Esclusione o inclusione?
Francesco di Lorenzo - 13-02-2016
Mentre i decreti attuativi di pezzi della 'Buonascuola' vengono momentaneamente allontanati nel tempo, spostati più in là (saranno presi in considerazione verso la primavera), un pensiero va ai docenti della scuola dell'infanzia. Direttamente Interessati a sapere 'di che fine debbono pur vivere o morire', non sono entrati nella riforma ma non ne stanno neanche fuori. Uno dei punti stabiliti era che il governo avrebbe svelato appena possibile, con un decreto, quale fosse la loro sorte. Ma per il momento niente, nebbia assoluta. Devono attendere ancora pazientemente, stando fermi e zitti.

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Anche l'Università italiana continua a non trovar pace. Le riforme in cantiere, secondo i rappresentanti di varie realtà italiane, che si sono riuniti a Napoli per decidere i prossimi passi sia di opposizione che di mobilitazione, porterebbero l'Università italiana ad un arretramento spaventoso. Per gli oppositori, infatti, il disegno del governo è quello di liquidare l'Università di massa per tornare all'Università per pochi. Di élite. Pochi centri di eccellenza, per lo più privati. E il gioco è fatto.
Intanto, il primo intoppo da superare è la data del 29 febbraio. I docenti devono immettere i dati per consentire all'Anvur (agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario) una propria graduatoria in base alla quale saranno distribuite le risorse per i prossimi anni.
Molti atenei stanno boicottando questa 'schedatura', rifiutandosi di immettere i dati nel sistema. Il 20% dei docenti ha deciso di boicottare l'iniziativa del Miur. Naturalmente con le dovute differenze: a Palermo a non immettere i dati saranno il 60-70% dei docenti, mentre a Bologna sarà il 5% ad adottare questa forma di protesta. Torna così l'eterno dissidio, o lotta intestina, tra nord e sud che non porta a nulla di buono.
Resta il fatto incontrovertibile che tra governi e centrodestra e di centrosinistra dal 2008 ad oggi si sono persi per strada 10mila tra docenti e ricercatori; l'Italia è ultima tra i paesi Ocse per i fondi destinati alla ricerca e all'Università con l'1% del Pil; dove le tasse universitarie sono cresciute negli ultimi sette anni del 51%, il livello di incremento più elevato al mondo. E dove solo il 7% degli studenti riceve la borsa di studio, a fronte del 27% del francesi e e del 30% dei tedeschi.
Il risultato è che gli studenti delle nostre Università sono calati dal 2010 del 20%, e più della metà risiede al al sud.
La conclusione è è che questo è il modo esatto per perpetuare tale scempio. O semplicemente il modo migliore di acuire le differenze.

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Nel frattempo arriva finalmente un riconoscimento alla scuola italiana. A Vienna, i delegati dell'assemblea dell'ONU, hanno affermato che il nostro sistema di inclusione degli alunni con disabilità è il migliore in assoluto. Il migliore in Europa e forse anche nel mondo. In Italia, gli alunni disabili sono tutti inseriti nella classi comuni e non frequentano corsi speciali. Questa la novità ed è una peculiarità tutta nostra.
Abbiamo 234mila alunni disabili iscritti (dieci anni fa erano quasi 70mila in meno) e, pur con tutte le difficoltà del caso, gli alunni con qualsiasi disabilità sono inseriti e frequentano le classi insieme a tutti gli altri. In Spagna, Gran Bretagna e Germania non è così. Una parte degli alunni disabili frequenta le classi speciali: in Germania lo fanno quasi l'80% dei ragazzi con problemi.
Finalmente qualcosa di buono che possiamo proporre e che viene preso come modello da altri paesi. È una soddisfazione? Sì, ma con qualche distinguo. L'inserimento degli alunni disabili è un'eredità degli anni settanta del secolo scorso. Fu la legge 517 del 1977 a stabilirlo, dopo un ampio e vivace dibattito che segnò, alla fine, un avanzamento culturale di non poco conto per la nostra scuola.
Si è tentato, in questi anni, di smantellare quel poco (o molto) di buono che era stato fatto nella cosiddetta stagione del rinnovamento, vale a dire, negli anni compresi negli ultimi tre decenni del novecento. Questa dell'inclusione dei disabili in classi normali è ancora in piedi. Speriamo che a nessuno venga in mente qualche strana idea.

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