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Blog è una parolaccia ?
Splinder - 11-12-2002

Blog è una parola misteriosa in cui mi sono imbattuta nelle mie peregrinazioni nella rete. Curiosa come sono, ho cercato di capire che cosa significasse questo termine inglese, io che di inglese ne mastico pochino, giusto quel po' che mi serve per non perdermi nel web e capire ilsenso di ciò che c'è scritto nelle pagine che mi compaiono sullo schermo.

by Ada Ascari

Quello che ho scoperto ha veramente del sorprendente per me che mi occupo del raccontarsi. Blog è innanzitutto la contrazione di due parole - web e log - e log in inglese significa giornale di bordo, il verbo to log significa registrare fatti nel giornale di bordo.
Un diario, insomma, un diario operativo, ma in definitiva sempre un diario.

Ho cercato ancora e mi si sono spalancate davanti le porte di una comunità che sulla rete mette la propria vita privata, i blogger (chi scrive blog) partendo da se stessi costruiscono un insieme fortemente interattivo che vive di messaggi, link, opinioni, emozioni.
In Italia ancora i blogger sono pochi e fortemente caratterizzati. Appartengono soprattutto ai gruppi giovanili dei web-designer che interagiscono in modo particolare tra loro, ma negli Stati Uniti,soprattutto, avere un blog nel proprio sito web è quasi comune.
Si scrivono annotazioni, appunti, sensazioni fugaci, un fatto accaduto, un incontro e tutto questo viene registrato sul proprio blog automaticamente con un clik corredato di data e ora registrata in calce a futura memoria.

Come può avvenire tutto questo? Semplice, con un programma inventato poco più di un anno fa da una geniale coppia di S. Francisco che aveva bisogno di coniugare due necessità: il bisogno di comunicare, ma soprattutto il bisogno di farlo in tempi rapidi.
La rete è un mezzo incredibile di comunicazione, ma se si devono attenderei tempi cosiddetti "tecnici" di pubblicazione sul web, l'idea è già svanita e la comunicazione rapida è andata a quel paese.

Per tornare a noi, pensiamo al nostro diario; spesso chiuso in un cassetto, quando ci viene l'ispirazione, lo tiriamo fuori e scriviamo di getto quello che ci passa per la mente. Se noi dovessimo pensare a pubblicarlo, ci metteremmo a rivederlo, a correggerlo, a dire: "Ma come ho fatto a scrivere queste cose?...", "Beh le cose sono poi andate diversamente!..." e così via.

Si perderebbe insomma la spontaneità della scrittura automatica che è una delle caratteristiche della scrittura sul diario.
Il programmino di Meg ed Evan, si chaimano così i due geniali ideatori, ci consente proprio di mantenere quella scrittura di getto anche su web, consentendoci di inviare con un solo clik al server dove abbiamo le nostre pagine quello che scriviamo.


Sul sito Blogger.com si possono trovare tutte le istruzioni (in inglese) per creare il proprio blogger. Se decidiamo di crearlo questo può essere privato, per quanto di privato possa esserci nella rete, o pubblico. Possiamo decidere se sul nostro blog ci scriveremo solo noi o se le persone che leggono ciò che scriviamo possono mandare commenti e osservazioni, creando una comunità in cui, come ho detto all'inizio, la vita di ciascuno diventa parte della vita collettiva.



Questo era lo scopo primo dell'idea iniziale del blogger, consentire a un gruppo di lavoro che agisce in luoghi lontani tra loro di comunicare in tempi pressochè reali, mantenendo traccia del filo logico che guida la discussione.

Il progetto è andato molto al di là delle intenzioni iniziali. I weblog, le comunità sono diventate come i gruppi di amici che si ritrovano al bar, in cui tutti si conoscono, con le loro regole e i loro codici di comportamento.

Ma torniamo al blog privato, pagina web ordinata cronologicamente e aggiornata di frequente, come su un diario. Chi lo compila ci mette dentro momenti della propria vita, osservazioni, sfoghi, commenti, fotografie, ora anche brevi filmati, le pagine web diventano come quelle "Smemorande" di una volta, gonfie di oggetti da conservare, dal biglietto del cinema alla cartina delle caramelle offerte dal boy-friend.

E' un fenomento certamente nuovo, ancora poco conosciuto e studiato, il blog-diario su internet potrebbe diventare la nuova frontiera della comunicazione giovanile, con queste sue caratteristiche di spontaneità ed assoluta libertà.

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