Siamo stufi dell'uso sconsiderato e irresponsabile delle parole
Francesco di Lorenzo - 05-12-2015
Mentre al ministero dell'Istruzione sono perennemente impegnanti a magnificare se stessi, come se fosse la cosa più normale del mondo, tutt'intorno fioccano smentite a più non posso. Gli annunci volano e si rincorrono e il vendere fumo, che credevamo fosse caratteristica di un'altra epoca, imperversa e la fa da padrone.
Il ministro Giannini annuncia di aver già pronto un tablet per ogni banco e che la rivoluzione digitale nelle classi delle scuole italiane è dietro l'angolo, mentre i dati ci dicono tutt'altro. Infatti, secondo la rivista 'La tecnica della scuola', le scuole digitali in Italia sono solo lo 0,5% del totale. In pratica 1500 classi su 326mila. Un po' pochine per annunciare sviluppi che dovranno ancora attendere qualche tempo per concretizzarsi. Tanto più che, sempre secondo la rivista, la didattica con i libri cartacei è ancora al 35% e molti insegnanti avrebbero un urgente bisogno di una vera e propria formazione digitale. Insomma, un po' più di concretezza e meno propaganda non farebbero male ad una scuola sempre più confusa, che si dibatte tra annunci altisonanti e realtà del tutto abbandonate, una scuola che si ferma sulle polemiche di natura religiosa e dimentica tutto il resto. Dimentica, per esempio, che alcuni politici, di una meschinità infinita, usano la scuola per biechi scopi elettorali. Qualcuno dirà che è sempre stato così. Vero, ma ora si esagera! E così la confusione aumenta.
Manca così tanto l'autorevolezza nella nostra istituzione scuola, che tutti possono permettersi tutto. Anche che un ex ministro del governo Monti, ora a capo di un partito, 'Italia unica', di centro-centro, che si chiama Corrado Passera, possa dire che questo governo ha perso l'occasione per rimediare, con una significativa innovazione, alle carenze storiche del nostro sistema scolastico. È vero! Sì, ma lui che ha fatto? Sia da alto dirigente di nostre istituzioni, che da ministro? Non dovrebbe contribuire a diminuire la confusione sentendosi anch'egli un po' responsabile dell'attuale situazione?
Ma neanche per sogno! Viviamo nel paese dove nessuno si sente responsabile di niente, e dove chiedere scusa per i disastri provocati è un'azione inimmaginabile.

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Sul bullismo ogni tanto si riprende il dibattito, vengono fuori le diverse posizioni variamente articolate, ma gli episodi di violenza (per lo più psicologica) non smettono di accadere. Qualche anno fa, fu proprio l'attenzione mediatica (se così si può dire) ad alimentare il fenomeno che sembrava non si riuscisse più ad arginare.
Intanto, sia chiaro, il problema non è nascondere un fatto che esiste, ma riportarlo nella giusta dimensione e soprattutto distinguere tra i vari casi, considerando le situazioni e attivandosi per risolverle.
Così, è successo che a Parma, il preside di un istituto comprensivo, abbia scelto di pubblicare sulla pagine Facebook della scuola, stralci di conversazioni tra adolescenti che erano uscite su Whatsapp. Erano messaggi (di un gruppo-classe) violenti e crudeli, offese pesantissime insieme a giudizi negativi su coetanei, buttati lì senza pensare alle conseguenze. Tali sconcezze sono state segnalate da alcuni genitori al dirigente. Che a questo punto ha deciso di dare pubblicità alla cosa, perché, secondo lui, non se ne può più, infatti ha detto: 'Lo faccio perché siamo stufi. Siamo stufi di questo mondo parallelo che ci inquina; siamo stufi dell'uso sconsiderato e irresponsabile delle parole; siamo stufi dell'assenza degli adulti'. In fondo, il dirigente ha spiegato di aver dato pubblicità all'episodio per cercare di allargare il dibattito, far prendere coscienza che dopo tutte le iniziative e gli appelli a considerare i pericoli delle 'parole in libertà', se non c'è una presa di coscienza di tutti, non se ne viene a capo.
Insomma, ha spiegato, se la scuola non cerca di fermare alcune scorrettezze prima che esse possano assumere aspetti drammatici, poi non possiamo lamentarci quando i genitori di ragazzi, vittime di bullismo, chiedono all'istituzione che cosa abbia fatto per evitare simili situazioni. Insomma, non si può intervenire sempre quando ormai è troppo tardi.
E questa volta, trattandosi di scuola media inferiore, l'intervento del dirigente sembra proprio che possa essere considerato di buon senso.

Tags: Buonascuola, Giannini, propaganda, bullismo, Facebook, Whatsapp


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