Dalla parte degli innocenti
Marino Bocchi - 20-09-2001
Forse e’ ancora a Islamabad, insieme a Kate Rowlands, responsabile per i programmi di Emergency in Afghanistan, o forse e’ riuscito a superare il blocco delle frontiere deciso dal Pakistan, transitando su un impervio passo di montagna. Gino Strada ha lasciato l’Italia da alcuni giorni: “Non abbiamo potuto impedire a Gino e a Kate di "andare a dare man forte" ai 4 membri internazionali dello staff medico e agli oltre 100 dipendenti afgani che lavorano nel nostro ospedale di Anabah – dicono i volontari di Emergency - Quindi sono partiti per Islamabad, in Pakistan (dove sono stati raggiunti da Yussuf, l’infermiere che era nel nostro ospedale di Kabul tuttora chiuso), determinati a raggiungere il nostro ospedale nel nord. La chiusura dei voli delle Nazioni Unite e delle frontiere afgane glielo stanno impedendo, ma siamo sicuri che troveranno una strada alternativa, probabilmente quella delle montagne.
Abbiamo detto che "non abbiamo potuto" impedirlo, ma forse non abbiamo neanche voluto”.
Gino Strada e’ un chirurgo che da anni lavora nella retrovia della guerra: in ospedali di fortuna, in Asia o in Africa, nei Balcani o dovunque l’orrore e l’odore della morte deturpa e squarcia il corpo di povere vittime: vecchi, donne, bambini. I bambini, soprattutto: correva nei campi, inseguendo gli uccelli, si e’ fermato a raccogliere un giocattolo, non aveva mai visto un giocattolo: un corpo centrale lucente e due ali aguzze. Dopo qualche frazione di secondo, quell’uccello metallico gli e’esploso fra le mani. Era una bomba lanciata dal cielo, uno di quei “Pappagalli verdi” nelle cui pagine Gino Strada ha raccolto le sue memorie, alcuni anni fa (editore Feltrinelli, 1999).
Prima di lasciare l’Italia, il 12 settembre, l’agenzia Adn Kronos lo ha intervistato:

“Non vedo una ragione per lasciare soli gli afgani; io credo che sia il momento di andare in Afganistan". Così Gino Strada ha commentato le notizie secondo le quali organizzazioni umanitarie stanno evacuando il proprio personale dall'Afghanistan, aggiungendo che un gruppo di Emergency, compreso lui stesso, partirà quanto prima.
"Parlo degli afgani, delle persone, non della politica degli Stati Uniti o dei taleban: americano o afgano è lo stesso, le vittime di tragedie umanitarie hanno tutte la stessa faccia. Lo sgomento e l'orrore sui volti dei cittadini di New York ieri mentre fuggivano dopo gli attentati, è lo stesso dei volti dei cittadini di Belgrado, di Bagdad o di Kabul". Strada ha poi definito normale la situazione a Kabul dopo i bombardamenti di ieri: "La normalità di Kabul, che praticamente la maggior parte delle notti è teatro di bombardamenti".
Strada ha sottolineato poi che proprio perchè l'Afganistan sembra essere il bersaglio più probabile, vi è il rischio che alla tragedia umanitaria di New York si possa aggiungere quella afgana. "Alle migliaia di vittime civili newyorkesi temo si potrebbero aggiungere altrettante vittime afgane e per questo vogliamo andare e far fronte alle emergenze, anche perchè le vittime afgane non hanno le stesse possibilità di essere curate come le vittime di tragedie umanitarie di altri paesi".

Nella prefazione a “Pappagalli verdi”, Moni Ovadia ha scritto fra l’altro:
“E’ proprio in quelle assenze di carne, di vita, di luce, che l’umanita’ esprime la sua intimita’ piu’ lancinante. In quei luoghi umani violati e negati, i Gino Strada costruiscono l’umanita’ possibile del futuro, l’unica possibile”




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