Demolire gli insegnanti per costruire la buona scuola
Riccardo Ghinelli - 25-04-2015
Una delle tecniche a cui ricorre la pubblicità è quella di mostraci come siano bravi lavoratori di un'azienda. Ci avete fatto caso? Spot che ci mostrano mani sapienti di artigiani, progettisti colti nell'attimo dell'ispirazione, manufatti che crescono fra sorrisi compiaciuti di maestranze orgogliose e di ingegneri soddisfatti.
Unica eccezione, che io sappia, quella grande azienda che va sotto il nome di Ministero dell'Istruzione.
Ultimo esempio il presidente Renzi, preoccupato di mettere in ridicolo una categoria, secondo lui succube dei Sindacati, che sciopera nonostante la riforma preveda assunzione di precari e aumenti stipendiali.
Ma perché questo atteggiamento? Una gestione imprenditoriale diversamente furba oppure così avanzata che noi non la comprendiamo?
In realtà tutto ciò ha una spiegazione economica o, per meglio dire, di bassa bottega.
La categoria degli insegnanti non ha potere contrattuale. Se la scuola chiude per un giorno chi ci rimette sono gli insegnanti stessi che poi devono recuperare programma non svolto e le interrogazioni non fatte. Il danno maggior è per i genitori dei bimbi delle elementari che devono trovare qualcuno a cui affidarli. Ma dalle medie in su è festa per tutti.
Così l'unica spinta per i governi ad adeguare gli stipendi potrebbe venire dall'opinione pubblica e allora si alimenta la diceria che lavorano poco, solo diciotto ore la settimana e hanno pure tre mesi di ferie all'anno. Un Ministro che solo nomini le diciotto ore dovrebbe essere cacciato subito, perché vorrebbe dire che non si è nemmeno letto il contratto di lavoro e non sa quali sono gli obblighi di lavoro dei docenti negli altri paesi d'Europa.
Si è ricorsi pure a trucchi più raffinati, come quello del merito. Si sbandiera all'opinione pubblica l'intenzione di premiare il merito e poi si fa una proposta indecente, inaccettabile, in modo da attribuire ai Sindacati il rifiuto di una valorizzazione della professionalità. Trucco riuscito alla Gelmini, che propose di adeguare lo stipendio solo ai meritevoli, ritentato dal governo Renzi, con il premio di sessanta Euro che, a conti fatti, avrebbe comportato un risparmio e non un maggiore investimento. Trucchi disonesti, che hanno il solo scopo di tenere basso il salario degli insegnanti attribuendo loro un immobilismo che in realtà è della classe politica.
Ora la farsa di una riforma scritta da funzionari che non provengono dal mondo della scuola, sottoposta a una consultazione fasulla e comunque ignorata in sede di disegno di legge, tanto che il mondo della Scuola ora la rifiuta. Non sarebbe successo se quanto emerso dalla consultazione fosse stato ascoltato. O meglio ancora se si fosse fatto tesoro della Legge di iniziativa popolare che non viene presa in considerazione dal Parlamento.
Si cerca invece di farla passare con l'ennesimo trucco, il classico "pacco" in cui, insieme a un qualche chicca, si rifila anche una massa di porcherie. Non si spiega altrimenti l'ostinazione a non voler approvare per decreto la regolarizzazione dei precari (la chicca) e lasciare al dialogo in parlamento il resto della riforma (le porcherie). Si vuol far passare tutto insieme per poter addossa ai docenti la responsabilità di ritardare le assunzioni, gettando ulteriore discredito sulla categoria.
E a rimetterci non saranno solo i docenti.
Immaginate quel simpatico signore dalla faccia paciosa che vediamo negli spot insieme ai sui dipendenti orgogliosi dei tortellini che producono. Immaginatelo invece mentre si lamenta rancoroso degli operai che battono la fiacca e non capiscono le sue direttive sull'importanza di una sfoglia sottile e di un ripieno saporito. Vi fidereste di quei tortellini? E la fabbrica, che fine farebbe?

Tags: scuola, insegnanti, Matteo Renzi


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