breve di cronaca
Voto confessionale
Il Manifesto - 06-12-2002
Via al nuovo status degli insegnanti di religione. Con il connubio Margherita-Polo

Con 231 voti a favore, 105 contrari e 11 astenuti, la Camera ha approvato il disegno di legge Moratti sullo status degli insegnanti di religione. A fianco del centrodestra (con le sole eccezioni di Giorgio La Malfa e del nuovo Psi) ha votato compatta quasi tutta la Margherita.Dalla prossima primavera, quando verrà bandito il primo concorso, i docenti di religione cattolica saranno inseriti in ruolo al pari dei colleghi delle altre materie. La norma pone fine alla particolare situazione di precariato a cui la categoria - che non poteva stipulare contratti di lavoro a tempo indeterminato - era sottoposta, ma crea un «piccolo» inconveniente. L'autorità ecclesiastica infatti, conserva tutte le sue prerogative per quanto riguarda l'idoneità all'insegnamento, necessaria sia per l'accesso ai concorsi, sia per l'assunzione.

Grazie a questo non proprio trascurabile cavillo, accanto agli insegnanti abilitati per concorso o tramite scuola di specializzazione, in futuro nelle graduatorie potranno trovare spazio anche quelli scelti dal vescovo, ma presso di lui caduti in disgrazia. Qualora infatti venga revocata l'idoneità, i docenti non potranno più insegnare religione, ma non per questo perderanno il posto di lavoro e verranno inseriti in altre classi di insegnamento E questo anche in caso di esubero, dal momento che la religione è un insegnamento facoltativo, per quanto negli ultimi dieci anni la percentuale di studenti che seguono le lezioni si sia stabilizzata intorno al 93 per cento.

Ed è questo il punto maggiormente controverso che ha fatto infuriare la sinistra. Mauro Romanelli, responsabile scuola dei Verdi, ha definito «un fatto gravissimo» l'appoggio della Margherita (dove pure si registrano alcuni dissensi, fra cui quello dell'ex ministro Maccanico) «all'approvazione di una legge che è una vera vergogna, uno schiaffo a chi è già insegnante di ruolo e che gatrantisce un posto di lavoro fisso, pubblico a persone selezionate dal Vaticano». Romanelli rincara la dose, ricordando che «i miliardi stanziati per questa indecente marchetta (circa 27 milioni di euro ndr) sono gli unici stanziamenti aggiuntivi che questo governo ha fatto in due anni per istruzione, università e ricerca».

Il punto, insomma, non è tanto l'immissione in ruolo quanto la conservazione dell'opzione confessionale. Nei giorni scorsi il segretario della Cgil scuola Enrico Panini, definendo il provvedimento «sbagliato e inaccettabile» aveva invitato la Chiesa a fare un passo indietro e a rinunciare all'idoneità come requisito unico per l'immissione in ruolo. Un appello destinato a cadere nel vuoto.

Per chi credesse che la questione sia esclusivamente tecnica, bastino le parole dell'onorevole Fabio Garagnani, capogruppo di Forza Italia in Commissione cultura: «In un momento come l'attuale, caratterizzato da un forte sbandamento culturale, il sistema scolastico italiano deve rimanere ancorato ai suoi valori costitutiviche risalgono alla tradizione cristiana. L'insegnamento dellla religione cattolica è indispensabile per un piano di studi che formi realmente lo studente».


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 Mariacarla Canesi    - 13-12-2002
Mi chiedo, a questo punto, che fine faranno tutti i precari della scuola che, come me, aspettano l'immissione in ruolo da anni e che si sono visti chiudere le porte ancora una volta quest'anno con il blocco delle assunzioni.
Non trovo giuste soluzioni di questo tipo che vedono vanificate tutte le tappe raggiunte da insegnanti che come me, hanno superato concorsi, ottenuto abilitazioni e frequentato corsi di aggiornamento spesso con sacrifici non solo di tipo finanziario.
Ancora mi chiedo dove sono i sindacati quando vengono approvati simili decreti? Più passa il tempo e meno mi sento rappresentata e difesa.