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Uomini e topi
Itaca - 13-12-2002
Il lager di Agrigento e le censure del signor prefetto

di Claudio Fava


E mentre i libri dei licei si accingono a superare gli esami di conformità pretesi da Forza Italia «affinchè la storia contemporanea sia insegnata secondo criteri oggettivi rispettosi della verità storica», il belpaese conosce un'altro piccolo guizzo di barbarie.
Ad Agrigento. Dove esiste uno dei tre centri siciliani di permanenza temporanea per gli extracomunitari (gli altri due stanno a Caltanissetta e a Trapani). Il CTP di Agrigento ha una singolare destinazione d'uso: non serve a ospitare i clandestini che sbarcano a Pantelleria o sulle coste siciliane con le loro carrette. Serve piuttosto a ripulire strade e piazze del belpaese di tutto ciò che non sembra in regola: prostitute, barboni, ex detenuti, rom...Tutti extracomunitari, tutti ad Agrigento, ad aspettare il rimpatrio coatto.

Saranno un'ottantina. In una ex fabbrica dai tetti alti come il cielo, enormi camerate senza acqua calda nè termosifoni, materassi di spugna sintetica esili come ostie ammucchiati a terra, coperte militari mai lavate, il vitto (razioni preconfezionate) passato attraverso la "ruota" come si fa in galera o nei conventi di clausura. Ogni tanto qualcuno tenta d'ammazzarsi ingoiando la pila d'una torcia o il collo spezzato d'una bottiglia di birra. Ogni tanto quacuno dà fuori di matto e se lo devono portare all'infermeria che sta al sicuro, fuori da quel recinto di mura incrostate di sterco secco e orina. Ogni tanto le incursioni dei topi. Ogni tanto piove. E tira freddo. Il prefetto di Agrigento, Nicosa Simone, dice soavemente che quel centro è "inadeguato" ma che gli ordini del governo non si discutono e dunque il lager resta aperto.

Ma la notizia, quella malinconica istantanea del belpaese che vi anticipavamo, è un' altra. C'è un deputato siciliano, Calogero Miccichè, ex rifondazione comunista, che va a visitare il centro. Due volte. La seconda, con una macchina fotografica. Affinchè qualcuno gli creda. "Ho camminato sulla merda" dice, raccontando cosa sono le latrine del Centro. "Ho raccolto le storie di quei disperati, la sporcizia, la promiscuità... Molti mi hanno detto che vogliono tornare in galera". Miccichè ascolta tutti. E scatta foto a quell'umanità dolente, a quel girone d'inferno. Quando lo avvertono, il prefetto dispone che il deputato sia trattenuto al centro. Si fa aspettare per sei ore. Appena arriva, si fa consegnare la macchina fotografica e distrugge il rullino. "Il regolamento lo proibisce" dice. Quale regolamento? "Quello del governo. E poi gli extracomunitari potrebbero non voler foto...". Insomma: non vedrete mai le immagini del centro di permanenza di Agrigento. Quelle foto le ha distrutte il prefetto. Prima che un altro deputato possa mettere piede lì dentro, ripuliranno la merda dai pavimenti, distribuiranno coperte pulite e amen.

Una volta successe anche a me: a un posto di blocco s'avvicinò un tipo, mi aprì la macchina fotografica con la punta della baionetta e mi srotolò in faccia il rullino. Solo che eravamo in Bosnia. E c'era la guerra. Neppure loro volevano le foto.

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