breve di cronaca
Scuola privata, polemiche sul bonus
La Repubblica - 08-12-2002
Dovrebbe scapparci un «premio» per chi manda i figli alla scuola privata, e di sicuro passeranno i videogiochi e la proroga a tutto il 2003 degli sgravi fiscali per le ristrutturazione. La Finanziaria che sta uscendo dalla Commissione Bilancio del Senato, se ha scelto di rinviare all´aula la patata bollente del condono (che potrebbe essere oggetto del maxiemendamento del governo), ha deciso di affiancare al blitz sulla Rc auto anche uno in materia scolastica. L´idea contenuta in una iniziativa presentata dal relatore è quella di concedere «un contributo, anche in forma di credito d´imposta» ai nuclei che hanno iscritto i figli ad un istituto privato e pagano per questo una retta. Il tetto fissato per l´operazione è relativamente basso - un totale di 60 milioni per il biennio 2004-2005 da spartire in base a criteri stabiliti attraverso un accordo fra ministero dell´Economia e dell´Istruzione - ma il suo peso politico è rilevante, visto che si tratterebbe del primo incentivo concesso su territorio nazionale (Lombardia, Piemonte e Veneto hanno già introdotto strumenti simili). L´emendamento è destinato dunque a riaccendere la nota polemica fra i sostenitori del sistema pubblico contro quelli del privato.



ROMA -Novanta milioni di euro che permetteranno di detrarre dalla dichiarazione dei redditi le rette pagate alle scuole non statali. L´emendamento approvato nella notte di sabato dalla Commissione Bilancio del Senato non accontenta nessuno. Sul provvedimento, che approderà con la Finanziaria martedì in aula, sparano a zero la Cgil, i Cobas e l´Ulivo. Ma non soddisfa neanche le scuole private che hanno subito un salasso di 200 milioni euro dal decreto tagliaspese di Tremonti. «Non c´è clericarismo di Stato - afferma il sottosegretario all´Economia Giuseppe Vegas - i 90 milioni hanno una ragione puramente tecnica. Per la scuola cattolica si tratta in parte di un reintegro di quanto era stato tolto con il tagliaspese».
Mario Mauro, responsabile scuola di Forza Italia, commenta: «Ben vengano gli sgravi fiscali, sono una scelta coraggiosa, un segno importante nella direzione del riconoscimento della libertà di educazione e di una effettiva parità scolastica. Ma il taglio di 800 milioni previsto dal decreto Tremonti obbliga la scuola a sacrifici (**) sinceramente inammissibili. Non si può accettare che a cadere sotto questa pesante potatura siano funzioni essenziali come la sicurezza e l´igiene, per non parlare delle scuole materne non statali».
Se questa è l´aria che tira nella maggioranza, sul fronte sindacale la bocciatura è senza appello. «È una provocazione. Mi auguro che il Senato non approvi questa norma e che dia invece più soldi alla scuola pubblica - dichiara il segretario nazionale della Cgil scuola Enrico Panini - se non sarà così rilanceremo ulteriormente, dopo il grande sciopero del 18 ottobre, la nostra iniziativa sindacale contro i liquidatori della scuola pubblica». Per Piero Bernocchi, portavoce dei Cobas scuola, «Si tratta di una decisione oscena, mentre si tagliano i fondi per la scuola pubblica, si regalano i soldi alle private e lo si fa di notte, come i ladri. Chiameremo alla mobilitazione tutto il mondo della scuola, insegnanti, non docenti e studenti, perché scenda in piazza un grande movimento che blocchi le sciagurate scelte di questo governo: i tagli al bilancio dell´Istruzione, la devolution, l´assunzione in ruolo di 16 mila insegnanti di religione e la contemporanea cacciata di altrettanti lavoratori socialmente utili che assicuravano l´igiene delle scuole per 800 mila lire al mese».
Ma anche l´opposizione non lesina feroci critiche. «Nella vecchia legislatura - sostiene Tiziano Treu della Margherita - avevamo immaginato delle forme per il sostegno del diritto allo studio. Ma in un periodo come questo, in cui non ci sono i soldi per gli enti locali oppure si tagliano i fondi per la ricerca, stanziare fondi per le scuole private mi sembra una vera provocazione».
Alle proteste si unisce il presidente dei Verdi, Alfonso Pecoraro Scanio: È una scelta davvero incredibile. I Verdi si batteranno affinché questa norma assurda sia bocciata e si restituiscano dignità e fondi adeguati alla scuola pubblica».

