L'obbedienza (all'Invalsi) è una virtù?
Gianluca Gabrielli - 07-05-2015

Oggi non ho somministrato i test e ho fatto la lezione programmata

Oggi sono andato a scuola e ho fatto la mia normale lezione. Sono entrato nella classe quinta della scuola primaria dove sono titolare e ho svolto le attività di matematica e di scienze che avevo programmato da tempo. Per farlo ho dovuto comunicare alla mia dirigente che non avrei somministrato le prove Invalsi. Ho deciso cioè di fare obiezione di coscienza, di disobbedire a chi mi ordinava di sospendere la mia funzione di maestro e di divenire il burocrate somministratore di quiz per conto di un'istituzione esterna al Ministero.

Ciò non sarebbe avvenuto se il ministero avesse mantenuto le date programmate per lo svolgimento delle prove, perché avrei avuto a disposizione lo strumento costituzionalmente garantito dello sciopero per esprimere il mio dissenso. Invece il recentissimo spostamento del calendario deciso unilateralmente dall'Invalsi mi ha posto di fronte alla scelta tra tradire le mie convinzioni oppure tenervi fede pagando un prezzo. Ho scelto la seconda strada.

Non ho "somministrato" i test perché li ritengo una intromissione dirompente e dannosa nella mia didattica e nella didattica dei docenti italiani; perché ritengo che i quiz Invalsi non abbiano alcun elemento di scientificità sia per la somministrazione censuaria (risibile in termini statistici), sia per i contenuti che intendono misurare che sono o riduttivi o confusi (non possono che fermarsi alla superficie dei processi di apprendimento). Non ho "somministrato" perché le modalità di "somministrazione" che vengono richieste contraddicono i principi di inclusione, di cooperazione, di eguaglianza, di rispetto per i tempi di ogni bambina o bambino, principi che invece stanno alla base della mia attività didattica in classe.
Per affermare queste mie convinzioni ho dovuto disobbedire. Ma credo che l'obbedienza - in alcuni casi - non sia una virtù.

Gianluca Gabrielli, maestro scuola Fortuzzzi, Bologna
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 Silvia Giannella    - 10-05-2015
Vorrei ricordare che l'Invalsi è l'agenzia che ha avuto l'incarico dal Ministero della pubblica istruzione di valutare i livelli di apprendimento dei vari ordini di scuola. Questo al fine di comparare le scuole di tutta l'Italia e, eventualmente, di fornire suggerimenti per migliorare l'apprendimento. In ogni paese del mondo esiste una struttura di questo tipo proprio per evitare che ognuno si faccia la sua scuola e guai a chi prova a controllare! L'obbedienza non c'entra niente! Non riteniamo giusto che l'operato dei medici di un ospedale venga valutato? Oppure deve essere il medico stesso a stabilire le modalità di valutazione?

