesco di Lorenzo - 30-04-2016
Mentre il Miur e l'Associazione Nazionale Presidi discutono sulla grande questione se dare il bonus (sul merito) anche ai docenti neoimmessi in ruolo o escluderli perché troppo giovani (pivellini per la scuola), altre questioni bollono in pentola. Ad esempio, il progetto, sempre del Miur, denominato 'La Scuola al centro'. Ha spiegato il ministro Giannini che la scuola, in particolari aree a rischio di dispersione, dovrà restare aperta oltre il normale orario di lezione. Vale a dire di pomeriggio e d'estate (chissà se anche di domenica). In pratica sono stati stanziati 10milioni di euro utilizzabili in aree periferiche e in contesti difficili di 4 città: Napoli, Roma, Palermo e Milano. Poi con un ulteriore finanziamento verrà coperto tutto il territorio nazionale. Per ora si parte con 700 scuole che avranno un finanziamento di 15mila euro ciascuna. In seguito si passerà ad altre 5mila istituzioni scolastiche.
Il progetto prevede un'ampia libertà di scelta per le collaborazioni, che permetteranno di lavorare insieme ad associazioni, cooperative, università, enti locali e altre scuole. Ma anche gli ambiti tematici di intervento sono ampi e variegati: si va dall'autoimpreditorialità ai laboratori di musica, allo sport, cinema, teatro, lettura, conoscenza del territorio e incentivazione alla cittadinanza attiva. Insomma, chi più ne ha più ne metta. I soldi, specifica il progetto, serviranno per pagare le attività, i materiali e il personale. Tutto bene. Solo che, chi ha un po' di memoria sa o dovrebbe sapere che questa idea è stata, almeno dagli anni settanta in poi, lanciata e sponsorizzata in vari modi. E riproposta a scadenze periodiche molto regolari. Tutti i progetti erano bellissimi sulla carta, ma difficilissimi da tradurre in pratica. Salvo rarissime eccezioni, le scuole di pomeriggio o d'estate non sono diventate né polo di attrazione contro la dispersione, né centri di diffusione di cultura. Qualcosa quindi non va, forse nella norme, forse nella mentalità che avverte/sente, specie nelle periferie, la scuola come qualcosa di distante, di poco attraente. E pretendere che la si percepisca la mattina in un modo e il pomeriggio in un altro, sembra poco probabile. Ma può sempre darsi che il Miur e il ministro abbiano fatto 'il miracolo'. Nel qual caso saremmo tutti felici.


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Il consorzio Almalaurea che riunisce 73 atenei italiani ha diffuso gli ultimi dati sull'occupazione dei nostri laureati. I dati dicono che la ripresa, anche se c'è, è quasi impercettibile. Fermo restando che continuano ad esistere alti e bassi e differenze sostanziali tra il nord e il sud. Ma andiamo per ordine. Il 67% di chi ha una laurea triennale riesce a trovar lavoro ad un anno dal diploma; mentre ci riesce il 70% di chi ha una laurea magistrale. Che sono risultati di poco migliori del 2014, cioè si spostano nell'ordine che va dallo 0,3 all'1%, e che quindi indicano solo una tendenza da confermare. Tali dati, comunque, restano molto inferiori ai livelli raggiunti prima della crisi, quando risultavano occupati oltre 80% dei nostri laureati.
Ancora qualche novità in positivo riguarda la stabilità lavorativa: ci sono più contratti a tempo indeterminato e un aumento delle attività autonome effettive. Naturalmente ci sono però anche altri aspetti di ordine negativo. Ad esempio la fuga dall'Università: dal 2003 al 2015 si sono perse per strada 70mila matricole. Eurostat ci mette all'ultimo posto per numero di laureati: tra i 30 e i 34 anni i nostri laureati sono il 25,3%, mentre in Europa arrivano al 38,7%. Al sud la situazione è ancora peggiore e, tra l'altro, i laureati del sud al loro primo lavoro guadagnano 200 euro in meno dei colleghi del nord. Difformità, quest'ultima, che non si sa bene a quale causa attribuire. Forse che al sud tutto costa meno? Non sembra. Quanto piuttosto a un'abitudine mentale difficile da estirpare: i soldi non servono per essere felici, basta la salute!


Tags: buona scuola, scuola aperta, scuola al centro, contratti, laureati, occupazione


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