Lettera a mio figlio, di Claudia Pepe
Sonia Cartosciello - 31-07-2014
Riceviamo e pubblichiamo, unendoci al dolore della nostra amica Claudia Pepe, la lettera che ha scritto per la morte del suo adorato Tommaso Zuccon Ghiotto, appena ventottenne, insegnante e prodigioso violinista, avvenuta il 26 u.s. Per far arrivare a Claudia e alla sua famiglia sentimenti di dolore e di solidale vicinanza, è nata una pagina FB, dove, chiunque lo vorrà, potrà postare un pensiero, una nota, un ricordo.
La Redazione di Fuoriregistro


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"Stranamente non c'è una parola che definisca il dolore quando perdi un figlio. C'è vedovo, orfano, ma per lo strazio più immane, quello che entra in casa con una violenza inaudita senza che tu ti possa proteggere, non c'è parola una parola che possa descriverlo. Adesso lo capisco, adesso che quella porta si è aperta e ha portato via come fosse una cosa sua, mio figlio Tommaso. Tommaso, per chi l'ha sentito suonare non ha bisogno di capire che figlio, che persona, quale cultura e bontà permeasse tutto il suo essere. Lui e il violino erano la vita, l'amore, la bellezza. Quella bellezza rara che non conosce limiti da oltrepassare, perché quando Tommaso prendeva in mano il suo violino, quello strumento così piccolo, diventava l'armonia più pura, la memoria della felicità, l'imprendibile che diventava improvvisamente realtà. Una realtà che ti avvolgeva e prendeva il sopravvento, la meraviglia, lo stupore. E quando finiva un concerto e staccava l'archetto come solo un essere superiore sa fare, tutti rimanevano in silenzio per ascoltare fino alla fine il suo sogno, la sua poesia, la sua passione che aveva dipinto la sala per quel tempo in cui Tommaso non suonava, ma amava. Esiste però una luce che è la memoria, così bella, intensa, che Tommaso lascia oggi e per sempre a tutti noi che abbiamo avuto la fortuna di conoscerlo e subito dopo amato. La musica, che ci emoziona di fronte all'arte. Il mistero della bellezza, della gioia si scontra con il mistero del dolore, dell'assurdo: forse unendo questi misteri con la "buona novella" (il bello e il bene non muoiono mai...), si può pensare, sperare, di ridare per noi vita a Tommaso. Quando era piccolo doveva fare uno dei primi saggi e aveva paura io gli dissi:"Tommaso, chiudi gli occhi e fammi sognare". Da quel momento lui suonò sempre a occhi chiusi, lasciando far parlare la sua anima. Da quel momento fino a quando la morte non me l'ha strappato dalle braccia, ha continuato a farmi sognare. E' stato il primo violinista italiano ad essere ammesso all' Accademia di Vienna, e quando mi ha telefonato per dirmelo con un candore che apparteneva solo a lui mi ha detto: "Sai mamma, la commissione si è alzata ad applaudirmi e il Presidente è venuto ad abbracciarmi" ma per lui era normale suonare come nessun'altro: erano gli altri a non poterci credere. Il mio piccolo grande ragazzo dai riccioli neri, in una serata fredda è uscito dalla mia casa, ma non dalla vita della sua famiglia e di tutti quelli che lo hanno sfiorato in un alito di vita che trasudava solo gioia. La sua vita la ricorderemo come quella del grande Pantani. Quella dei più bravi a cui la sorte aveva deciso che non potevano andare oltre, perché oltre, nessuno li avrebbe mai raggiunti. Pantani si levava il suo cappellino quando decideva di dominare le sue montagne, Tommaso quando sentiva il legno del pavimento delle sale da concerto. Il mistero della bellezza quando si incontra con quello del dolore non può che partorire la gioia di averlo tenuto in grembo per nove mesi, e aver donato al mondo per 27 anni un angelo che forse qualcuno temeva, ma solo perché sapevano di non essere all'altezza della sua bravura ma soprattutto della sua bontà. Il suo rispetto nei confronti del padre musicista anche lui, l'amore assoluto per me, l'affetto infinito per il fratello e la venerazione per la sua nonna, e l'adorazione della sua fidanzata, faceva di lui un ragazzo diverso. Un ragazzo che l'ultimo mese ha ascoltato ossessivamente quasi come fosse un presagio: "La mamma morta" di Andrea Giordano:
"Fui in quel dolore che a me venne l'amor! Voce piena d'armonia e dice:
"Vivi ancora! Io son la vita! Ne' miei occhi è il tuo cielo! Tu non sei sola! Le lacrime tue io le raccolgo! Io sto sul tuo cammino e ti sorreggo! Sorridi e spera! Io son l'amore! Tutto intorno è sangue e fango? Io son divino! Io son l'oblio! Io sono il Dio che sovra il mondo scendo da l'empireo, da della terra un ciel! Ah! Io son l'amore, io son l'amore, l'amor." E l'angelo si accosta, bacia, e vi bacia la morte! Corpo di moribonda è il corpo mio. Prendilo dunque. Io son già morta cosa!"
Tommaso è morto ma lui è la vita e l'amore. Per sempre e per tutti i suoi amici che si stanno struggendo, lui ora ci ha fatto capire che non deve esistere odio, mani davanti agli occhi, che la strada è difficile ma si può percorrere insieme. Insieme nel suo nome per costruire e non demolire, per fermarsi per strada e chiedere quando trovi qualcuno:"Come va?", salutare tutti, dire una parola buona. Lui stava percorrendo la via più difficile in questa vita,e ce l'aveva quasi fatta. Ma le porte non si sa mai quando si aprono e cosa levano improvvisamente. A noi ha levato una cometa, una stella polare che illuminava ogni cosa che faceva e diceva. Ma bambino mio, dammi solo il tempo di riprendermi e poi nel tuo nome continuerò a lottare insieme alla tua famiglia per i ragazzi, gli studenti, la brutta vita, la disonestà, le bugie. Lo faremo nel tuo nome fino a farlo risplendere dove tu dovevi già essere: nell'Olimpo dei più grandi, nel cuore di tutte le persone. Amore mio, grazie di essere stato mio figlio: non eri tu a chiudere gli occhi e farmi sognare, ma io che li ho aperti solo adesso, così abituata a sentire la bellezza, la grandezza, la verità. Amore mio, non eri per questo mondo, non eri un comune ragazzo. Eri e sarai per sempre il ragazzo che con un violino in mano poteva domare tutto anche il deserto di questa vita. Sarai per sempre vivo come quella farfalla che avevi postato sul tuo Facebook. Una farfalla che se la tocchi soffre, ma volando libera dispensa grazia, fascino, leggiadria. Grazie amore mio, di essere stato nostro, ma il nostro appuntamento sarà sempre la sera quando la notte cala, e tu ti appoggerai a me per farti cantare la tua ninna nanna, facendoti accarezzare il tuo viso, baciare le tue mani e raccontandoci come sempre tutto. Ciao amore, mio. A stasera".

Tags: tommaso, claudia, violino, musica


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