Questioni di potere
Francesco Masala - 16-09-2014
Chi è al governo nell'ultimo anno è molto interessato alla gestione e ristrutturazione del potere (come dice Rodotà) , vedi riforma elettorali, del Senato della giustizia e anche gestione e ristrutturazione del potere della (buona) scuola, in fondo, più poteri ai dirigenti scolastici, la costituzione della scuola in fondazione, il resto sono slogan e contorno (cosa dire di diverso dei bambini in sovrappeso?), aggiustamenti, liberazione da lacci e lacciuoli.
Ecco due cose che si possono e devono fare, già da molti anni, ma si dimenticano, poverini, giocano a fare le riforme, bisogna capirli, non possono interessarsi di due cose terra terra, lavoro sporco quotidiano burocratico.
La prima cosa è l'ora alternativa alla religione cattolica (IRC), in tutti i curricoli ci sono un certo numero di ore annuali, peccato che chi non fa IRC fa 33 ore di scuola in meno all'anno, un falso, quindi. Decine di ragazzi che vagano fuori dall'aula durante l'ora di IRC, senza che ci sia l'offerta istituzionale di un'attività formativa alternativa, grida vendetta. Ma si fa finta che vada tutto bene. Ci vuole un minuto per cambiare, da domani in tutte le scuole si svolgerà l'attività di "Diritti umani", di "Storia delle religioni", qualsiasi cosa, nel curricolo e nell'orario delle lezioni, senza se e senza ma.
Non tutti sanno che gli studenti che frequentano IRC possono avere il soccorso "vaticano" quando rischiano di essere bocciati, qualcuno ha mai visto un insegnante di religione che alza la mano per non ammettere uno studente all'anno successivo, o per non dare un punticino in più di credito nell'ammissione agli esami di stato di quinta? Chi non frequenta l'ora di IRC non ha questa possibilità, ce l'avrebbe se frequentasse l'ora alternativa di religione, che esiste, in modo casuale, solo in pochissime scuole. Anche quell'aiutino possibile agli scrutini è marketing.

La seconda cosa è che da moltissimi anni, via CCNL, l'orario di lezione frontale, per i docenti della scuola secondaria, è di massimo 18 ore; negli ultimi CCNL è previsto che un docente, a richiesta, può insegnare fino a sei ore in più, con conseguente maggior retribuzione.
Poi succede che il Miur, nella formazione delle cattedre inventa quelle di 19, 20, 21 e anche 22 ore, nonostante non sia previsto dalle norme.
Il ragionamento è semplice, e lo dicono anche, a volte: solo il 5-10% dei docenti fa ricorso contro questa violazione del CCNL, e ottengono ragione solo ad anno inoltrato, e per responsabilità rinunciano ad andare avanti, per non lasciare le classi a metà anno; altri non fanno ricorso perché sanno che va a finire così. Trucco schifoso, ma ormai nella prassi.
C'è (ci sarebbe) però un punto debole, se ci fosse un giudice a Berlino. Attribuire cattedre con ore oltre le 18, in presenza di docenti sovrannumerari o DOP, che spesso sono chiamati nelle scuole a fare sia ore di lezione che ore di sostituzione dei colleghi assenti, comporta un onere per lo Stato.
Lo spauracchio dell'onere per lo stato, per tutto quello che sono diritti dei lavoratori, ferie o permessi, sparisce appena l'Amministrazione viola il limite massimo delle ore di lezione stabilito dal CCNL.
Nel primo caso, per gli studenti, si viola il principio dell'uguaglianza di trattamento, prevista dalle norme, nel secondo caso, per i docenti, si viola il CCNL, come se niente fosse.
Mi viene adesso in mente che il mugnaio di Potsdam che cercava un giudice a Berlino era tedesco. Ci saranno giudici a Roma che leggono Brecht?

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 Daniela Pia    - 18-09-2014
Lucidissimo come sempre Francesco Masala compie un' analisi inappuntabile delle derive cui siamo assistendo.