Quando a vincere è il vuoto mentale
Francesco Di Lorenzo - 24-05-2014
Sì, è vero, il sospetto lo avevamo già. Anzi, qualcosa in più di un semplice sospetto, ma c'era anche la speranza. Ora è dichiarato a chiare lettere, con questo governo, per quanto riguarda la scuola, si vivacchia, si continua come prima, più di prima, come sempre.
I proclami di Renzi si sono spenti da soli. In fondo erano proclami e non programmi, verrebbe da dire, e quindi di che cosa ci lamentiamo?
Insomma, più che invertire la rotta, provare a cambiare, proporre un'idea di scuola adeguata alla nostra epoca, il ministro Giannini, per perdere un po' di tempo, ha avuto la splendida idea di suggerire una scuola dell'infanzia di due invece che di tre anni. Visto che la discussione sulle superiori di quattro anni si era impantanata, ha pensato bene di spostare l'attenzione da un'altra parte. Se si deve accorciare di un anno il percorso scolastico, che sia all'inizio o alla fine, poco conta, si sarà detta. Ma un'idea del genere, solo per precisare, era già stata proposta qualche anno fa dal ministro Luigi Berlinguer, e già allora si capì che era di difficile attuazione (seppure, quella volta, l'idea facesse parte di una riforma un poco più organica). Quello che però spaventa in tutto questo, è la totale mancanza di teoria, pedagogia, base o sfondo, chiamiamolo come vogliamo, ma manca un qualcosa di solido su cui poggiare i ragionamenti. Non è possibile misurare in lunghezza la scuola come se fosse un organismo senza anima (qualcuno ha parlato di componibile Ikea). Ancora più scandaloso è fare confronti tra la nostra e le scuole europee solo quando ci fa comodo, lo ha fatto il ministro Giannini adducendo che in altri paesi le scuole dell'infanzia sono anche di due anni. E aggravando così ancora di più, se possibile, la sua debolezza di idee.

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Ci sono situazioni singolari e al limite della decenza, che però vanno segnalate perché in fondo sono emblematiche del nostro modo di pensare. Due episodi che coinvolgono i bambini, o meglio, episodi provocati da adulti che coinvolgono loro malgrado, e in modo negativo, i bambini, sono avvenuti a Pomezia e all'isola del Giglio.
Sull'isola, tristemente nota per le vicende della Concordia, succede che i ragazzi della locale scuola media, si siano incatenati sul molo per protestare contro la decisione dell'Ufficio Scolastico 'di accorpare le tre classi delle medie in un'unica pluriclasse'. Le ragioni della scelta dell'Ufficio Scolastico sono di natura economica, naturalmente, ma contrastano con quelle di natura pedagogica e sociale. Pochi alunni, nelle isole come nei piccoli centri, non può voler dire metterli tutti insieme per fare un numero congruo. Invece, potrebbe voler dire, intanto, ragionare caso per caso, gli Uffici Scolastici Regionali dovrebbero poterlo fare, ma anche sperimentare nuove forme di aggregazione, proporre innovazioni dettate dal bisogno, smuovere la staticità di apparati che non guardano oltre la propria finestra.
A Pomezia succede che la mensa comunale per qualche centesimo in più ti offra anche il dolce. Doppio menù, differenziato, per i bambini che possono permettersi con quaranta centesimi di prendersi anche il dessert. Gli altri, che se lo portino da casa.
Al di là di tutte le speculazioni, le spiegazioni e le polemiche, è veramente singolare un ragionamento del genere. Forse più che singolare, aberrante. Forse più che aberrante, addirittura criminale. Come può venire in mente a qualsiasi persona sana di differenziare un pasto per i bambini della stessa classe, della stessa età? E di farlo, aggiungendo o togliendo qualcosa a qualcuno?
Sconcertante la risposta soddisfatta del primo cittadino: 'lo hanno deciso i genitori'. Che è l'esempio concreto di primo cittadino che ratifica le stupidità dei concittadini, poiché dispone di vuoto mentale.
Il sospetto più grave, però, è che si tratti di qualcosa che abbia a che fare con il concetto di privilegio. Cioè, con l'idea di molti che il privilegio non sia eliminabile. Ma è solo un sospetto?

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