L'ora di religione
Francesco Greco - 06-12-2002
ASSOCIAZIONE NAZIONALE DOCENTI
Comunicato Stampa
(5 dicembre 2002)

Chi governa la scuola? La Repubblica o i vescovi?


L’inchiostro con cui si sta scrivendo, in questi giorni, il disegno di legge sugli insegnanti di religione cattolica mina in profondità la natura laica della scuola della Repubblica e rischia di aprire un’ulteriore frattura all’interno del sistema scolastico italiano.

Per i docenti di religione cattolica, che finora ricevono di volta in volta un incarico annuale di insegnamento, con il disegno di legge AC n. 2480, vengono «istituiti due distinti ruoli regionali, articolati per ambiti territoriali corrispondenti alle diocesi, del personale docente» (art. 1, comma 1); l’accesso al ruolo e il mantenimento in esso rimane sempre e sistematicamente sottoposto al placet dell’«ordinario diocesano», (art. 1, comma 3; art. 3, commi 4 e 9); nel caso in cui il gradimento del vescovo venga meno, il docente revocato «può fruire della mobilità professionale nel comparto del personale della scuola» e quindi, se «in possesso dei requisiti prescritti per l’insegnamento richiesto» può passare ad altra disciplina (art. 4, comma 3).

È sin troppo evidente che tale proposta pone una serie assai grave di interrogativi:
- è coerente con la Costituzione una norma che introduce un canale di reclutamento del personale insegnante palesemente difforme da quello vigente per ogni altra disciplina, ordine di studi, tipologia scolastica, impiego pubblico?
- è sensato e accettabile che un pubblico dipendente sia subordinato a un’autorità diversa e difforme rispetto a quella della pubblica amministrazione?
- la fame di posti di lavoro –anche nella scuola- non farà di questa norma uno strumento surrettizio per entrare nei ruoli pubblici attraverso l’IRC, farsi dichiarare «inidonei» dal vescovo e passare poi ad altra disciplina come docente a tempo indeterminato?

In quanto Associazione professionale dei docenti, siamo laici e per la laicità dell’insegnamento ma parliamo anche a nome dei nostri associati cattolici e ci chiediamo se invece di imporre tutto il proprio peso politico sulla struttura sempre più fragile della Repubblica, non sarebbe interesse morale e religioso della Chiesa cattolica fare sulla questione dell’IRC un passo indietro, accettando la rinuncia al controllo diretto dell’ora di religione in cambio dell’istituzione di una disciplina obbligatoria dedicata alla cultura religiosa. Quanto più, infatti, è protetto in Italia l’insegnamento della «religione cattolica», tanto più gli italiani rimangono ignoranti in tema religioso, un argomento certamente essenziale per qualunque essere umano. Tale insegnamento dovrebbe essere impartito, naturalmente, da un docente reclutato con gli stessi strumenti giuridici che valgono per ogni altra disciplina e dovrebbe dipendere solo dalle istituzioni della Repubblica. Sarebbe, questo, un modo per fermare quel processo di progressivo controllo della Chiesa cattolica sulla vita della nostra Nazione che ha impedito di attuare uno dei principi fondamentali della vita pubblica: «libera Chiesa in libero Stato». Per tutte queste ragioni, chiediamo al Parlamento di respingere una proposta che –al di là delle apparenze- non giova né alla scuola né alla Chiesa.

Prof. Francesco GRECO
Presidente dell’Associazione Nazionale Docenti


interventi dello stesso autorediscussione chiusa  condividi pdf

 corrada    - 07-12-2002
Era ora che si cominciasse a parlare anche di questo.
A suo tempo sono intervenuta, ma non c'è stato un seguito.Personalmente ho sempre trovato anomala la presenza dell'insegnante di religione nella scuola pubblica, specie tenendo conto del modo in cui viene arruolato . Non a caso una cosa del genere non esiste in alcun altro Paese...che io sappia. Forse non si sa, ma alle superiori alcuni "docenti di religione" hanno classi di 3/4 alunni, e mentre le altre cattedre, se gli alunni scendono sotto un certo n° spariscono, quelle di religione restano..E' successo in un paese del Veneto, dove il vescovo, consultato, ha fatto notare che un accorpamento non sarebbe stato apprezzato. Ma quando si parla di religione cattolica, subito si crea nervosismo e imbarazzo. Il clima della controriforma non si è ancora dissipato, evidentemente.Ora le scuole private, prevalentemente cattoliche, hanno avuto il bonus per i libri, mentre alle scuole pubbliche si riducono spazi per garantire una didattica diversificata e arricchita.
Ma non è abbastanza, le gerarchie cattoliche prendono, incartano, portano a casa..e rilanciano.
Il fatto è che ne stanno succedendo tante, e tutte insieme, in questo disgraziato paese, e non si sa più dove voltarsi, su che cosa appuntare l'attenzione, su che cosa ingaggiare una battaglia.

 CGILscuola    - 10-12-2002
Le Segreterie Regionali CGIL CISL UIL Scuola della Lombardia denunciano all'opinione pubblica che, mentre continua e si aggrava un'azione di taglio e di riduzione delle risorse per la scuola statale, con la finanziaria in discussione in Parlamento, la commissione bilancio del Senato approva, in tutta fratta, un emendamento, con il quale si assegnano 90 milioni di Euro alla scuola privata.

Le Segreterie Regionali CGIL CISL UIL Scuola esprimono un netto giudizio negativo, in continuità con la opposizione unitaria espressa sul regolamento attuativo del buono scuola in Lombardia ed in continuità con la mobilitazione unitaria messa in campo lo scorso anno scolastico contro i tagli agli organici.

Mobilitazione che, peraltro ha trovato unanime sostegno nel Consiglio regionale della Lombardia, con l'approvazione di uno specifico ordine del giorno.

Le Segreterie Regionali CGI CISL UIL Scuola, nel proclamare lo stato di mobilitazione comunicano che metteranno in atto tutte le iniziative che si renderanno necessarie, tese a contrastare questa decisione e invitano le forze politiche ed i parlamentari lombardi, per coerenza, a non sostenere in aula questo emendamento ed a rivendicare, invece, adeguate risorse finanziarie per la scuola statale.

Le segreterie regionali
CGIL -CISL -UIL scuola Lombardia

Milano, 9 dicembre 2002

 DON FRANCESCO MARTINO, Insegnante di Religione    - 10-12-2002
Credo che si possa sostanzialmente convenire sulla proposta dell'Associazione Nazionale Docenti sull'istituzione di un insegnamento di cultura religiosa obbligatorio per tutti, fondando, a livello di Stato, un programma condivisibile da tutti e attuando un reclutamento nazionale che dia pari opportunità, indicando i titoli e secondo le leggi vigenti. Non condivido l'affermazione che noi "stiamo controllando la Scuola Pubblica" e le semplificazioni di "attacco alla laicità dello stato". Sono d'accordo con la polemica di CGIL CISL e UIL Lombardia contro i 90 milioni di euro alla scuola pubblica: non servono che a favorire pochi. Ma nel contempo voglio richiamare l'attenzione contro l'emarginazione della cultura cattolica nella scuola pubblica italiana, in cui si deve essere "islamici", "pluralisti", "rispettosi di tutti" ma intolleranti contro tutto ciò che è cristiano o cattolico, o meglio a chi è cristiano è consentito essere presente "senza diritto di parola". Sono - e solo - per una scuola pubblica pluralista, ma non discriminatoria, e veramente laica, perchè una scuola confessionale non serve.