MARIO REGGIO

(**) Quali sono gli effetti dei tagli decisi dal ministro Tremonti (decreto 29 novembre 2002, attuativo del decreto legge 194/2002) sul bilancio di questo esercizio 2002? La scuola se ne sta gradualmente, e con crescente preoccupazione, rendendo conto.
Tagli che valgono complessivamente in termini di impegni 805,4 milioni di euro e in termini di pagamenti 1.034,5 milioni di euro (oltre duemila miliardi delle vecchie lire). E non si tratta di riduzione
delle previsioni di finanziamento per il prossimo anno, per cui ci sarebbe modo di prepararsi e assestare le previsioni, ma di interventi sulla gestione del 2002 in chiusura, su risorse gia' assegnate ma non ancora accreditate, cioe' annunciate ma non trasferite alle scuole. In molti casi il ministero aveva gia' accreditato i finanziamenti in base ai vari capitoli del bilancio, ma il decreto Tremonti ha
congelato tutto sulle tesorerie provinciali. Somme che le istituzioni scolastiche per lo piu' avevano gia' impegnato, con acquisti gia' fatturati.
I fornitori dovranno ora attendere il prossimo anno (a meno di azioni legali), e le scuole dovranno fare variazioni di bilancio con qualche problema di pareggio.
I guai peggiori riguardano forse il settore privato: le scuole paritarie, a cui poche settimane fa, dopo una lunga attesa, erano stati assicurati gli stanziamenti dovuti per effetto della legge sulla
parita', si vedono privare di un finanziamento vitale per la loro sopravvivenza.
Un dirigente della Fism, l'associazione delle scuole materne, ha stimato in circa 24 milioni di vecchie lire per sezione il taglio-Tremonti, con effetti pesantissimi sul bilancio e sul pagamento degli stipendi degli insegnanti, a questo punto da gennaio a rischio.
Una situazione critica non attenuata - se non in prospettiva - dall'emendamento in Finanziaria proposto dalla Commissione bilancio per un bonus per le famiglie (anche in forma di credito d'imposta) che iscrivono i figli a scuole paritarie, che produrrebbe effetti per la scuole, Tremonti permettendo, tra un anno e piu'. Una misura figlia di un impegno elettorale della Casa delle liberta', attuata peraltro in
un contesto ben lontano per la scuola da quello prospettato un anno e mezzo fa (tre "i" e via dicendo).


(da Tuttoscuola news)
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 Enrico Letta da "Repubblica"    - 08-12-2002
ROMA - «È un blitz al di fuori di qualsiasi politica organica che riguarda il settore della scuola. Da una parte tagliano fondi alla pubblica e dall´altra ipotizzano il credito d´imposta per le famiglie che mandano i propri figli nelle scuole paritarie. È una scelta davvero incomprensibile».
Enrico Letta, responsabile economico della Margherita, boccia senza mezzi termini l´emendamento alla finanziaria passato ieri notte in Commissione Bilancio del Senato.
Lei condivide il ruolo delle scuole non statali?
«Certo. Infatti nella scorsa legislatura abbiamo approvato una legge organica che si chiama di parità. Un provvedimento che ha ridisegnato il panorama scolastico creando un sistema unico e nazionale dell´istruzione, riconoscendo il ruolo formativo degli istituti non statali».
Però ci sono stati non pochi contrasti all´interno dell´Ulivo.
«C´è stata una vivace dialettica tra chi, come me ed altri, viene da una cultura che spingeva verso la parificazione tra pubblico e privato. Alla fine abbiamo trovato un buon punto d´incontro».
Questa finanziaria ha tagliato con la scure il bilancio dell´Istruzione.
«L´intero sistema scolastico entrerà in affanno. Hanno tagliato i fondi per la formazione, la sicurezza degli edifici, rischiano il posto 16 mila lavoratori socialmente utili che si occupavano delle pulizie. Più di mille miliardi di euro di tagli avranno un effetto devastante. E in questa situazione hanno pensato bene di stanziare 90 milioni di euro per pagare i crediti d´imposta sulle rette alle private. Tutto ciò avrebbe avuto senso se fosse in atto una robusta politica d´investimenti nella scuola. Invece succede l´esatto contrario».
Ma i tagli riguardano anche l´università, la ricerca. Non sembra che Tremonti dia ascolto alle proteste del ministro Moratti.
«In questo anno e mezzo la Moratti più di una volta ha minacciato di dimettersi. Nonostante ciò la finanziaria è lì: taglia tutto quello che riguarda il futuro del Paese. Malgrado le prese di posizione del Presidente della Repubblica tutto è rimasto come prima. Scuola, università e ricerca sono tra i settori più colpiti dai tagli. Ma se non si investe nel futuro non si va molto lontano. I contraccolpi non si vedranno subito ma l´Italia rischia di pagare a caro prezzo nei prossimi anni queste scelte davvero incomprensibili».

da Repubblica

 Cgilscuola Bergamo    - 09-12-2002
COMUNICATO STAMPA


Le Segreterie Regionali CGIL CISL UIL Scuola della Lombardia denunciano
all'opinione pubblica che, mentre continua e si aggrava un'azione di taglio
e di riduzione delle risorse per la scuola statale, con la finanziaria in
discussione in Parlamento, la commissione bilancio del Senato approva, in
tutta fratta, un emendamento, con il quale si assegnano 90 milioni di Euro
alla scuola privata.

