Con gli occhi dei ragazzi
Anna Pizzuti - 12-12-2002
Ho cercato, nelle classi, i ragazzi che hanno il padre, o un parente o un amico che lavora alla Fiat di Cassino. Non sono numerosi – evidentemente il territorio di Sora non è stato molto interessata, a suo tempo, dal miracolo Fiat – ma qualcuno l’ho trovato. Ci siamo messi intorno ad un tavolo - Sonia, Sabrina C., Adriana, Samuele, Angelo, Sabina P., Valeria ed io - ed ho cominciato a fare domande. All’inizio erano piuttosto impacciati e, come sempre, in difficoltà a cercare dentro di sé i pensieri, prima ancora che le parole, poi più sciolti.

Ho trascritto le loro risposte, senza mediazione, per correttezza di insegnate, ma soprattutto perché, condotta in qualsiasi altro modo, l’esperienza non avrebbe avuto senso.

Come si sono accorti, in fabbrica, che stava accadendo qualcosa?

Sonia: Un giorno mio padre è tornato prima; ha detto che c’erano persone che bloccavano l’ingresso; sono dovuti uscire prima altrimenti sarebbero rimasti dentro.
Sabrina P. (lo zio ha ricevuto la lettera):Entrare ed uscire è difficile, hanno dovuto cambiare gli orari.
Sabrina C: A volte non vanno a lavorare perché sanno che non si entra.
Adriana (il padre ha avuto la lettera): Anche mio padre; vengono avvertiti di non andare.
Samuele: Mio padre ha saputo dalla televisione e dagli avvisi di sciopero in fabbrica.
Adriana: Io so però che rimanevano a casa quando non c’era materiale per lavorare.
Sonia: Papà lavora alla centrale termica e non può scioperare, per contratto; nemmeno i sorveglianti e i pompieri possono scioperare.
Valeria (la zia ha ricevuto la lettera): Mia zia è in cassa integrazione, per la crisi.

Ma a qualche manifestazione hanno partecipato?

Sabrina C. : Il mio vicino ha partecipato; dice che serve per tutelare il posto di lavoro.
Sabrina P.: Mio fratello non partecipa; ha paura di perdere il lavoro.
Angelo: Qualcuno ha trovato la macchina rovinata da chi manifestava
Sonia: Perché loro dicevano “Noi stiamo manifestando per tutti e voi andate a lavorare”.
Angelo: A chi ha la macchina Fiat non succede niente, chi ha la macchina di un’altra marca deve parcheggiare lontano.
Sonia. Le manifestazioni possono servire. Però gli amici di mio padre dicono che bisogna soprattutto comperare le machine della Fiat. E nemmeno gli operai della Fiat se le comperano.
Sabrina P. E se si blocca la Fiat si bloccano tutti gli altri lavori.

State dicendo che la responsabilità della crisi è degli operai che non comperano le macchine?

Sabrina C. In parte sì
Sonia: Ma le macchine delle altre marche sono migliori
Angelo: Hanno il catalizzatore per proteggere l’ambiente. La Fiat ha fatto poco, per questo.
Sonia: Hanno più accessori
Valeria: Le macchine Fiat non piacciono
Sabrina C. Io non ci credo che la Fiat non ha fatto nulla contro l’inquinamento.
Samuel: E’ colpa della progettazione. La stilo costa troppo; la Corolla Toyota è uguale e costa di meno.

Cosa succede a chi riceve la lettera che lo mette in cassa integrazione?

Sabrina C.: Lo stipendio è lo stesso
Angelo: Non è vero, c’è il 20% i meno e poi non si sa se si viene riassunti.
Sabrina P: Mio zio è rimasto sconvolto, sta cercando altri lavori da fare.
Angelo: All’amico mio mancano due anni per andere in pensione. Se lo licenziano perde i contributi per questi anni; la pensione sarà più bassa.
Adriana: Papà sta sempre davanti alla televisione. Non è cambiato nel carattere. A noi cerca di non far capire niente. Le discussioni lui e mamma cercano di non farcele sentire.
Sabrina P: Mio zio si è arrabbiato quando Berlusconi ha detto che possono fare il lavoro nero. Lui lo fa perché è costretto. Ma ha detto che in questo modo il lavoro nero non finirà mai.




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 Mendolicchio Ennio    - 16-12-2002
Le risposte sono per lo più telegrafiche. Non capisco se esprimono distacco o smarrimento. Quello che manca è un coinvolgimento emotivo. Ciao, Ennio. Ti ricordi?...Auguri!!!