Estero o non estero? Ovvero: tra retorica e realtà
Francesco di Lorenzo - 09-04-2016
È veramente sorprendente come si riesca, con il presidente del Consiglio Renzi, a fare confusione su tutto. Che è un po' la regola principe del 'venditore': confondere le idee al cliente. Ora se n'è uscito col dire che la cosiddetta 'fuga dei cervelli' è frutto di una 'retorica inutile e dannosa'. Vorrebbe dire che si dicono sempre le solite cose senza verificarle, o quantomeno si ripetono concetti per sentito dire. E quindi il suo dovere è stato controbattere.
A veder bene, però, la sua risposta risulta altrettanto retorica. Ha detto: 'in un mondo globale andare all'estero può non essere una fuga ma un'occasione anche per il territorio d'origine'. Concetto che non fa una grinza. Però, anche senza grinze, i dati e i fatti lo smentiscono clamorosamente. Così, mentre annuncia investimenti miliardari sulla ricerca e un piano specifico per il rientro dei cervelli con un fondo di 40 milioni quest'anno e di 100 per il 2017, la realtà risulta ben diversa. Oltre le sue parole, la verità è che noi abbiamo 66mila ricercatori precari dell'Università, un numero enorme, che spesso lavorano gratuitamente.
Allo stesso modo è stato denunciato da una ricercatrice (in una lettera inviata proprio a Renzi) che spesso all'Università ci sono 'bandi finti, baroni che continuano indisturbati a baroneggiare e tagli micidiali di fondi'. Altro che investimenti.
Ma per restare sullo specifico, i dati dicono che negli ultimi anni, tra i tremila dottori in ricerca che hanno conseguito il titolo (dal 2008 al 2010), il 12,9% vive abitualmente all'estero. Secondo l'Associazione Precari della Ricerca, i nostri connazionali che lavorano fuori nazione sono 12mila, e il ritmo di chi se ne va ogni anno dal 2010 è aumentato. E questi dati sono poco smentibili. Insomma, anche se siamo vaccinati e sappiamo bene che sparare 'parole' non costa nulla e che i venditori di fumo non falliscono mai, è sempre estremamente difficile accettarlo.
Ma che il ragionamento del premier sia pura retorica viene da un altro motivo, questo: è vero che in un mondo globalizzato andare all'estero a lavorare è un fatto normale, anzi è un'occasione di crescita. Attenzione però, ciò è vero quando il tutto avviene attraverso uno scambio. Che di fatto non c'è. Qui c'è solo un senso unico. Nessuno dall'estero viene a fare il ricercatore da noi. E questo basta a far cadere tutta l'impalcatura.
Secondo uno studio della Fondazione Migrantes, il flusso degli italiani che risiedono all'Estero negli ultimi dieci anni è aumentato del 49,3%. Tra un po' nessun laureato italiano ci sarà più ad ascoltare le parole del premier. Saranno tutti espatriati. Ma lui, di sicuro, andrà a tormentarli all'estero!

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Certamente il problema della droga nella scuola è all'ordine del giorno. L'episodio che ha scatenato l'attenzione mediatica ormai è noto. Al liceo romano Virgilio i carabinieri, durante un'irruzione nel cortile della scuola, hanno arrestato uno studente maggiorenne che vendeva stupefacenti ad un ragazzino minorenne. Il fronte si è da subito diviso tra chi, come la preside, è a favore dell'intervento delle forze dell'ordine e chi ha visto l'irruzione della Polizia come un'intrusione non tollerabile. Genitori e studenti, contrapposti o uniti, a seconda delle idee, continuano a fronteggiarsi in un dibattito che si autoalimenta da sé, senza che si riesca a trovare nessuna sintesi.
La Preside favorevole al blitz raccoglie la solidarietà di chi la pensa come lei e l'opposizione di chi invece pensa che il problema della droga non si risolve con l'intervento della Polizia. Il muro contro muro continua e non si intravede il 'finale'. E così, tra chi vede in questo episodio ' i sintomi di una grave lacuna educativa', e quindi un problema più generale che investe i giovani e il loro essere, la loro dimensione intima, proponendo operatori (anche insegnanti) che siano punti di riferimento positivi e che soprattutto credano nei giovani 'nonostante tutto'; e chi mette l'accento sulla tesi che a scuola bisogna educare e non punire, argomentando che qualsiasi atteggiamento punitivo, alla fine, non ha determinato nessuna flessione nei consumi, anzi. Infatti, i dati sul consumo di droghe dicono che lo sballo è in crescente aumento. Nuove sostanze vengono immesse sul mercato e provate, cioè assunte. 4 milioni di italiani nell'ultimo anno hanno preso sostanze illecite, vale a dire il 10% della popolazione tra i 15 e i 64 anni.
Si legge che sono moltissimi i portali internet che sotto varie sigle di copertura, commercializzano droghe chimiche che ancora nessuno ha classificato come stupefacenti, ma che secondo il Centro antiveleni di Pavia provocano danni devastanti.
Quindi, per tornare all'inizio, più che cercare una sintesi tra chi è per l'intervento della Polizia e chi no, una sintesi che non ci potrà mai essere, si potrebbe pensare piuttosto ad un accordo: maggiore informazione, perché in fondo il problema è anche e soprattutto nella mancata conoscenza.

Tags: scuola, droga, prevenzione, educare, punire, cervelli in fuga, precariato, ricercatori


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