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L' ISLAM
BOTTA E RISPOSTA
Otto domande (e otto risposte da scoprire!) su temi e tematiche culturali.
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L' ISLAM


Che cos’è l’Islam?
[ risposta ]
L’Islam è la religione fondata da Maometto all’inizio del VII secolo d. C. In arabo Islam significa ‘sottomissione a Dio’ ed è praticata da circa un miliardo e duecentomila fedeli.
È diffusa in maggioranza in tutti paesi del Medio Oriente ad eccezione di Israele, ma anche in Africa centro settentrionale, poi in Turchia e in Iran. Nel continente asiatico, principalmente in Indonesia, Pakistan, India e Bangladesh. Per i musulmani residenti in Europa bisogna distinguere tra quelli che sono emigrati di recente e quelli che ci vivono da secoli, come per esempio i musulmani della Iugoslavia, Albania e Bulgaria. Ci sono poi sei milioni di musulmani che vivono nel continente americano e di cui il 70% vive negli Stati Uniti.
Qual è la differenza tra Islam, musulmani e islamismo?
[ risposta ]
Negli ultimi tempi sempre più spesso l’Islam è stato associato, specialmente in televisione, ad immagini di violenza. Presentato così l’Islam appare una religione i cui fedeli subito ricorrono alla violenza per difendere le loro convinzioni e per imporre la loro volontà.
In realtà i musulmani vantano una tradizione fatta di pacifismo quanto i buddisti e i cristiani. In un’epoca di notizie amplificate e urlate, sono ingigantiti gli atti di minoranze “rumorose”, l’aggressività di pochi, mentre si tende a minimizzare la pacatezza della maggioranza.
In arabo ISLAM è un sostantivo che indica la sottomissione a Dio, così come è stato rivelato dal messaggio e dalla vita del suo profeta Maometto.
La parola MUSULMANO significa colui o colei che si sottomette.
Talvolta l’etichetta “musulmani” sancisce l’appartenenza etnica ma non necessariamente la fede religiosa. Ad esempio, i musulmani di Bosnia, pur non continuando la tradizione religiosa in senso stretto, vennero ufficialmente definiti musulmani dal regime comunista per distinguerli dai serbi (ortodossi) e dai Croati (cattolici).
Il fondamentalismo islamico è la parte ideologizzata di questo mondo ed è definito islamismo. Si tratta di movimenti politici islamici contemporanei che usano, a dispetto di quello che dicono, mezzi moderni sia di comunicazione sia di tecniche organizzative come impiego di armi , missili, bombe per preservare l’Islam dai presunti effetti corruttori della modernità e dell’Occidente. La religione toccò il punto di massimo coinvolgimento nella politica con la rivoluzione iraniana nel 1978/79. L’imam ( “colui che sta avanti” titolo dato a chi ha funzioni di guida dell’intera comunità islamica) Khomeini assunse i massimi poteri sia spirituali che temporali. Guidò l’Iran verso un modello di repubblica islamica basata sulla più rigida applicazione dei principi religiosi alla vita civile.
Quali sono i “cinque pilastri” dell’Islam e qual è il loro significato?
[ risposta ]
I doveri fondamentali dei musulmani sono conosciuti come i “cinque pilastri” dell’Islam e sono:
1. La professione di fede nel monoteismo secondo la formula: “ Non c’è altro dio all’infuori di Dio e Maometto è il suo Profeta”.
2. L’adorazione o anche la preghiera. Consiste in una prostrazione rituale precisa nei movimenti che sono importanti come le parole che si pronunciano. L’adorazione deve essere fatta cinque volte al giorno: all’alba, a mezzogiorno, nel pomeriggio, al tramonto e alla sera. Può essere compiuta in qualsiasi luogo purché chi prega sia rivolto in direzione della Mecca ( città natale del profeta e luogo sacro per eccellenza. A La Mecca, che si trova in Arabia Saudita, sorge la Grande Moschea).
La preghiera collettiva si svolge il venerdì a mezzogiorno. In genere i maschi sono separati dalle donne che pregano in un’area della moschea nascosta alla vista.
3. La carità obbligatoria. È in pratica una tassa che una volta all’anno deve essere pagata da tutti i musulmani adulti ed è fissata al due e mezzo per cento di quanto si possiede oltre un minimo stabilito.
4. Il digiuno nel mese di ramadan. Il digiuno si attua nelle ore diurne del mese sacro del ramadan, il nono mese del calendario lunare. Ci si deve astenere da cibo, fumo, rapporti sessuali dall’alba al tramonto.
5. Il pellegrinaggio alla Mecca. È un obbligo religioso che deve essere adempiuto da ogni musulmano adulto almeno una volta nella vita.
Quale importanza assume il “Corano”?
[ risposta ]
Per i musulmani il Corano è parola di Dio dettata senza intermediazione umana. È qualcosa di più di un testo sacro com’ è inteso in altre tradizioni. Qualcuno ha detto che il Corano è per i musulmani quello che Cristo è per i cristiani.
Un musulmano non dovrebbe maneggiare il libro se non in condizioni di purezza rituale. Il libro è composto da centoquattordici ‘sure’ o capitoli che sono ordinati in ordine decrescente di lunghezza.
Il primo capitolo, quello più importante, è un’invocazione di sette versetti che viene ripetuta nel corso delle cinque preghiere che i musulmani devono recitare ogni giorno.
