'Coding' lungo
Francesco di Lorenzo - 08-09-2014
Il programma di Renzi sulla scuola non è di destra né di sinistra e neanche di centro, non è un programma. Infatti lui stesso lo chiama patto. In pratica non è niente, parole del tutto inutili che non servono ad affrontare veramente i problemi della scuola italiana, tanto che le ha rivendicate in toto l'ex ministro Gelmini, dicendo che sono l'affermazione conclamata delle linee guida del suo ministero. Il che è veramente dire tutto. Se poi 150mila precari, in trepidante attesa, si fanno irretire dalle promesse-parole del primo ministro, c'è solo da capirli, farebbero un patto con chiunque pur di vedere la fine delle loro tribolazioni. Purtroppo le probabilità di essere turlupinati sono parecchie e non campate in aria. Ma in tempi magri e non essendoci alternative, né valide né invalide, si ritorna alla solita speranza che sappiamo non porta a nulla, se non al fatto che la questione ormai non si sa più come gestirla. Intanto per perdere un po' di tempo ci saranno due mesi di ascolto-audizione, saranno cioè ascoltati gli addetti ai lavori per avere idee, proposte, suggerimenti su come procedere nel cambiare la scuola. Per dovere di cronaca bisogna dire che una linea diretta sul web per proposte e suggerimenti su come riformare la scuola era stata aperta già dal ministro Berlinguer verso la fine degli anni novanta, e una serie di audizioni in tutta Italia, sempre per proposte e suggerimenti, erano state fatte dal gruppo di lavoro del ministro Moratti prima di formulare la propria riforma della scuola. Senza parlare dei 'cantieri scuola' nati con lo stesso intento nel breve periodo del ministro Carrozza. Il terreno quindi, come minimo, è un terreno minato: sapendo come sono finite le esperienze precedenti, non c'è molto da sorridere. Anzi.

La dinamica delle reazioni alle parole di Renzi e del governo sulla scuola è la solita: si va dalla cautela del giudizio della Cisl, alle perplessità della Uil e le preoccupazioni della Cgil. Il Movimento Cinque Stelle è critico insieme ai Cobas e al Partito della Rifondazione Comunista. Le associazioni non sono da meno: tra quelle dei dirigenti, dei genitori e degli studenti, alcune sono direttamente contrarie, alcune sono più attendiste e possibiliste. Alcune ancora si sono rese disponibili a collaborare su tutto, pur di dare il proprio contributo, anche su cose difficili da capire o addirittura inesistenti, come per esempio il 'codesign'. Che cos'è? Un refuso? Una parola nuova, una presa per i fondelli?.
Però il 'coding' c'è, questo è sicuro, lo ha detto proprio Renzi, e per cui potrebbe essere nata la confusione. (Che, per il prof Vertecchi poteva essere evitata dicendo semplicemente 'programmazione', che fa meno figo, ma non illude nessuno).
Però anche su 'coding' si poteva ingenerare un certo qui-pro-quo: infatti, su Wikipedia (ormai indispensabile e onnipresente) alla voce corrispondente, cioè 'coding', ci sono elencate varie accezioni, e tra le tante c'è quella a cui (forse) si riferiva Renzi, e cioè 'una fase del processo di programmazione informatica'. Ma appena dopo ce n'è un'altra, vale a dire il/la coding-terapia, 'che è una terapia controversa usata per trattare le dipendenze'. Viene il dubbio: vuoi vedere che 'coding' potrebbe essere usato più efficacemente in questa accezione? Perché qui si tratta davvero di questione di dipendenza, dagli stranierismi e dal niente.
Quello che invece resta come marchio è stato messo bene in evidenza dall'Unione degli Studenti, con le parole del coordinatore nazionale Danilo Lampis, queste: 'La buona scuola per noi è quella gratuita che permette a tutti gli studenti di poter studiare indipendentemente dalle condizioni sociali ed economiche di partenza, invece non è questa l'idea del Premier'.
Insomma, il diritto allo studio è latitante, per questo governo è meglio non parlarne.

Tags: Renzi, Giannini, Gelmini, audizioni, coding, diritto allo studio


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 Per la CUB Scuola Università ricerca    - 10-09-2014
La buona scuola o la turboscuola?

Come è sin troppo noto la scuola è stata oggetto negli ultimi anni di una serie di sperimentazioni che ne hanno aggravato fortemente lo stato di difficoltà o a volte di degrado.
Il governo ci propone ora una mutazione complessiva della scuola basata sullo scambio fra la promessa di consistenti immissioni in ruolo e l'introduzione di quanto da anni viene predicato: rafforzamento del potere dei dirigenti, divisione del personale sulla base del "merito", taglio degli scatti di anzianità ecc.
Nel merito la CUB Scuola Università Ricerca rileva che non vi alcun legame NECESSARIO fra il riconoscimento del diritto ad un posto stabile per i colleghi e le colleghe precarie che da decenni, per ammissione dello stesso Renzi, subiscono un trattamento indecente e il pacchetto di misure che il governo intende attuare.
Al contrario, noi riteniamo possibile e doveroso che le immissioni in ruolo su tutti i posti necessari a garantire l'ordinato funzionamento della scuola siano realizzate immediatamente come prova di un'effettiva disponibilità a cambiare la situazione. E' una misura tecnicamente possibile visto che si fanno di norma immissioni in ruolo ai fini giuridici alle quali segue di un anno quella a fini economici. Sarebbe una misura di giustizia giacché garantirebbe serenità ai colleghi che finalmente vedrebbero riconosciuti i loro diritti.
Per quanto riguarda invece l'organizzazione della scuola, le retribuzioni, i diritti si tratta di un assieme di proposte che sono, per alcuni versi, vaghe , per altri, da rispedirsi seccamente al mittente.
Ci domandiamo, infatti:
- come potrebbe essere garantita la libertà di insegnamento in una scuola dove spetterebbe ai superiori gerarchici premiare e punire gli insegnanti
- come si possano bloccare le retribuzioni, tagliate ormai da molti, troppi, anni e pretendere di legare gli aumenti al "merito", pagati con il taglio degli scatti di anzianità, ponendo i colleghi e le colleghe in competizione fra di loro
- come si possa difendere il carattere pubblico della scuola quando si apre la gestione delle scuole e il loro finanziamento ai privati
Sin da ora la CUB Scuola Università Ricerca, nei primi collegi docenti, nelle assemblee sindacali, nelle molte iniziative che si stanno sviluppando si impegna per lo sviluppo di una grande mobilitazione dei lavoratori della scuola. Il governo ci chiede di esprimerci, non lo deluderemo.