 Giorgio    - 13-05-2015
Gentile Silvia,
che in ogni paese esista una struttura che ricorra a test standardizzati di questo tipo è falso (si veda a esempio la Finlandia) e in ogni modo l'uso che si fa dei dati è differente da paese a paese. Si può leggere poi come esempio di uso pernicioso dei test lo studio del professor Paola che pur fa parte dei "professori-invalsi" (http://www.matematica.it/paola/progettoalicepisa.pdf), ne cito alcune parti in fondo al commento, per non appesantire troppo il discorso. Che cosa vuole dire «evitare che ognuno si faccia la sua scuola»? Non ci sono più i programmi nazionali? Già... C'è un signore, Micael Barber (http://educationduepuntozero.it/Politiche-scolastiche/Politiche-educative/2013/12/img/angelucci2_all1.pdf), che vuole che: "every child in every country learning the same thing at the same time." Questo 'sir' è a capo della Pearson, si può leggere della Pearson, multinazionale dell'editoria, nel blog molto interessante di quell'incredibile persona che è Diane Ravitch, gliene consiglio lettura attenta, perché mostra molto probabilmente il nostro futuro non molto lontano (http://dianeravitch.net - http://dianeravitch.net/category/pearson). Come forse si può capire, si può guardare oltre il Ministero che dà l'incarico a una agenzia. Lei, gentile Silvia, dice: «Non riteniamo giusto che l'operato dei medici di un ospedale venga valutato? Oppure deve essere il medico stesso a stabilire le modalità di valutazione?». Oh, pensa che un "esponente dell’ufficio studi di Bankitalia" o un economista possa valutare l'operato di un medico e stabilire le modalità di valutazione? Davvero interessante. Può precisare meglio questo suo pensiero? Intanto ringrazio il maestro Gianluca e tutti i maestri del mondo che con il loro coraggio cercano di porre un argine a questo scempio. Grazie!
http://educationduepuntozero.it/Politiche-scolastiche/Politiche-educative/2013/12/img/angelucci2_all1.pdf
http://www.joebower.org/2015/04/from-detesting-to-de-testing.html
Cordialità
G.
«È come misurare il peso di una persona con una riga storta mentre la persona corre» http://www.roars.it/online/il-modello-di-rasch
...
Da: http://www.matematica.it/paola/progettoalicepisa.pdf
«Il problema maggiore è che, nel caso di PISA in particolare, non è chiaro agli insegnanti che cosa voglia dire essere adeguati e fino a quando la risposta non sarà chiara sarebbe bene che i dati PISA non venissero utilizzati per indirizzare interventi sul sistema scolastico.
Si tratta, a mio avviso, di un'osservazione molto acuta e pertinente: in una società democratica, in un sistema di istruzione ed educazione che voglia in qualche modo coinvolgere gli insegnanti, ogni intervento sul sistema scolastico dovrebbe essere discusso e concertato con e fra le varie associazioni e istituzioni competenti.
...
Inoltre i test PISA sembrano generare meno tensioni rispetto alle prove INVALSI, probabilmente a causa del tipo di rilevazione a campione e per il fatto che non vengono forniti i risultati ottenuti dalle singole scuole. Ciò dovrebbe far riflettere sull’opportunità di estendere obbligatoriamente i test INVALSI a tutte le scuole del territorio con il rischio di indurre comportamenti (non controllabili a causa dell’elevato numero di scuole coinvolte) che non solo rischiano di falsare i
risultati, ma che farebbero pesare negativamente i test sull’azione didattica.
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Test PISA
Sono somministrati a un campione e consentono un’autovalutazione serena, anche perché difficilmente possono essere finalizzati alla valutazione della scuola.
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Test INVALSI
Tendono a essere somministrati a tutte le scuole e quindi consentono una valutazione della scuola, creando tensioni e una sorta di rincorsa alla preparazione ai test (si veda a questo proposito la nota dell’Associazione Nazionale Presidi in cui si intravede la possibilità di utilizzare le prove INVALSI per fornire alle scuole un servizio avente come obiettivo la
valutazione dei livelli di competenza degli alunni)
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Tutte le considerazioni che seguono sono motivate dalla preoccupazione che i test possano favorire tendenze e comportamenti negativi per l’efficacia e l’adeguatezza dell’azione di insegnamento – apprendimento.
Le perplessità e i timori che esprimerò non implicano, però, una considerazione del tutto negativa sull’uso di queste forme di
valutazione: sono anzi convinto che, se affiancate da diverse altre forme di valutazione, se non considerate come il responso più affidabile in quanto più oggettivo, se non utilizzate come strumento di classificazione di scuole o alunni, esse possano essere molto utili per insegnanti, studenti e famiglie.
...
si riferisce all’uso che si può fare dei risultati di un test a livello politico, nella scelta degli investimenti e porta a
possibili scenari particolarmente inquietanti. I test, infatti, sono un modo per suggerire se gli investimenti di denaro pubblico sono sprecati o meno. Dovrebbe essere abbastanza intuibile come, alla lunga, questa consapevolezza possa portare a pratiche di addestramento ai test, con la conseguenza di una minor attenzione a una didattica tesa alla formazione
della persona e del cittadino ...
Queste ultime considerazioni prospettano scenari foschi e inquietanti, ma, purtroppo, realistici, se è vero che negli Stati Uniti d’America qualcosa di simile si è già realizzato.
...
Negli USA si è acceso un forte dibattito, con la presa di distanza e l’esplicitazione di forti perplessità da parte di molti
operatori nel settore dell’educazione, che hanno denunciato gli ostacoli che la valutazione dell’apprendimento mediante test standardizzati comporta per studenti e insegnanti, soprattutto in quelle scuole in cui si seguono pratiche di insegnamento – apprendimento volte a favorire la nascita di un pensiero critico
...
Ecco perché sarebbe forse più significativo e utile tarare strumenti statistici di diagnosi del sistema formativo e del livello di competenze degli studenti e metterli poi a disposizione delle singole scuole come risorse per una seria ed efficace autovalutazione.»