Nelle ‘sure’ successive il messaggio fondamentale è ampliato, elaborato e ripetuto anche con storie attinte al repertorio giudaico-cristiano, a cui si aggiungono alcuni elementi peculiari arabi. Adamo e Noè, Abramo e Giuseppe, Mosè e Gesù compaiono accanto a saggi e profeti arabi.
Il principio teologico del Corano è il monoteismo assoluto. Allo stesso modo che nel Vecchio Testamento, i profeti vengono mandati da Dio a dire alla gente di non smarrire la retta via adorando falsi dei.
Quale importanza assume il “ Profeta ”?
[ risposta ]
Il profeta è Maometto. I musulmani adorano Dio non Maometto, a differenza dei cristiani che adorano Cristo. La distinzione è fondamentale: non bisogna smarrire il confine tra Dio e umanità, tra creatore e creatura.
Maometto è il portavoce della volontà divina che gli viene comunicata da Gabriele. Egli è sul confine tra la corte del re e i sudditi ed è talvolta interpellato come rappresentante del popolo; altre volte si rivolge al popolo in prima persona trasmettendo direttamente gli ordini e le esortazioni divine.
Che cos’è la SHARI’A?
[ risposta ]
La professione di fede in Dio obbliga i seguaci dell'Islam all'osservanza di una serie di norme etiche e legali. Tali norme regolamentano ogni aspetto della vita della comunità e costituiscono un minuzioso codice giuridico concepito come modello ideale per una società teocratica. Identificando infatti la società civile con la comunità dei fedeli, la teologia islamica innalza il diritto, fiqh ("saggezza"), al rango di scienza religiosa, che deve essere coltivata dai dotti con la massima dedizione per garantire nel futuro la conformità della condotta dei fedeli ai principi della legge, la SHARI’A.
Gli esperti di giurisprudenza, legiferano in relazione a ogni aspetto della vita civile e religiosa: essi elaborano sia le norme del codice penale sia le prescrizioni del diritto di famiglia, ponendo a fondamento delle loro decisioni non solo i dati del Corano ma anche l’orientamento concorde di una o più generazioni di uomini di legge in relazione ad una determinata materia.
Qual è la concezione della donna e della famiglia nell’Islam?
[ risposta ]
Nell'ambito di competenza della shari’a rientrano anche le norme del diritto matrimoniale. Le nozze per l'uomo possono avere anche carattere poligamico: alla libertà di sposare fino a quattro donne si associa l'obbligo di assicurare un identico tenore di vita a ciascuna delle consorti e ai rispettivi figli. Tale obbligo, soprattutto in epoca moderna, fa di questa pratica una possibilità limitata agli uomini più benestanti.
Per quanto concerne l'abbigliamento femminile, l'esortazione rivolta dal Corano alle donne affinché indossino un mantello che copra il loro corpo da capo a piedi non può essere posta a fondamento della prescrizione di nascondere anche il volto, introdotta dai califfi Abbasidi (750-1258) con la consuetudine di confinare le mogli nell'harem, ovvero "luogo interdetto" agli uomini, consentendo loro di comparire in pubblico soltanto con il volto coperto.
Questo orientamento della tradizione antica, le prescrizioni in materia di abbigliamento femminile, sono tuttora più o meno rigide nei diversi paesi islamici, come le altre norme che regolano le attività delle donne in campo sociale e professionale. Allo stesso modo, l'applicazione letterale della shari’a come espressione principale del diritto (taglio della mano destra come pena per il furto o lapidazione per l'adulterio) è prerogativa di paesi, quali l'Arabia Saudita e l'Iran, più inclini a una visione integralista dell'Islam. Altrove, ad esempio in Egitto e in Siria, la pratica islamica convive con un sistema legale parzialmente ispirato a modelli occidentali, mentre la Turchia è dal 1928 uno stato ufficialmente laico, benché non vi manchino movimenti religiosi di indirizzo più o meno integralista.
Che cos’è il GIHAD?
[ risposta ]
Il termine arabo significa: sforzo verso un obiettivo.
Il Gihad è prescritto da Dio ed è considerato un dovere collettivo della comunità islamica. In sintesi se ne danno due letture: una che predica l’azione intransigente fino al sacrificio di sé nella guerra santa contro gli infedeli e l’altra che lo concepisce in senso spirituale e simbolico, intendendolo come lotta interiore contro il vizio e l’ignoranza.
A questo proposito occorre precisare che il termine arabo gihad, nel quale non solo la cultura occidentale, ma anche qualche settore dello stesso integralismo islamico, tende a cogliere la definizione della guerra santa come dottrina essenziale nell'Islam, nel Corano ha un'accezione più ampia: gihad significa infatti "sforzo" e il libro sacro, considera come sforzo l'impegno del fedele a vincere le proprie tentazioni per divenire un buon musulmano. Il Corano presenta la guerra santa contro gli infedeli soltanto come dovere minore da compiersi in circostanze ben precise sulla base di una rigorosa definizione giuridica. Non si deve dimenticare inoltre che, per quanto l'Islam sia penetrato fino in Europa come conseguenza della forza espansionistica dell'impero ottomano dal 1300 alla fine della prima guerra mondiale, il diritto musulmano non ha mai previsto, di fatto, l'imposizione della fede islamica attraverso la guerra, tenendo distinti i successi militari dei popoli arabi dalla diffusione della religione predicata da Maometto.

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