Basso profilo per tutti!
Francesco di Lorenzo - 19-03-2016
Il basso profilo della nostra scuola comincia dall'alto. Le vicende narrate da un quotidiano nazionale (non certo accusabile di 'fronda') sul nuovo Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione e sulle sue peripezie, ci fanno capire molte cose della nostra scuola e la dice lunga dello stato dell'arte.
Il Consiglio, intanto e per inciso, ha una storia lunga e tormentata. Inizia addirittura nel 1847 con lo Statuto Albertino e con l'istituzione del ministero della Pubblica Istruzione (il tutto ereditato poi dal Regno d'Italia dopo l'Unità). Il consiglio Superiore era di nomina regia e ne facevano parte gli esponenti più alti della cultura nazionale. Lo scopo era quello di far crescere il livello culturale, appunto, e l'Istruzione degli italiani. Gli intenti erano nobili. Non sembri un caso che nel 1861, Cavour, scelga come primo ministro della P.I. Francesco De Sanctis, esponente della linea garibaldina e progressista e figura di spicco del mondo letterario di allora.
Poi, però, le cose sono andate man mano, nel corso degli anni, sempre peggio.
Nel 1974, in epoca riformista, il consiglio diventa Nazionale e non più Superiore. Nel 1999, con il ministro Berlinguer, ridiventa Superiore, ma anche più snello e con l'intento di avere al suo interno varie rappresentatività non solo del mondo della scuola. Lo scopo dichiarato è quello di accogliere e diffondere le idee di esponenti di prestigio del mondo della letteratura, dell'arte e della ricerca. Poi però, nel 2001, con la riforma del titolo V della Costituzione, finisce tutto in alto mare, il ministro smette di fare il ministro e non se ne parla più. O meglio, si continua a prorogare il consiglio eletto nel 1996 e a sostituire quelli che man mano vanno via. Si arriva al 2011 quando il ministro Profumo si rifiuta di prorogarlo e il consiglio decade. Tutto si ferma. Nel 2014 il Consiglio di Stato impone al Ministro di indire le elezioni per il rinnovo. Elezioni che si tengono nell'aprile del 2015. Il 31 dicembre scorso il Ministro nomina i componenti di sua competenza. Bene, allora tutto a posto? Ma neanche per sogno. Spulciando l'elenco dei componenti si scopre che di esponenti della cultura nel nuovo consiglio non c'è neanche l'ombra. L'articolo (del quotidiano nazionale) dice: "sono quasi tutti sindacalisti e funzionari del Ministero stesso, o provengono dalle segreterie politiche e dagli enti locali: sono, in altre parole, tutti addetti ai lavori".
Morale? Se la suonano e se la cantano tra di loro. E, senza essere per forza 'brutti, sporchi e cattivi' è chiaro che tenderanno ad auto tutelarsi.
Insomma, si è rinunciato a guardare oltre il proprio naso, ad avere una visione della scuola aperta e al passo con le tematiche imposte dai nostri tempi. E poi, passi per gli eletti, ma almeno il ministero poteva nominare esponenti di prestigio? Ma non è successo. Probabilmente il ministro si sarà detto: 'già all'epoca di Berlinguer ci fu la commissione dei saggi con personalità come Rita Levi Montacini, Umberto Eco, Carlo Bo, Carlo Bernardini, il cardinal Tonini, i quali delinearono la scuola del terzo millennio. Lavorarono e discussero, anche alacremente, e tutti alla fine si dichiararono soddisfatti. Solo che i risultati degli incontri nessuno li ha presi in considerazione. Quindi, perché chiamare saggi ed esperti se poi si sa che nessuno ne terrà conto?'. Alla fine ha ragione lei.

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Anche nella scuola lo spazio reclama la sua parte di importanza. Era ora! Su queste tematiche, dobbiamo ricordarcelo, arriviamo con fortissimo ritardo. Il nostro modello architettonico di scuola è ampiamente superato. Mentre cerchiamo di rattoppare con ansia scuole vecchie e fatiscenti, non ci accorgiamo che stiamo semplicemente rabberciando un vestito poco funzionale, superato, antiquato, fuori moda. E non stiamo parlando delle scuole con sedi per così dire storiche, che quelle hanno pure un loro valore. Si parla di scuole costruite appena qualche decennio fa. Che a parte il guscio nuovo, il fuori che sembra bello e scintillante, per quanto riguarda gli spazi interni ricalcano tutte lo stesso identico schema: atrio immenso e inutile, lunghi corridoi con delle cellette/classi inabitabili ai lati.
Il nuovo millennio, invece, secondo una ricerca dell' INDIRE, imporrebbe di cambiare le architetture scolastiche in modo radicale. La proposta che fanno è quella che viene indicata come modello 1+4. Uno, per indicare uno spazio più grande per riunioni di tipo assembleare, e poi vari altri spazi per studio individuale, ricerche, attività laboratoriali. O anche semplici spazi informali con cuscini, divani, sedie. Insomma un qualcosa di adeguato a nuovi modelli di comunicazione e quindi anche di istruzione.
Un rimescolamento porterebbe sicuro benessere che va oltre la mera novità. Ma siamo pronti ad accogliere, a dare credito a tali innovazioni? Mentre si tenta di rispondere a questa domanda, si sente il brusio che parla di dirigenti soddisfatti per aver estromesso, sul comitato di valutazione, il confronto con i sindacati. E i dubbi aumentano!

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