Il tempo del privilegio
Francesco di Lorenzo - 27-02-2016
Da noi è così, non c'è altro da dire. Quando ci sono in ballo soldi, i nodi vengono al pettine e si litiga, fosse anche per pochi centesimi. Può darsi che questa sia una tendenza non solo italiana, può essere. Certo che da noi è una costante con il sapore della 'fissità'. Non puoi sbagliare: se ci sono contenziosi, se si sta litigando, sposta la tendina (che li nasconde) e troverai dei soldi da gestire. In questo caso si tratta del famigerato bonus per il merito (con relativo funzionamento del comitato di valutazione) che deve essere distribuito alle varie scuole secondo le norme indicate dalla legge 107 (la 'buonascuola'). Il fatto è questo: i sindacati hanno chiesto che tutta la procedura della distribuzione del fondo per la valorizzazione del merito venga sottoposta alla contrattazione di Istituto, come avviene per altri fondi e per altre questioni. I dirigenti del Miur hanno detto di no. Ciò non è possibile perché con la 'buonascuola' sono i singoli dirigenti scolastici, insieme al comitato di valutazione, che se ne devono far carico. E qui sorge un altro problema. Quando verranno convocati (tra poco) nelle scuole i singoli comitati di valutazione (a parte quelle in cui non ci sono state designazioni dei rappresentanti dei docenti) ci saranno anche gli esperti nominati dagli Uffici regionali. E loro, gli esperti, che posizione assumeranno? Di sicuro saranno con i dirigenti contro i sindacati? Chissà? Staremo a vedere.
Certo è che qualcosa di più semplice per riformare la scuola poteva essere escogitato. Oltre le parole, le mezze misure e gli spostamenti a 360 gradi che non fanno muovere di un millimetro le questioni, con questa 'buonascuola' non si va da nessuna parte. Altro che auspici, qualcuno ingenuamente li ha fatti, di passare dalla Buona alla Bellascuola. Per ora siamo ad una scuola essenzialmente 'Triste'.

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L'attualità di don Milani, se ce ne fosse bisogno, è ancora una volta ribadita da un libro appena uscito. Il titolo è 'L'uomo del futuro' e lo ha scritto Eraldo Affinati, conosciuto scrittore e docente romano. È un reportage sui luoghi dove si insegna attraverso la lezione di don Milani. Luoghi lontani che non conoscono neanche la sua opera, ma che con la loro pratica 'lo fanno rivivere ogni giorno'.
Per Affinati a mettere in pratica le idee di Lorenzo Milani sono 'le suore di Pechino, i preti di strada di Città del Messico, i disertori russi, gli adolescenti arabi, i maestri di villaggio' e poi tutti quelli che ha incontrato nei suoi viaggi in Africa, Stati Uniti, Cina, India. Credere nell'azione in cui siamo impegnati, questo l'assunto principale che sta dietro l'insegnamento del prete scomodo. Che diceva e faceva cose non sempre semplici, come erroneamente si crede. 'Educare significa ferirsi. Opporre resistenza rispetto all'adolescente lanciato verso la realizzazione dei propri desideri. Nella consapevolezza che uno scolaro o un figlio ti conduce sempre in un luogo che tu non prevedi, una zona pericolosa, impervia, difficile da praticare'. Che è un po' il contrario del 'buonismo' di cui fu (ed è) accusato l'ispiratore della 'Lettera a una professoressa'.
La conclusione di Affinati è che oggi i ragazzi di Barbiana sono quelli che vengono dall'Afghanistan, dalla Nigeria, dal mondo slavo. Ma possiamo aggiungerci anche tutti i migranti e i profughi che cercano una possibile sistemazione/integrazione che potrebbe essere utile anche a combattere 'la fragilità degli adolescenti italiani spesso inebriati dai miti del successo e della bellezza'. Insomma, una scossa che oggi come allora, metta in discussione un modello accettato acriticamente. Una scossa che negli anni sessanta da quell'angolo di mondo portò alla luce uno squilibrio infinito e inaccettabile. Proprio come adesso. Quando è il tempo in cui non siamo disposti ad intaccare neanche un po' del nostro privilegio.

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