Le Segreterie Regionali CGIL CISL UIL Scuola esprimono un netto giudizio
negativo, in continuità con la opposizione unitaria espressa sul
regolamento attuativo del buono scuola in Lombardia ed in continuità con la
mobilitazione unitaria messa in campo lo scorso anno scolastico contro i
tagli agli organici.

Mobilitazione che, peraltro ha trovato unanime sostegno nel Consiglio
regionale della Lombardia, con l'approvazione di uno specifico ordine del
giorno.

Le Segreterie Regionali CGI CISL UIL Scuola, nel proclamare lo stato di
mobilitazione comunicano che metteranno in atto tutte le iniziative che si
renderanno necessarie, tese a contrastare questa decisione e invitano le
forze politiche ed i parlamentari lombardi, per coerenza, a non sostenere in
aula questo emendamento ed a rivendicare, invece, adeguate risorse
finanziarie per la scuola statale.

Le segreterie regionali
CGIL -CISL -UIL scuola Lombardia


 Osvaldo Roman    - 09-12-2002
Novanta milioni di euro che permetteranno di detrarre dalla dichiarazione dei redditi le rette pagate alle scuole non statali. «Non c´è clericarismo di Stato - afferma il sottosegretario all´Economia Giuseppe Vegas - i 90 milioni hanno una ragione puramente tecnica. Per la scuola cattolica si tratta in parte di un reintegro di quanto era stato tolto con il tagliaspese».( ma il maltolto, 1304 milioni di euro per tutta la scuola nel 2002, non deve essere restituito il prossimo anno?, evidentemente no!)
Non c’è clericalismo?
Proviamo a ricordare all’onesto sottosegretario l’inaudita formula, inedita nel nostro paese persino rispetto al Concordato mussoliniano, e finora sconosciuta all’opinione pubblica, che al momento del varo finale è stata inserita da questa allucinante maggioranza nella legge delega Moratti.

All’Articolo 2 , comma 1, lettera e)la scuola dell'infanzia, di durata triennale, concorre all'educazione e allo sviluppo affettivo, psicomotorio, cognitivo, morale, religioso e sociale delle bambine e dei bambini.

Cosa significa sviluppo morale e religioso? Questa formula è una assoluta novità nel panorama repubblicano e costituzionale. I promotori della casa delle libertà quando parlano di religioso non hanno in mente certamente formule pluralistiche e ritengono semplicemente superfluo fare un esplicito riferimento alla religione cattolica che secondo la dialettica “schifanesca” è naturalmente “ maggioritaria!
Pensate all’effetto di questa orrenda formula in una gestione devolutionistico-bossiana!

 Prof. Francesco GRECO    - 10-12-2002
AND - Associazione Nazionale Docenti -


10 dicembre 2002

Comunicato Stampa - Il Governo risparmia sul futuro dell’Italia





La matematica parla chiaro, i numeri non barano. E sono proprio le cifre a dirci che in un momento non facile per tutto il Paese, il Ministero dell’Economia e quello dell’Istruzione tagliano drasticamente le risorse per la scuola pubblica ma le trovano per le private.



Da una parte, attraverso la formula dei crediti d’imposta, vengono erogati finanziamenti per 90 milioni di Euro a chi iscrive i propri figli agli Istituti privati; dall’altra parte il Decreto 29 novembre 2002, attuativo del decreto legge 194/2002, stabilisce tagli alla scuola pubblica che riguardano 805,4 milioni di Euro di impegni e 1.034,5 milioni di Euro di pagamenti. E si tratta di tagli immediatamente operativi, poiché riguardano somme già assegnate ma non ancora trasferite nelle scuole.



La Legge Finanziaria e i decreti a essa correlati stanno delineando di fatto la progressiva dismissione da parte dello Stato dei suoi impegni verso l’istruzione, la ricerca, le Università. Prima ancora che come Associazione professionale dei Docenti, è come cittadini che guardiamo con estrema preoccupazione a una politica di tagli che non solo penalizza la Scuola ma che colpisce il futuro stesso del Paese. Ci chiediamo quando l’Italia avrà un Governo e una classe dirigente in grado di capire una verità tanto ovvia quanto decisiva: ogni euro risparmiato sulla scuola oggi, sarà pagato domani –e con forti interessi- in termini di importazione di tecnologie, spese per il recupero sociale, generale depressione economica, dissolvimento dell’identità culturale del Paese.