Scuola a picco ma percentuali Faraoniche
Francesco di Lorenzo - 31-10-2015
Gli scioperi contro la 'buonascuola' (da parte di tutti i sindacati ma in ordine sparso) per adesso sono solo annunciati.
A qualcuno è venuto il sospetto che si stia mollando la presa, ma si spera siano malelingue. Certo è che manca un'idea valida per tutti. Fin tanto che si organizza una generica protesta, al limite, tutto va bene. Quando si dovrebbe, o potrebbe, passare ad elaborare una proposta di scuola alternativa alla legge 107, allora cominciano i guai. Infatti, a meno di clamorose smentite, non ci si prova neanche.

Timidamente, perché finora nessun altro ha posto il problema, l'ADI (associazione docenti italiani) ha chiesto che venga salvaguardata la scuola dell'Infanzia Statale. Tale scuola, nei fatti, per ora, non è più nel primo segmento del percorso scolastico italiano. È stata infatti inserita nel sistema integrato 0-6 anni che comprende tutti i servizi educativi per l'infanzia. In breve, la 'buonascuola' ha delegato il governo ad adottare, entro 18 mesi, un decreto legislativo che ci spieghi, finalmente, che fine farà il nostro ex fiore all'occhiello, cioè la scuola dell'infanzia statale italiana.
L'ADI ha promosso una petizione rivolta al presidente della Repubblica, al presidente del Consiglio e al ministro dell'Istruzione, affinché non si perda, e si disperda, un patrimonio culturale e pedagogico di cui l'Italia dovrebbe andare fiera. La nostra scuola dell'infanzia è stata per anni all'avanguardia, definita per unanime consenso la migliore scuola per bambini e tra le prime al mondo. Mentre ora rischia di finire come molte altre esperienze in campo scolastico, nel tritacarne di una riforma che poggia sul nulla.

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Quello che secondo la 'buonascuola' doveva essere il potenziamento dell'offerta formativa, si sta risolvendo, come si prevedeva, in un nulla di fatto. Un quotidiano nazionale ha titolato sull'argomento: 'Serve matematica? C'è il prof di musica'. Che per chi odia la matematica e si intende di musica, non è una tragedia. Ma a saperlo?
Secondo i decreti, usciti la scorsa settimana, in merito ai posti di potenziamento tra le diverse province e comunicati dai vari Uffici Scolastici Regionali, lo scollamento tra domanda e offerta è palese. Ad esempio, nelle scuole medie (tra l'altro il segmento scolastico cruciale e anello debole del nostro sistema di istruzione) sono stati assegnati posti molti posti in più di musica, educazione artistica e ginnastica, perché c'erano da smaltire tali graduatorie. Insomma, bisognava svuotare graduatorie troppo lunghe. Non esiste altra spiegazione plausibile. Un po' come voler dire, si prende da dove c'è. Senza andare per il sottile.
Addirittura, secondo le notizie, sarebbero stati assegnati 165 posti aggiuntivi di stenografia e dattilografia, cioè di una materia che da anni non si insegna più.
Ma come sono stati assegnati i posti? Beh, semplice! Sono stati creati per l'occasione nuovi campi di potenziamento (umanistico, linguistico, scientifico, artistico e musicale, socio-economico e per la legalità, motorio, laboratoriale) e le scuole erano tenute a indicare tutti e sette i campi, scegliendo solo l'ordine di priorità. Che poi, alla fine, non è stato rispettato
Forse che si poteva trovare un metodo meno complicato per sistemare bene e meglio i nostri precari? Chissà!

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È di scena il sottosegretario all'istruzione Faraone. Nel corso della presentazione di un nuovo Programma operativo nazionale, che mette a disposizione della scuola italiana ingenti risorse, visto che il clima era propizio, ha detto che nell'ultimo anno la dispersione scolastica in Italia è scesa dal 28% al 20%. Che è un risultato eccezionale, ma che, a pensarci bene, suscita qualche dubbio.
Come fa giustamente rilevare il sito di Tuttoscuola, c'è qualcosa che non va in tali cifre. Il conteggio va fatto nell'arco di cinque anni, vale a dire che si contano il numero degli studenti iscritti al primo anno delle superiori con gli iscritti al quinto anno. Infatti, l'indagine condotta da Tuttoscuola ha rilevato che del 2009-10 gli iscritti erano 597.915, mentre nel 2013-14 erano diventati 430.832, cioè 167.083 in meno: persi per strada e corrispondenti al 28%, la percentuale dei nostri alunni dispersi.
La domanda che tutti si fanno è: chissà come avrà fatto il sottosegretario Faraone a calcolare la sua percentuale. In attesa di risposta, l'ipotesi in campo è che l'abbia calcolata 'ad capocchiam'.

Tags: buonascuola, sciopero, potenziamento, graduatorie, precari, scuola dellinfanzia, Faraone


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