Tranquilli, nulla è cambiato
Francesco di Lorenzo - 17-04-2015
Sono più di ottocentomila gli studenti definiti non italiani che frequentano le nostre scuole ( il 51,7% di loro, però, è nato in Italia). I dati sono forniti dal ministero della Pubblica Istruzione con la Fondazione Ismu che si occupa di iniziative e studi sulla multietnicità.
In pratica gli allievi stranieri sono passati dai circa 200mila che erano all'inizio degli anni duemila, ai circa ottocentomila di adesso, vale a dire sono passati dal 2 al 9% del totale. I dati poi ci dicono che negli ultimi quattro anni gli iscritti stranieri sono aumenti di quasi il 20%, mentre gli italiani, per la contrazione delle nascite, sono scesi del 2%. (Come minimo, quindi, gli alunni stranieri tamponano le nostre défaillances). Comunque, le regioni con più alunni stranieri sono nell'ordine la Lombardia, l'Emilia Romagna, il Veneto, il Lazio e il Piemonte.
All'interno di questi dati, però, dovrebbe far riflettere il fatto che tra gli alunni stranieri si registra un numero troppo elevato di ritardi, bocciature e difficoltà nel percorso scolastico. Il divario delle difficoltà tra alunni stranieri e italiani è consistente: nella scuola primaria gli stranieri in difficoltà sono il 14,7% contro l'1,9% degli italiani. Nelle secondarie i numeri del divario sono ancora più eloquenti, gli stranieri in difficoltà sono il 41,5%, contro il 7,4% degli italiani.
Un debole segnale di inversione di tendenza, ma parzialissimo, può essere il dato che gli alunni stranieri non scelgono più come prima scuola da frequentare gli istituti professionali. Infatti, il primato nello scorso anno scolastico, per la prima volta, è passato agli istituti tecnici. Vuol dire qualcosa? E chi lo sa? Con tutta la confusione che Gelmini e compagnia hanno fatto sul tema, avere un'idea chiara sull'argomento è abbastanza difficile.
La ricerca poi ci informa che siamo stabilmente inseriti tra le nazioni europee al di sotto della media Ocse per quanto riguarda le performance di matematica dei nostri quindicenni, come siamo tra quelli che hanno ottenuto meno risultati come modello di integrazione.
Così, mentre la nostra pedagogia istituzionale (del Miur) si riempie la bocca di parole alate come 'inclusione', i dati ci forniscono materia reale per affermare che non siamo neanche transitati per l'integrazione. Per chi se lo fosse dimenticato, le nostre circolari ci informano che siamo tutti impegnati, quotidianamente, nella fase dell'inclusione, saltando furbescamente di informarci che abbiamo fallito con l'integrazione. Ma ci possiamo rifare. Basta non disturbare il conducente (Renzi, che Giannini nemmeno lo sa), ricordandogli che nella Buonascuola di queste cose non si parla. Perché, è bene tenerlo a mente, da queste parti alle parole non seguono i fatti, da noi, le parole sono parti di nulla.

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Della serie, sottosegretari senza memoria. Così Davide Faraone, sottosegretario all'Istruzione con delega all'edilizia scolastica, ad Ostuni, a poche ore dal crollo nell'istituto 'Pessina' del controsoffitto, ha detto che tra pochi giorni si occuperà dell'anagrafe edilizia. Ancora qui siamo? Intanto, per complemento e completamento, in una scuola di Olbia si stacca una plafoniera e finisce su un banco vuoto. Ma dobbiamo essere contenti lo stesso, perché Faraone ci ha assicurato che tra poco sapremo finalmente in quale scuola andiamo di mattina o a lavorare o a portarci i nostri figli. Sì, perché quella dell'anagrafe edilizia è una vecchia storia. Quella rintracciabile più recente, si fa per dire, porta la data del 31 ottobre del 2002. Un terremoto in Molise fa crollare letteralmente una scuola materna costruita male. Muoiono sotto le macerie 27 bambini e una maestra. Il giorno dopo l'allora ministro dell'Istruzione Moratti ordina, all'allora commissario Bertolaso, il censimento di tutte le strutture scolastiche a rischio presenti sul territorio delle penisola. E trova anche mezzo miliardo di euro (una nuova tassa sulle sigarette) per finanziare la messa in sicurezza di quelle più disastrate. Ma in consiglio dei ministri quel mezzo miliardo verrà dirottato alle regioni che devono finanziare i bilanci della sanità in fallimento.
Ecco, questo per ricordare a Faraone, il quale sicuramente sa ma se lo dimentica, che quella dell'anagrafe dell'edilizia scolastica è un vecchia storia che viene tirata fuori ad ogni crollo o catastrofe. E noi qui a sentirla.
La cosa più importante, però è che Luca, il bambino che per il crollo ha subito la rottura del setto nasale, è tornato a casa, e anche se dolorante ha trascorso una nottata tranquilla.

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