Sciopero alla giapponese? No grazie!
Gabriele Attilio Turci - 11-12-2002

Illusioni "Gianniniane"…

Ancora una volta, pubblicamente tocca intervenire, per esprimere un disagio che, a Forlì e dintorni, tra la categoria degli insegnanti, non è di pochi intimi, ma diffuso e palpabile, a fronte di proposte di lotta sindacale che riecheggiano vichianamente movimenti già visti nel nostro paese più di 50 anni fa.
La proposta che alcuni docenti di area liberal-cattolica del I° Circolo Didattico di Forlì vanno diffusamente propagandando, sia sui media, che in ambito di assemblee sindacali, riguardo il presunto superamento storico dell'arma dello sciopero, è un segnale grave ed allarmante di quanto la falsa coscienza del potere ha decisamente avviluppato anche soggetti avanzati del ceto medio.
Certamente un utilizzo scarso, sovente inadeguato, poco rapportato a temi significanti, sottostimato in diversi ambiti sindacali, vuoi per calcolo politico, vuoi per supina sottomissione alle centrali sindacali romane, dello sciopero e delle discussioni che intorno ad esso un sindacato deve saper animare e costruire, ha contribuito ad indebolire le coscienze e a far penetrare il virus del presunto rispetto dell'utenza, della singolarità d'altre forme di lotta, e via dicendo.
Questo sciopero alla giapponese che promana da alcune docenti del I° Circolo Didattico di Forlì dovrebbe invece interrogarci tutti su quanto grave sia lo scempio di senso storico che si è operato fra i docenti della scuola italiana.
Certo non si può generalizzare, ma assemblee del personale della scuola, generalmente quasi deserte e proposte così tipicamente reazionarie, vanno a braccetto.
Il sindacato (qualcuno in modo poi particolare) ha le sue precise responsabilità, ma quello che cresce all'orizzonte non è precisamente un bene.
Che si rimanga al lavoro devolvendo il denaro ad un ente benefico, può forse illudere di salvare la coscienza, ma l'operazione che si è innescata è di un tale valore mistificatorio che confonde più che chiarire, indebolisce più che rafforzare, mortifica più che inorgoglire ed infine separa, irrimediabilmente, dal contesto delle altre lotte operanti nel paese.
Lo sarebbe anche nel caso che fosse attivo uno stato giuridico ed una condizione toyotista del rapporto del lavoro, tale cioè che i docenti fossero in qualche modo compartecipi del bene e della gestione economico-funzionale della scuola.
Gli scioperi alla giapponese, lo stesso Paese del Sol Levante insegna, non hanno mai portato grandi frutti e non credo che queste nostre colleghe bramerebbero vivere nella condizione degli insegnanti giapponesi.
Quanto alla situazione presente vien da dire: se non ora quando? Se non ora che l'attacco alla scuola statale è di fondo, quando si dovrà dichiarare sciopero generale della scuola?
Se solo il sindacalismo di base sciopera è chiaro che raggiungere vette del 20-30 per cento è già un successo, ma quando gli altri, quelli che sinora sono stati quasi dei "sindacati gialli", capiranno che la posta in gioco è maledettamente alta?
Si chiuda per sciopero la scuola di stato, si faccia capire all'utenza con gesti totali e durissimi che la misura è colma. Gli insegnanti del sindacalismo di base sono su questa strada ma tanti altri, in queste settimane, li hanno seguiti, altri ancora attendono solo che il sindacalismo, confederale prima di tutto e quello storico della scuola poi, comprendano che l'attacco alla scuola di stato è anche un attacco sferrato a loro e contare i "morti" dopo una sconfitta è sempre la più amara delle consegne

Gabriele Attilio Turci


RSU-COBAS
I° CIRCOLO DIDATTICO di Forlì

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