breve di cronaca
In difesa dell'unità nazionale
Il Messaggero - 04-12-2002

Da Siena nuovo monito del Capo dello Stato sul federalismo. Il rettore lancia l’allarme: gli atenei rischiano di chiudere
Devolution, il paletto di Ciampi sulla scuola
«Il coordinamento spetta allo Stato». Il ministro Moratti: cercheremo di salvare l’Università




SIENA - Nuova messa a punto di Carlo Azeglio Ciampi sulla "devolution" in difesa delle prerogative dello Stato centrale. Un nuovo "paletto" destinato a intrecciarsi con le successive roventi polemiche suscitate dalle accuse (poi smentite) di Bossi allo stesso Ciampi.
Se lunedì pomeriggio il capo dello Stato aveva scelto la cornice aulica del municipio per ricordare la necessità di coniugare regionalismo ed unità nazionale, ieri è stato lo scenario rumoroso dell’Università, tra i cori delle matricole e qualche contestazione alla riforma Moratti, a suggerire la nuova riflessione. O, meglio, Ciampi - rispondendo alle nostre domande - ha precisato il proprio pensiero su uno dei punti roventi del progetto di devoluzione presentato dal governo e attualmente all’esame del Senato: quello della scuola.
A chi gli chiedeva se lo Stato centrale deve continuare a svolgere un ruolo di coordinamento nell’istruzione e nella scuola a prescindere dall’eventuale trasferimento di funzioni alle regioni, Ciampi risponde sicuro: «Certo, non c’è dubbio che questo sia un punto centrale della vita dello Stato, che trova poi una sua attuazione e anche una sua diversificazione nelle realtà delle varie aree del Paese».
«Su questo punto - soggiunge il Presidente - credo che ci sia un consenso generale». In realtà, il consenso è ampio, ma non è unanime. Il colpo di freno di Ciampi raccoglie le preoccupazioni di un vasto schieramento che comprende l’Ulivo e larghi settori della maggioranza (ad esempio, i centristi) ma non l’ala leghista, come la successiva bufera suscitata da Bossi conferma.
Infatti, il Carroccio - principale fautore del piano di "devolution" - non la pensa esattamente così. Le poche righe del progetto bossiano si limitano ad enunciare tre settori di «competenze esclusive» delle Regioni (scuola, sanità e pubblica sicurezza); e il capo di gabinetto di Bossi, Speroni, esplicitamente nega che lo Stato possa conservare proprio quel potere di «coordinamento», evocato da Ciampi. Di più, Speroni polemizza con il Quirinale anche per il monito sul «regionalismo federale», sostenendo che se il capo dello Stato avanzasse dubbi sulla "devolution" entrerebbe in contraddizione con se stesso perché «come Presidente della Repubblica ha autorizzato la presentazione alla Camera del disegno di legge su quell’argomento non sollevando obiezioni». Il che non esclude, certo, che lo stesso Ciampi abbia il diritto di far sentire la sua voce in difesa dell’unità nazionale quando lo ritenga opportuno.
Ma qui a Siena sono affiorate anche altre emergenze. All’inaugurazione dell’anno accademico di questa prestigiosa università, il rettore Piero Tosi - che è anche presidente della Conferenza dei rettori - lancia un vero e proprio grido d’allarme: «Ci battiamo per la sopravvivenza degli atenei», ha esclamato di fronte al capo dello Stato e al ministro Moratti. E sotto accusa sono i "tagli" della Finanziaria che falcidiano le risorse per la ricerca, la formazione e mettono in forse la vita stessa delle università. Letizia Moratti raccoglie l’appello e cerca di rassicurare gli astanti: «La riforma andrà avanti, ma servono risorse. C’è l’impegno del governo a ricercare le soluzioni adeguate perché l’Università possa svolgere il suo ruolo fondamentale». Ma nel salone alcuni studenti contestano il ministro rivolgendole le spalle; fuori dell’ateneo i cori sono rumorosi. In verità, bisognerebbe girare le proteste al ministro Tremonti, finora sordo a ogni sollecitazione in materia. All’uscita, Ciampi va incontro ai contestatori che non ce l’hanno certo con lui ed eclama: «State tranquilli, siete voi a darmi fiducia». Poi il Presidente commenta il grido di dolore del rettore: «C’è un consenso amplissimo, direi totale, sull’importanza di sostenere la ricerca, l’università, l’istruzione. E’ una convinta e diffusa sensibilità di tutti gli italiani». «L’Università - ricorda Ciampi - come centro di formazione e di ricerca è il motore dello sviluppo socio-economico del Paese e quindi non deve essere isolata».


PAOLO CACACE

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