breve di cronaca
Sui libri di storia
Repubblica on line - 11-12-2002
Il provvedimento passa alla Camera in commissione Cultura e vincola il governo: "La sinistra ha avuto un ruolo egemonico"
Libri di storia, blitz di Forza Italia
"Il ministero controlli l'oggettività"
Opposizione all'attacco, il segretario Ds Fassino
"Oscurantismo indegno di una democrazia"



ROMA - Il ministero vigilerà sull'insegnamento della storia. Non sul programma didattico, ma sulla faziosità dei testi su cui studieranno gli alunni. La storia, soprattutto quella contemporanea, dovrà essere insegnata "secondo criteri oggettivi rispettosi della verità storica", attraverso "l'utilizzo di testi di assoluto rigore scientifico che tengano conto di tutte le correnti culturali e di pensiero". Questo è quanto prevede una risoluzione di Forza Italia, vincolante per il governo, approvata dalla commissione Cultura della Camera.

La risoluzione, presentata da Fabio Garagnani e firmata da tutti i deputati di Forza Italia in commissione e dai capigruppo dei partiti della Casa delle libertà, è passata dopo un aspro dibattito durato quattro sedute, in cui il presidente della commissione Ferdinando Adornato, anch'egli di Forza Italia, ha inutilmente tentato una mediazione.

La risoluzione impegna il governo ad attivarsi "per far sì che nelle scuole di ogni ordine e grado l'insegnamento della storia, in particolare di quella contemporanea, si svolga secondo criteri oggettivi rispettosi della verità storica e della personalità dei discenti".

Il dibattito ha visto il classico muro contro muro tra il centrodestra, che ha sostenuto la risoluzione, e il centrosinistra, che ha etichettato il documento di indirizzo al governo come un atto illiberale. E non sono mancate parole forti. Guglielmo Rositani di An ha criticato la Democrazia cristiana che "ha avuto la responsabilità storica di aver consentito al Pci di svolgere un ruolo egemonico nella storiografia degli ultimi 50 anni". Il suo collega di partito, Alessio Butti, ha attribuito alle case editrici e agli autori di libri di testo di storia la colpa "di aver alimentato le tensioni, latenti e mai sopite, che in Italia durano da cinquanta anni e che hanno offerto a intere generazioni il pretesto per tremendi scontri".

Adornato ha tentato una mediazione proponendo a Garagnani di ritirare la sua risoluzione e di avviare in commissione una indagine conoscitiva sui libri di testo scolastici. Tuttavia, da un punto di vista procedurale, per varare l'indagine conoscitiva occorreva prima il ritiro della risoluzione. Garagnani non ha accettato e la risoluzione è stata approvata nel primo pomeriggio di oggi, benché nella maggioranza non fossero presenti i deputati dell'Udc. Fatto importante questo. Perché la battaglia sui libri di testo è incominciata due anni fa quando il neoeletto governatore della Regione Lazio Francesco Storace fece votare in consiglio una risoluzione che contestava la faziosità di alcuni manuali di storia. Con lui si schierò il suo omologo lombardo Roberto Formigoni e Silvio Berlusconi non mancò di far notare le "deviazioni marxiste" di certi testi scolastici. Fu Rocco Buttiglione dell'Udc a mostrarsi perplesso sull'iniziativa degli alleati e la battaglia sulla storia venne messa da parte.

Oggi è tornata alla luce ed è destinata a suscitare un terremoto politico. Dice il segretario dei Ds Piero Fassino: "Non si è mai visto, in nessun paese democratico del mondo, che si invochi il controllo politico da parte del governo sulla scelta dei libri di testo che, in qualsiasi società civile, è una responsabilità degli insegnanti". "Credo - ha proseguito - che si debba stigmatizzare e denunciare l'arretratezza culturale e l'oscurantismo di questa risoluzione e chiedo che ci sia un'immediata presa diposizione di chiarimento da parte del ministro dell'Istruzione".

Quali siano i nervi scoperti dell'insegnamento della storia lo dice in modo sommario lo stesso Garagnani in un passaggio del suo intervento: "Di fronte a vere e proprie alterazioni della storia e distorsioni ideologiche, ad esempio in tema di foibe, gulag e ruolo della Chiesa, è giusto sensibilizzare l'opinione pubblica".

(11 dicembre 2002)

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