Tra eccellenze e fai-da-te
Francesco di Lorenzo - 05-03-2016
È una questione che si gioca tutta sulla convergenza tra la sintesi estrema (con il rischio di banalizzare) e la chiarezza da tutti agognata. Sta di fatto che anche la scuola italiana avrà la possibilità di esprimere le proprie idee in un massimo di diciotto minuti. Cioè, prof e alunni potranno affinare le loro competenze di 'public speaking', in italiano o in inglese, con il metodo TED, inventato in California nel 1984. In pratica, il principio è questo: vengono invitati agli incontri, o 'convention' i protagonisti del pensare e del fare, i quali hanno la possibilità di esporre le loro idee, naturalmente 'idee che meritano di essere diffuse', ma senza tergiversare, in modo sintetico e in un massimo di 18 minuti. Certo ci saranno state delle ragioni valide per scegliere proprio il limite dei diciotto minuti, che sicuramente avranno a che fare con la soglia dell'attenzione. Perché si sa che dopo un certo periodo di tempo l'attenzione cala e rende inutile la continuazione di quella specie comunicazione forzata che sono le conferenze.
Certo è che, invece, grazie al Web, questo tipo di conferenze 'sintetiche' hanno avuto negli anni sempre più successo: le TED sono state visualizzate quasi 2,75 miliardi di volte. Insomma la lezione è che qualche volta, forse non sempre, per essere ascoltati c'è bisogno di sintesi.
Così anche la scuola italiana si adegua e sta al passo con i tempi. Infatti, il ministro Giannini ha firmato un protocollo di intesa che apre le porte a questa lodevole iniziativa. Nel progetto saranno coinvolti i docenti e gli alunni delle nostre scuole secondarie. L'entusiasmo c'è, la prova in ogni caso va tentata. Un'ultima annotazione. Ci sono ragionevoli ipotesi che portano a pensare che dal canto suo la ministra Giannini, per motivare questa intesa, rinuncerà a molti dei minuti concessi: per esprimere le sue idee sulla scuola italiana gliene bastano un paio.

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Dopo la polemica di qualche giorno fa sui ricercatori italiani che devono emigrare per poter fare il proprio lavoro, su Twitter il presidente del Consiglio Renzi ha scritto: "La ricerca è un punto centrale dell'Italia che riparte". Ma non solo. Ha anche annunciato che da qui al 2017 ci saranno a disposizione 2 miliardi di euro per finanziare le nostre ricerche. È vero, è solo un annuncio, ma lo ha fatto in un luogo particolare, durante una visita all'Istituto ricerche biologico molecolare (Irbm) di Pomezia. Un luogo di eccellenza dove praticamente è stato di recente isolato il virus dell'Ebola. Ma anche dove, forse, fino a quando non vedono i fatti, è difficile che si accontentino delle parole. Quindi un luogo alla fine pericoloso per la credibilità futura del premier.
E in tutto questo 'baillame' esce la notizia che all'ospedale Niguarda di Milano, la genetista Alessandra Trojani, con il suo laboratorio di Ematologia, per continuare a lavorare e a studiare i linfomi maligni, deve far ricorso alla raccolta dei tappi. È proprio così, con la raccolta dei tappi di plastica e grazie ad una rete che l'aiuta e la sostiene, riesce a raccogliere i 26mila euro all'anno che le consentono il rinnovo del suo contratto. E menomale che la rete di solidarietà è estesa (ma anche lei va nelle scuole a spiegare che il riciclo serve anche a volte a salvare vite umane). 'Una sera', ha spiegato la dottoressa, 'ero giù perché non avevo più fondi, un paziente guarito ci ha donato 30mila euro', dando un poco di ossigeno alla ricerca e qualche speranza alla dottoressa.
Certo è un caso isolato (siamo sicuri?), certo può essere una dimenticanza, forse è un'anomalia sfuggita al controllo, ma la grande sanità lombarda tanto strombazzata, invece di vantarsi farebbe bene a controllare meglio la sua organizzazione. Ormai troppo spesso finisce sui giornali per motivi non proprio edificanti.
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